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Mauro Grassilli: "saremmo infelici se Marquez lasciasse la Ducati"

Abbassatori, aerodinamica, numero di moto in pista, cartellini (contratti) di piloti posseduti: la Ducati è avanti anni luce su tutto. E a Pramac oggi va stretta la posizione di team satellite destinato alla crescita dei giovani piloti

Mauro Grassilli:

A Ducati dispiacerebbe che Marc Marquez abbandonasse la Ducati per un’altra casa. Non lo diciamo noi, lo ha dichiarato Mauro Grassilli, il nuovo direttore sportivo della casa di Borgo Panigale, a Marca.

“Saremmo infelici se Marc lasciasse la Ducati”, ha ammesso.

Il motivo è piuttosto evidente: con KTM e Aprilia in crescita, un pilota come Marc significa un avversario in più. E questo senza parlare del discorso marketing, che per Ducati forse non è prioritario, ma esiste.

Fino all’altro ieri, comunque, i bolognesi pensavano di aver trovato una soluzione del tipo ‘due popoli, due stati’, piazzando Martin e Marquez rispettivamente nel team interno ed in Pramac, prendendo così due piccioni con una fava.

Soluzione cassata da Marc stesso che in due parole ha detto: “se devo rimanere in un team satellite, tanto vare restare in Gresini”. Come dargli torto?

La realtà, ma anche il problema, è che l’arrivo di Marquez in casa Ducati, ma anche le prestazioni di Martin dall’anno passato, hanno cambiato la prospettiva di ciò che era e di cosa è diventata ora, la Pramac: come abbiamo spiegato, Paolo Campinoti ha fatto la bocca alle vittorie e la posizione di team satellite per far crescere i giovani, ormai gli va stretta.

Come dargli torto? L’anno passato ha conteso il titolo al team ufficiale sino all’ultima gara, facendo venire i brividi a Claudio Domenicali che avrebbe dovuto giustificare ai suoi sponsor l’accaduto. Senza peraltro poter sfoggiare con orgoglio il numero 1 sulla carenatura della Desmosedici Rossa.

Il fatto è che la corte che Paolino Campinoti sta facendo a Marquez dall’anno scorso sconfessa la cosiddetta ‘politica dei giovani’ che il team Pramac dovrebbe portare avanti, ma non è colpa sua. La bulimia di Ducati, con quattro squadre e otto piloti, significa portare avanti una famiglia di ragazzi affamati, e ad un certo punto, naturalmente, alcuni di loro possono stancarsi di indossare gli abiti smessi dei fratelli maggiori.

Il problema sta tutto qua: Ducati non può tenerli tutti. Perché anche Marco Bezzecchi e Fabio Di Giannantonio, sono veloci e italiani anche se di loro in questo momento si parla poco.

Ecco, bisogna fare i conti anche con questa realtà. Va bene dominare la MotoGP con la migliore moto dello schieramento, ma occupare anche tutte le caselle, è un po’ troppo. Del resto è la Ducati stessa ad essersene accorta, tanto che sembrerebbe non avere più l’intenzione di pagare personalmente tutti i giovani veloci che ha scoperto.

Ovvio: questa è l’intenzione, perché l’anno scorso è stato messo sotto contratto Fermin Aldeguer. L’ennesimo giovane di belle speranze strappato alla concorrenza.

Pensateci: l’unico giovane sfuggito al risucchio della Rossa, attualmente, è stato Pedro Acosta. Un punto a favore della KTM.

Il fatto è che non bastano le regole tecniche per pareggiare i conti fra le case impegnate nel mondiale: ci vogliono anche quelle sportive. Sul numero di team (e inizialmente Carmelo Ezpeleta sognava quattro moto per casa), sul numero di ‘cartellini’ che si può possedere. Non sono dettagli.

Purtroppo fra i problemi irrisolti della MotoGP, c’è anche quello di un management poco lungimirante. E se dall’altra parte c’è una Ducati che è avanti non solo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello della gestione sportiva, la battaglia è persa.

Abbassatori, aerodinamica, numero di moto in pista, cartellini (contratti) di piloti posseduti: la Ducati è avanti anni luce su tutto. E’ ovvio, poi, che per rallentarla la Dorna sia costretta ad introdurre dei veti. E ne abbiamo visti diversi negli ultimi anni. Alcuni anche illegali: l’abbassatore anteriore, vietato all’inizio del 2023, era perfettamente in regola con le norme del momento.

Sappiamo, ora, che dal 2027 i regolamenti tecnici cambieranno, e come hanno detto ieri alcuni piloti è già troppo tardi perché le attuali MotoGP sono troppo veloci. Ma qualcuno, oggi, sta pensando ad attualizzare anche i regolamenti sportivi? Rincorrere i problemi non è mai la giusta soluzione.

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