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L’OSCAR


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L’Oscar, era uno di noi. Ti ho conosciuto con la tua Canon a tracolla e l’immancabile sigaretta tra le dita. Stavamo bene assieme anche se tu ed il tuo carattere eravate cose diverse per me. Eri come dicevamo il “figlio dei fiori” del nostro gruppo. Eri un solitario e non ti piaceva troppo il rapporto con gli altri colleghi. Avevi visto lontano in tante cose e cercare sempre la foto diversa era la tua missione quotidiana in un ambiente che già sembrava annoiarsi e trascinarsi sul piano dell’immagine. I tuoi libri e le tue ricerche fotografiche erano stati cosa nuova in quel periodo. Avevi lasciato il nostro gruppo all’alba di un nuovo sistema di lavoro. L’avvento dell’epoca digitale nel campo fotografico non l’avevi digerita troppo e lavorare con quei nuovi sistemi e tempi non ti stava più bene. Eri fatto così. Avevi voglia del tuo tempo e dei tuoi ritmi di lavoro e nessuno doveva modificarli. Il tuo hotel era il camper e guai parlare di stanze d’albergo! Di voli aerei? Poca roba. Il tuo timbro di voce e la tua “R” strana…. Eh eh….. Ci ha lasciato un uomo: specchio di un motociclismo che non esiste più.


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