Tu sei qui

Crutchlow: "troppo aggressivo il motore Yamaha, l'elettronica non lo doma"

L'INCONTRO "Nelle prime tre marce l'erogazione è violenta. Parli con gli ingegneri, si scusano, sempre gentilissimi. In Honda a volte quasi arrivavo alle mani quando qualcosa non andava, ma è così che deve essere"


Crutchlow: "troppo aggressivo il motore Yamaha, l'elettronica non lo doma"

Share


Ci viene incontro sorridente, come sempre. “Eilà, non eravate in Australia, eh”, e si siede accanto a noi. La cosa più facile del mondo, da fare, specie fra due stranieri che per due lavori diversi si trovano entrambi nella stazione sotterranea dell’aeroporto di Kuala Lumpur ad aspettare un treno.

Gli sorridiamo di rimando. Cal Crutchlow è la vecchia guardia di questa MotoGP che si va formulaunizzando. Come avrebbe detto Carlos Reutemannnon fa il pilota, è un pilota’. Ti vede, ha voglia di parlare, si ferma. E come con i vecchi amici il discorso parte come se ci si fosse lasciati attimi prima.

E’ bellissimo perché ancora due Gran Premi, Sepang e Valencia e poi incontrare Cal sarà più difficile perché tornerà nella sua amata Isola di Man nella qualità di pensionato della MotoGP. Di lusso, eh, perché anche la prossima stagione continuerà a svolgere la funzione di test rider.

“Non ho bisogno di denaro, ma ancora mi piace guidare, e lo faccio bene, sono veloce - ci racconta, seduto accanto a noi su una panchetta del Klia Express - mi sento in forma, vado sempre in bicicletta e proseguirò l’anno prossimo. Poi basta, ma non perché a 37 anni mi senta vecchio, stanco o cose del genere. La realtà è che non mi ci vedo proprio a proseguire con questi ritmi. Magari ti stai organizzando per un fine settimana e ti chiamano: c’è un test da fare”.

Aspettiamo assieme il treno, Cal probabilmente prenderà quello che porta a Kuala Lumpur, noi quello interno verso un Hotel dell’aeroporto. Chiacchieriamo come vecchi amici, o meglio: come due persone che amano il motociclismo e si sono trovate ai due lati del fiume: pilota e giornalista, ma non divisi. C’è sempre stato un ponte fra noi e lui e lo abbiamo attraversato entrambi, da una parte e dall’altra. All’epoca, la mia epoca, non c’era nemmeno il fiume, in mezzo. Eravamo addirittura tutti nella stessa barca, nel paddock fra roulotte e tende, il Continental Circus, ma Cal è un pilota vecchio stampo. Lui starebbe bene al fianco dei grandi del passato, quelli che non solo vincevano le gare ma incarnavano lo spirito delle corse. Takazumi Katayama che suonava la chitarra, Jon Ekerold, faccia da duro, spirito indomabile, quella simpatica canaglia di Barry Sheene. Lo amiamo, Cal. Ed il bello è che ci appassionano le stesse cose. La città di Douglas, il TT: “con le moto attuali - dice Cal - è incredibile quanto vadano forte. Una cosa da pazzi”. Raccontiamo la storia della vecchia signora che ci ha offerto il té a Bray Hill, mentre scattavamo le foto. Do you like a cup of tea? Si fa una risata scuotendo la testa. Lui lì ci vive.

Ma forse, più da pazzi che correre all’Isola di Man c’è gareggiare in un mondiale con 21 Gran Premi più 21 Sprint Race.

“Ventuno Gran Premi! Io pensavo che fossero già troppi 18 (ride)! L’impegno per i piloti e per le squadre sarà enorme. Senza contare l’aumento dei rischi…qualcuno starà già pensando di farsi aumentare l’ingaggio…ma non potrà perché ha già firmato!”.
E via un’altra risata. Poi una osservazione: “io vado molto d’accordo con Carmelo Ezpeleta, penso che abbia fatto grandi cose per il motociclismo, ma questa cosa non la capisco. Comprendo che nelle ultime due stagioni ci sia stata una perdita economica, e bisogna recuperare, ma finoad oggi sono stati vent’anni di guadagni!”.

Fino ad ora abbiamo parlato del più e del meno, ma con al fianco Cal riaffiora la curiosità del mestiere, così la domanda ci affiora sulle labbra inevitabile: ma questa Yamaha come va?

“Il problema è di motore, ma non è solo un fatto di potenza - spiega, mimando con la mano destra l’apertura dell’acceleratore - nelle prime tre marce l’erogazione è troppo aggressiva”. Non si gestisce, nemmeno con l'elettronica.

L’ingegner Marmorini ci sta lavorando e nei test di Misano sono stati già fatti passi in avanti. Per il prossimo anno dovrebbero essere a posto.

“Vediamo - dice Cal - perché in Yamaha gli ingegneri sono tutti molto gentili. Ti ascoltano, addirittura si scusano, ma poi non succede nulla. Sarà che io sono abituato in modo diverso, quando ero in Honda con gli ingegneri a volte addirittura litigavo, e ci sta. A volte ci siamo urlati addosso reciprocamente. Tutti vogliamo fare del nostro meglio, un po’ di scontro è necessario”.

Si parla di Honda e Cal quando parla di Marquez lo fa con assoluta ammirazione.

“E’ il migliore. Come guida lui non guida nessuno. E anche quest’anno che la RC213-V è il contrario di quella che piaceva a lui, stessa storia”.

E’ d’accordo Cal che la MotoGP stia attraversando un periodo di transazione, con le case giapponesi in ritirata. La prima ad uscire di scena è stata la Suzuki.

“Alla fine potrebbe rimanere solo la Honda - chiosa - e magari la BMW potrebbe affiancare Ducati, Aprilia e KTM. La Dorna tiene due posti liberi per lei e fa bene: 24 partenti sono meglio di 22”.

Che ne dici, Cal, ci facciamo una scommessa? Troppo tardi, il treno è arrivato. Riprenderemo il discorso domani.
 

Share


Articoli che potrebbero interessarti