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Marquez ha bisogno della MotoGP, la MotoGP ha bisogno di Marquez

Quartararo lo inserisce fra i protagonisti di diritto, Marc si schermisce ma nessun nuovo re nasce, se il precedente non ha abdicato o è stato detronizzato. E sicuramente il regno di Marquez è tuttora vacante


Marquez ha bisogno della MotoGP, la MotoGP ha bisogno di Marquez

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Vabbè, ma che sarà mai? 359 millesimi dalla pole provvisoria di Jorge Martin, per di più lontana dal record della pista di Bagnaia del 2021, non è un tempo che deve far gridare al miracolo.

Vero. Ma poi si pensa che Marc Marquez, di lui parliamo, non guidava da cento giorni e, sì, ha provato a Misano e prima pure sul pistino di Aragon con un CBR 600, ma gli altri, i suoi rivali, vengono da un campionato intero, con moto ormai al limite delle prestazioni ed invece lui guida la Repsol Honda, una moto che occupa dalla 16esima alla 18esima posizione con Nakagami, Pol Espargaro ed il fratello Alex.

Ah, naturalmente Marquez nonostante non gareggi dal GP del Mugello è lì davanti a loro con 14 punti di vantaggio sul giapponese. Come diceva l’ispettore Poirot: due coincidenze fanno un indizio: a parità di moto Marc rispetto ai suoi colleghi di scuderia è di un’altra lega.

La domanda, comunque, piuttosto è: ma solo dei suoi compagni di team o anche del resto dello schieramento? Qui il discorso si fa complesso. Fra un intervento e l’altro, quattro operazioni complessive, più la ricaduta della diplopia - tutto è partito, ricorderete, dalla frattura dell’omero nel GP di Jerez del 2020 - sono tre stagioni che il ragazzo di Cervera non gareggia stabilmente. E’ vero che la velocità è un talento e non si perde, ma qui non si tratta di tornare in pista a Sepang dopo il silenzio dei motori invernale, che pure qualche problema ai piloti lo pone, ma ributtarsi nella mischia senza una adeguata preparazione.

E’ lì che Marquez stupisce. Poi, vedremo ciò che farà in gara, naturalmente, e non è detto che fisicamente stia così bene da tenere il passo per stare con i primi. Anzi, le previsioni sono contro di lui e lui stesso si schermisce sul risultato finale.

Piuttosto bisogna domandarsi perché i suoi avversari, a partire da Quartararo, il campione del mondo in carica, invece si affrettano a inserirlo fra i piloti se non da battere, quantomeno da considerare per le prime posizioni.

Si chiama, questo, mettere le mani avanti. Perché certo chiunque se lo ritroverà davanti domenica pomeriggio dovrà riconsiderare il suo potenziale. Questa è la verità.

Poi, magari, speriamo per lui di no, sarà anche costretto a fermarsi perché fisicamente provato durante il Gran Premio. Non ne saremmo meravigliati. In atletica è piuttosto comune prendere parte a gare di avvicinamento mettendo in conto un eventuale ritiro. Fa parte della preparazione.

La sua presenza, comunque, al di là del piazzamento finale fa bene alla MotoGP che ha bisogno di un personaggio di riferimento: gli ultimi due campioni del mondo, Mir e Quartararo, hanno infatti battuto rispettivamente Morbidelli e Bagnaia. E se Pecco è in lizza per il trono anche quest’anno, la coppia del 2020 è praticamente scomparsa dai radar.

Marquez ha bisogno della MotoGP, 8 titoli mondiali non sono bastati ad esaurire la sua sete di vittorie, e nemmeno questi due anni terribili hanno intaccato la sua voglia di gareggiare, ma è indubbiamente anche vero che la MotoGP ha bisogno di Marquez.

Nessun nuovo re nasce, se il precedente non ha abdicato o è stato detronizzato. E sicuramente il regno di Marc è tuttora vacante.

 

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