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Sprint Race: perché farla e perché no. Le differenze fra MotoGP e SBK

La MotoGP passerebbe a ben 42 gare, la SBK è già a 39, ma con soli 13 appuntamenti contro i 21 della classe regina. Il che comporta un calendario molto più diluito. Sarà richiesto un profondo rinnovamento delle prove


Sprint Race: perché farla e perché no. Le differenze fra MotoGP e SBK

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Scriviamo per il momento sul niente, perché l’ufficializzazione non c’è ancora stata, ma la conferenza stampa di sabato mattina com Ezpeleta, Viegas e Poncharal anticipa l’arrivo di novità. La famosa, o famigerata ‘Sprint Race’ che ha visto prima la luce nella Superbike per poi essere adottata anche in (non in tutti i Gran Premi) F.1.

La SBK, da sempre, ha apportato novità nel motorismo: Maurizio Flammini è stato il primo a sposare il monogomma, grazie a Pirelli, poi c’è stato il format della Superpole, quello di Gara1 e Gara 2. Insomma, il mondo delle derivate di serie si è mosso prima di tutti, è stato sempre avanti.

Nel venerdì del Gran Premio d’Austria le reazioni, soprattutto dei piloti, sono state discordanti: non ne sapevano niente, lo hanno letto sulla stampa e questo li ha messi un po’ di malumore. A che serve, infatti, la Safety Commission se una modifica così importante del fine settimana di gara non viene loro comunicato?

La nostra impressione è che - se si farà - la Dorna e la FIM (l’Irta conta poco o nulla ormai, ma anche la FIM) hanno voluto evitare proprio questo confronto, mettendolo come un dato di fatto.

C’è da dire che la Superbike ha digerito bene la novità, dopo una prima ruggine iniziale, ma il commento tranciante di Fabio Quartararo: “già sono troppe 21 gare, diventa troppo pericoloso, è stupido”, trova una prima giustificazione nella differenza dei due calendari: 13 gare contro 21 Gran Premi.

E’ vero: il motomondiale passerebbe da 21 gare a 42, ma la SBK, che ha già nel fine settimana Gara 1, la Superpole Race e Gara 2 la domenica è a quota 39…con una differenza: fra le prove della Superbike passa molto più tempo, il calendario prevede lunghe pause, c’è quindi più possibilità di recuperare nello sfortunato caso di incidenti. Una cosa sottolineata dal campione del mondo.

Naturalmente se arriverà la Sprint Race dovrà anche essere modificata l’organizzazione del fine settimana: probabilmente a saltare sarà l’FP4, le prove libere che squadre e piloti utilizzano per mettere a posto la moto per il passo gara.

C’è dell’altro: attualmente il sistema di qualifiche con la FP3 che premia i primi 10 con l’accesso diretto in Q2, riservando soli due posti nella Q1 potrebbe essere modificato anch’esso visto che in Superbike i primi 9 della Superpole Race si aggiudicano di diritto le prime tre file dello schieramento. Togliendo di fatto valore alla Q2.

E’ vero però che bisogna qualificarsi maledettamente bene per la Superpole Race o Sprint Race che dir si voglia: in una gara breve, infatti, partire davanti è ancora più importante! La MotoGP, tuttavia, potrebbe seguire una strada diversa, complicando ulteriormente la comprensione dei regolamenti fra le due categorie.

Questo comporterà comunque un profondo rinnovamento del sistema con il quale le squadre si preparano al Gran Premio, perché avranno meno tempo per perfezionare l’assetto e scegliere le gomme. Ci sarà più pressione non solo sul pilota, ma sull’intero team.

Da ultimo, ma non meno importante, c’è il fattore stanchezza: parlando con i piloti, non oggi, ma da tempo, coloro i quali hanno provato entrambe le moto, Superbike e MotoGP, sono concordi che quest’ultima, essendo più rigida e meglio frenata, oltre che più potente, è molto più faticosa da portare al limite. Al contrario nella più ‘morbida’ SBK i piloti riescono ad arrivare al limite della moto prima di quello di toccare il proprio limite fisico.

Dunque esaminando pro e contro perché la Dorna ha deciso di correre i rischi che abbiamo appena enunciato? Semplice, perché come ha detto giustamente Francesco Guidotti, manager della KTM “Sicuramente c’è un maggior rischio rispetto ad una qualifica normale. Però movimenta l’interesse e sposta al sabato un po’ di pubblico. Non sono del tutto contrario, ma ovviamente va strutturata bene”.

A noi più che altro viene in mente l’aspetto economico della questione: è indubbio che ci sia un calo di attenzione nella MotoGP per una serie di fattori, economico, ma anche la mancanza di personaggi, compresi due pezzi da 90 come Rossi e Marquez. Il risultato è che i maggiori finanziatori della Dorna, le TV, stanno cercando sicuramente di rinegoziare i propri contratti al ribasso. E per questo motivo, ora, gli si offre di più. Più gare, più spettacolo, in cambio del medesimo supporto economico, senza riduzione.

Un po’ come quando quando i quotidiani cartacei, di fronte al minor numero di copie vendute, hanno cominciato a vendere il proprio lavoro in ‘panino’, offrendo al medesimo prezzo dell’edicola, un giornale in più. Non è stato un esperimento fortunato.

La realtà è che tutto cambia e quindi anche la MotoGP non sfugge a questi assurdi tempi, peccato però che la Dorna non si sia ancora resa conto che, ancora una volta, andrebbe seguito quello che è stato il primo esempio dato dai Flammini per la Superbike: una maggiore apertura al pubblico che nel paddock delle derivate di serie, sull’esempio delle corse americane, ha ampio accesso a piloti e moto. Non si cura la mancanza di personaggi, non se ne favorisce la crescita, riservandosene il monopolio!

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