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Valentino Rossi: perché ha perso, come ha perso, contro Lorenzo. E perché Marquez ha corso contro di lui


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rossi-marquezE' stato difficile in questi giorni scrivere del motomondiale, avvelenato da sospetti e combine. Ma anche di non scriverne.A convincermi di aspettare che la polvere si posasse, prima di prendere la scopa per cercare di spazzare via tutto è stato un whatsapp di Alberto Tebaldi, l'Albi braccio destro di Valentino Rossi subito dopo il GP di Valencia."Ho scritto solo a te. Tu sei della vecchia guardia. Tu sei rispettato da tutti, guarda questa cosa da più lontano, come se guardassi dal futuro. Vedrai che per colpa sua (Marquez N.d.R.) avremo un altro sport. E non so nemmeno cosa si possa fare. Peccato, era l'ultimo sport sincero".Non gli ho risposto. Ho avvertito nelle sue parole la sincerità di un amico ferito, e assieme il dolore che la lesione gli procurava. Qualunque cosa gli avessi detto, in quel momento, sarebbe suonata falsa o, peggio, sale sulla piaga. Chiariamolo subito: non mi posso catalogare fra gli amici di Valentino Rossi. Al contrario sono stato, e sono, un buon amico di Max Biaggi, ma fra me e Valentino c'è un patto di vecchia data. Era il 2000, l'anno del suo esordio in 500. Mi chiese di parlare a quattr'occhi, e lo facemmo in uno di quei container dietro ai box di Suzuka usati come ufficio.Rossi mi disse: "lo so che sei amico di Biaggi, da te vorrei solo che non mi sparassi addosso per partito preso". Non ricordo le esatte parole, ma il senso era questo.,Gli risposi che non l'avrei fatto. Che nel passato ero stato capace di mantenere un buon rapporto fra Barry Sheene e Kenny Roberts, che certo non si amavano. E di aver ammirato in modi diversi Eddie Lawson e Freddie Spencer, due ragazzi, e due piloti, che più diversi non si può. Confessai anche, a lui o a qualcuno del suo clan che consideravo il Gran Premio quasi un rito sacro, anche se pagano. Un Gran Premio per me è l'esaltazione, e insieme la sfida, al dio della velocità. Solo rispettandolo si può pensare di uscirne vivi. Per questo giudicavo irrispettose, anche se divertenti, le sue scenette. Mi sembravano un oltraggio per tutti gli amici che, nel tempo, non ho più visto passare sotto la bandiera a scacchi.,Ma tutto sommato questo, mi sono detto, probabilmente è un mio limite. Non devo lasciarmi influenzare dal fatto che, nello sport, io vedo soprattutto l'esaltazione della sofferenza. E nella vittoria il premio per il duro lavoro.Rossi, ho analizzato, non prova sofferenza perché gli riesce tutto facile. Il che non è sicuramente una colpa. Verrà un tempo, ho pensato, che questo non basterà più, che dovrà anche lui pesare le proprie energie. Questo tempo è arrivato e mentre arrivava Rossi ha imparato, nel ring che sono i circuiti, a dosare sempre più la sua forza. Non era tutto così facile e immediato come contro Biaggi e Gibernau. Più brutto è stato il momento del fisco, dove mi sono trovato se non a difenderlo quantomeno a comprenderlo. E per questo mamma Stefania mi ringraziò. Poche parole, ma di valore che mi hanno ravvicinato a Valentino più di qualsiasi altra cosa.lorenzo-rossiCon Stoner è stato più difficile che con l'agenzia delle tasse, poi è giunto sulla scena Lorenzo. E con entrambi Vale è dovuto essere insieme cattivo e intelligente. Ha capito quando offendere, nel senso di colpire, e quando restare nei suoi spazi. Ha difeso, intelligentemente, il suo territorio mentre gli stessi suoi avversari, con l'età dalla loro, capivano sempre più del suo modo di combattere. Casey è stato tutta energia distruttiva, arrivando rapidamente all'esaurimento. Jorge ha incassato, le gomme, il muro, le sportellate a Motegi, portando alla perfezione una tattica di estraniamento, fuori e dentro la pista. La via della fuga. Si è appoggiato alle corde finché Valentino si è stancato di colpirlo senza danno apparente. Ed è stato allora che Rossi, per la prima volta, è stato costretto a volgere lo sguardo altrove. E l'unica sua via di fuga è stata la Ducati. E' lì che Valentino ha definitivamente imparato ad incassare. Fino alla grande fuga ed al ritorno in Yamaha.EUn anno per recuperare, uno per reimparare a colpire. E contemporaneamente sulla scena è apparso Marquez.Un neo-Valentino irriverente come lo era stato il pesarese all'esordio. Una copia altrettanto veloce capace di imitarlo nel modo di correre e nei sorpassi - a Jerez contro Lorenzo, a Laguna contro lo stesso Rossi - ma così astuto da non provare a scimmiottarne altri lati. Così niente scenette, per lui, nonostante il sorriso perennemente dipinto sulle labbra.Quando li abbiamo visti scherzare assieme, prendersi in giro, esaltare l'uno le gesta dell'altro abbiamo pensato che per entrambi fosse la scelta giusta. Un passaggio di consegne inevitabile fra il vecchio ed il nuovo capobranco. In un angolo della nostra mente però si affacciava la domanda: quando mai, in natura, le cose funzionano così? Peraltro in una storia - quella di Valentino - fatta di rivali trasformati tutti in nemici giurati: Max, Sete, Casey, Jorge.rossi-marquez2Sarebbe stato Marc l'eccezione che conferma la regola? Sarebbe riuscito Rossi ad accettare lo stato naturale delle cose, il passaggio di testimone, il naturale evolvere del suo talento in qualcosa di più complesso di quell'istinto di sopraffazione che distingue tutti i campioni? La risposta l'abbiamo avuta ad Assen, nel Gran Premio d'Olanda, quando con la collisione ed il discusso taglio della variante battendo Marquez, Valentino è riuscito a riportare il vantaggio su Lorenzo dal misero +1 di Barcellona al +10 dell'Olanda. In quella gara, infatti, dopo un inizio di campionato all'insegna degli errori e dell'esagerazione dopo i trionfi di un biennio esaltante Marquez era tornato. E per diventare un avversario temibile nella corsa al titolo. E' stato in quel momento, al termine di una battaglia dura, ma corretta, fino all'imprevedibile finale che Valentino è cambiato.Questo è il mio territorio, ha pensato in quel momento, io te l'ho solo prestato ed ora me lo riprendo.Era il suo istinto da atleta-killer che ritornava prepotente a sopraffarlo. E' stato a quel punto che Valentino Rossi ha capito che non era più una lotta a due, fra lui e Lorenzo, ma che anche Marc sarebbe stato della partita. E così è stato.Nessuno parla di me come al solito ma domenica gliela faccio vedere ioMarquez ha vinto al Sachsenring e a Indianapolis, poi ad Aragon è caduto Pedrosa si è frapposto fra Valentino e Jorge. In quel momento Marquez stava prendendo le misure a sé stesso. Cercava di dominare il suo istinto di vincente barattandolo con una migliore affidabilità. Purtroppo per Vale questo processo evolutivo del numero 93 non gli è stato così evidente. Marquez ha commesso altri errori, ma altrettanti ne hanno fatti Rossi e Lorenzo, specie Jorge, a Misano. Così siamo arrivati ad Aragon dove dopo una gara impeccabile Lorenzo ha vinto mentre Rossi è stato battuto in volata da Pedrosa. Una cosa che non si era aspettato. Fosse stato un atleta di un'altra specialità avrebbe semplicemente compreso che il suo incredibile momento di forma in quel momento si era un po’ appannato, ma lo scadere delle prestazioni è molto più difficile da interpretare per un motociclista che ha a che fare con la variabile meccanica. Questo Rossi non lo ha capito e in Giappone è nuovamente finito dietro a Dani, che ha vanificato il suo 'strappo' negandogli 4 dei nove punti che avrebbe accumulato se fosse stato capace di batterlo, con Lorenzo solo terzo.Ma l'inizio della fine è stato il Gran Premio d'Australia. Quello che tutti abbiamo individuato come il più bel Gran Premio degli ultimi dieci anni.Valentino ha modificato il suo stile, ma rimane sempre un pilota della vecchia guardiaDopo mi sono trovato a parlare con piloti, team manager, ingegneri, meccanici e tifosi, dell'una e dell'altra parte, e tutti erano concordi sull'avere assistito ad uno di quei momenti di gloria che uno sport è capace a volte di regalarci. Anche se Valentino, in quella occasione, era arrivato solo quarto.Il guizzo vincente di Marc su Lorenzo e quello di Andrea Iannone su Rossi ci hanno fatto capire che vedevamo giusto. Che c'era una flessione nelle prestazioni del 46. Del tutto normale se si pensa quanto a lungo era durato il suo stato di forma. In quella gara, peraltro, avevamo visto la maturazione di Marc Marquez. Il 93 a Phillip Island si era reso conto di poter raggiungere Lorenzo in fuga e, forse, di riuscire a superarlo, ma anche che non doveva tirarsi dietro, per farcela, né la superveloce Ducati di Andrea, né la Yamaha del suo idolo. Per un motivo o per l'altro sarebbe stata una volata a quattro, come ai tempi della 125 e chi, con un po' di sale in zucca, lo avrebbe fatto?Così in Australia personalmente ho visto un pilota intelligente, Marquez, che ha usato tutto il suo potenziale per vincere, riuscendovi. Incidentalmente, facendolo, ha regalato 5 punti al suo eroe.Per questo motivo quando nella conferenza stampa di Sepang, il giovedì, Valentino Rossi ha attaccato ferocemente Marc accusandolo di averlo rallentato appositamente ho pensato: ma che dice? Marquez ha fatto la sua gara, usando il suo 'cambio di passo' per sbarazzarsi di altri due rivali e fare in modo di potersela giocare con Lorenzo da solo. E se Valentino in quel momento aveva pensato di usare la scia di Marc per avvicinare Lorenzo, beh, se ne aveva anche lui per strappare e andarsene, doveva farlo. Ma non ne aveva, tanto da aver ceduto anche a Iannone.contattomalesiaSeduto in prima fila, ad osservare Valentino agitare i fogli dei tempi del Gran Premio d'Australia, ho anche pensato. Adesso sono guai. Marquez era visibilmente sorpreso ed attonito. Non si aspettava l'attacco, ma soprattutto non si aspettava che fosse così virulento. Io avevo parlato con lui in un faccia a faccia durato mezzora poco prima. Dopo di me lo avrebbe fatto Michel Turco. Così alla fine ci siamo scambiati la registrazione audio dell'intervista e l'impressione che ne ho tratto è che Marquez fosse sincero. Ma anche stesse decidendo come rispondere. Parliamo, per chi se ne fosse dimenticato, di un pilota di 22 anni. Con l'esperienza, ma anche tutti i limiti, di un ragazzo di quella età.Valentino si era andato a cercare guai.Quali guai lo abbiamo poi visto nel Gran Premio della Malesia. Come ha scritto giustamente l'amico e collega Matt Oxley, Marc Marquez è entrato in pista con un unico pensiero in mente: caro Vale, tu hai pensato che io ti abbia rallentato a Phillip Island? Ecco, quando io ti voglio rallentare è questo, non quello.Pensava, Marc, e qui l'inesperienza si è vista tutta, che Rossi avrebbe abbozzato. Dopodiché al settimo o ottavo giro, dopo avergli fatto venire il mal di testa, passandolo da tutte le parti, il pilota della Honda probabilmente se ne sarebbe andato lasciandolo in quarta posizione. Ma l'ottavo giro non è mai arrivato.Marc avrebbe già dovuto aspettarsi qualcosa di speciale quando al sesto Rossi ha agitato nell'aria la mano sinistra. Il gesto, che non gli avevamo mai visto fare prima, dimostrava che il Fenomeno aveva perso il controllo. Se il dito medio mostrato a Biaggi a Suzuka era stato l'epitome della sua forza, quella mano agitata era il segno di una debolezza. E' stato in quel momento che Valentino Rossi ha perso il mondiale. Lì che i suoi avversari hanno capito che non ne aveva più. Dopo, qualche giorno dopo, Valentino ha ammesso di aver commesso un errore attaccando così brutalmente Marc Marquez in conferenza stampa, ma a quel punto non poteva più tirarsi indietro.Lo aveva umiliato, senza prove e confondendo l'astuzia, una delle sue doti a cui Marc si era ispirato, per qualcos'altro. Che altro non era che l'evoluzione della strategia di un campione. Non gli rimaneva a questo punto che usare il suo potere mediatico. Una cosa mai fatta nel corso dell'intera carriera. Nemmeno negli anni della Ducati. Del resto in quei due anni il 46 aveva capito che recriminando non avrebbe fatto altro che confrontarsi con il talento di Stoner. Per questo era stato zitto.Lo avesse fatto anche a Sepang avrebbe forse avuto maggiori possibilità di vincere il 10° titolo?biaggi-doohanNon siamo in grado di dirlo. Certo, senza la penalizzazione, mirata per farlo partire in fondo allo schieramento, ma sbagliata perché la Direzione di Gara avrebbe dovuto punire il suo gesto con un ride through, avrebbe avuto maggiori possibilità.Del resto il passaggio nei box  fu comminato a Barros e Biaggi a Barcellona per non aver rispettato una bandiera gialla, sicuramente una colpa meno grave. Quindi torniamo alla domanda iniziale: avrebbe avuto più possibilità, Rossi, se i giudici, invece di prendere una posizione degna di Ponzio Pilato, gli avessero dato il ride through?Probabilmente sarebbe arrivato a Valencia per giocarsela, con pochi punti di vantaggio su Lorenzo. Avremmo visto un faccia a faccia. Sarebbe stato più bello, ma per battere Jorge avrebbe dovuto arrivargli davanti e con il maiorchino dell'ultima fase del campionato sarebbe stato molto difficile. Non dimentichiamo infatti che Porfuera, ogni volta che si è trovato indietro, è riuscito a recuperare.Quindi non ci rimane che rispondere alla questione che tutti i tifosi hanno dato per risolta: a Valencia Marquez è rimasto alle spalle di Lorenzo senza superarlo a bella posta. Oppure era veramente al limite?Se ci fosse un titolo da campione del mondo per lo stile Lorenzo lo avrebbe giaQui ci aiutano i numeri.Il miglior giro di Jorge in gara, il 3°, è stato 1.31.367, quello di Marquez di soli 88/1000 più lento due giri dopo, segno che non voleva farlo scappare. Il migliore di Rossi, al 4°, solo 1.31.820. Quasi mezzo secondo più lento. Ed in quel momento Vale era alle spalle di Bradley Smith, uno veloce e di Danilo Petrucci, che per farlo passare è finito quasi fuori pista. Allargando la visuale all'intera gara Lorenzo e Marquez hanno girato sul passo dell'1.31 basso, 22 giri Jorge, 24 Marc, con un ultimo in 1.31.945. Rossi al contrario ha girato in soli due giri sull'1.31 alto, ma dal 13° passaggio in poi, quand'era in quarta posizione, ha girato sempre sopra l'1.32.I numeri ci dicono che, probabilmente, senza l'arrivo e conseguente lungo di Pedrosa, forse Marquez avrebbe tentato un attacco come già fatto a Phillip Island.Difficile dire se, come in Australia, sarebbe stato vincente visto che Jorge ha fatto l'ultimo passaggio, aspettandosi un attacco, in 1.32.044. Questo, più che ogni altra cosa, ci fa capire, quanto il Gran Premio di Valencia sia stata una gara durissima. Quanto Lorenzo abbia resistito.Jorge Lorenzo ha avuto solo una fortuna in una storia che lo ha visto in mezzo solo per essere un grande “gaffeur”: aver corso l'ultima prova del mondiale a Valencia, una pista dove in cinque delle ultime nove gare ha vinto chi era davanti, senza alcun attacco, come ha ricordato in un suo tweet Stoner. Una pista dove tra frenate cortissime grazie ai dischi in carbonio e accelerazioni a bassa velocità, i sorpassi sono difficilissimi e favorita è la Yamaha. Una pista, infine, dove Vale ha sempre faticato e che è stata la sua nemesi già nel 2006.Regola uno del duello, tenere sempre il sole alle spallePer questo se mi chiedete se Valentino avrebbe vinto anche partendo ad armi pari a Valencia la mia risposta sarebbe no, non avrebbe vinto egualmente. Sarebbe stato bello, però, come mi aveva promesso Lin Jarvis a Brno, fare una bella festa con Lorenzo e Rossi sul tetto del mondo. Sarebbe stata una bella storia da raccontare. E io lo avrei fatto, chiunque dei due avesse vinto, con passione e rispetto, riconoscendo ad entrambi le grandi qualità che li avevano portati fino a lì. Invece ora sono qui a domandarmi perché, dopo nove titoli mondiali, Valentino Rossi abbia preferito attaccare verbalmente Marquez invece di battersi.Marquez a Sepang lo ha provocato, nessun dubbio in proposito, ma solo dopo esser stato provocato a sua volta.Era una cosa da risolvere con un colpo di carena. Una volta al Mugello Rossi mi disse che gli sarebbe piaciuto ritirarsi imbattuto. Chissà forse dopo tante battaglie vedeva la meta vicina, al di là dei contratti firmati. Ecco, lo avesse fatto, non ne sarei rimasto sorpreso. Una stagione come questa deve consumare un’incredibile quantità di energie. Dove le trovi, e soprattutto perché le trovi, rimane per me un mistero, ma anche nel contempo la conferma che Valentino Rossi è un grandissimo. Forse, in fondo, quando rimanevo infastidito dalle sue scenette sbagliavo. Era solo eccesso di energia. Oggi sono impressionato da quanta ancora ne ha a disposizione.

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