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Ferrari contro Ducati: la MotoGP cala, la F.1 cresce: ecco i motivi

IL GRAFICO DI GOOGLETRENDS C'è stato un periodo in cui le due ruote avevano superato le quattro, poi il nuovo sorpasso. L'assenza di Rossi e Marquez pesa, ma non è l'unico motivo dietro la crisi


Ferrari contro Ducati: la MotoGP cala, la F.1 cresce: ecco i motivi

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Ad Assen c’è stato il giro di boa del campionato con Quartararo al comando e Aleix Espargarò in scia staccato di appena 21 punti.
Una sorpresa, l’Aprilia in lotta per il mondiale contro la Yamaha, invece del nugolo di Ducati che occupano le successive tre posizioni con Zarco, Bagnaia e Bastianini che avrebbe dovuto suscitare un grande interesse, vero?
Ed invece no.

L’interesse per la MotoGP sta declinando, negli ultimi mesi, in contrapposizione con la crescita esponenziale dell’interesse per la F.1. Ciò grazie alle (dis)avventure della Ferrari che finalmente quest’anno avrebbe la macchina ed il pilota, Leclerc, per vincere il mondiale ma si rende invece protagonista di scelte strategiche assurde che la penalizzano.

E’ vero, non è propriamente corretto paragonare la F.1 alla MotoGP, quando c’è peraltro di mezzo la Ferrari, ma negli ultimi anni, però - e lo dice il grafico di google trend - le due ruote erano cresciute moltissimo, tanto da mettere in discussione la supremazia delle quattro.
Poi qualcosa è avvenuto.
 

La crescita della F.1 è evidente, così come il calo della MotoGP. In giallo la Superbike, che è seguita solo dagli appassionati e sconosciuta ai media mainstream

Da un lato, grazie anche all’arrivo di Stefano Domenicali il pinnacolo del motorismo si è svegliato, dall’altro il motociclismo, praticamente in contemporanea, è stato costretto a fare a meno di due riferimenti: Valentino Rossi E Marc Marquez.

Non si è trattato di rinunciare a vedere in pista solo Rossi, che dal punto di vista della competitività era assente da tempo, bensì anche di colui il quale, nel bene e nel male aveva preso il suo posto.

Questa duplice assenza, negli ultimi tre anni, si è fatta sentire perché né le Case né i piloti chiamati a prendersi la scena sono stati capaci di catalizzare l’attenzione del pubblico.

La vittoria di Mir e della Suzuki, in un campionato fragile per via del Covid, non ha smosso gli animi. La speranza azzurra, Franco Morbidelli, si è dileguata nelle due stagioni successive. Fabio Quartararo ne ha preso il posto, e Fabio è un bel personaggio, ma non ha avuto un chiaro opponente in grado di contrastarlo sino alla fine. E questi ultimi campionati con tanti vincitori ed un Bagnaia sospinto in avanti, ma senza la consistenza necessaria, non hanno convinto.

Dal 2008 ad oggi: è ancora più evidente il momento di grazia della MotoGP. Il picco, ahinoi, riprende l'interesse per il tragico incidente di Marco Simoncelli

Si è detto che ciò avviene perché oggi le moto sono tutte competitive, che la distinzione fra moto ufficiali e satellite è quasi inesistente, e soprattutto che oggi il livello della MotoGP è stellare.
Sarà, ma apparentemente il pubblico non ne è convinto, altrimenti il trend non sarebbe in discesa.

Quest’anno ci sarebbe da giocarsi la carta Aprilia, con un Aleix sugli scudi, una novità assoluta, ma la casa di Noale protagonista di una grande crescita in pista non crea, evidentemente, lo stesso livello di attenzione della Ducati, che pure quest’anno con otto moto in pista si presentava come la invincibile armada.

C’è poco da dissertare o dissentire: è così. Sbagliato? Giusto? Domande corrette ma inutili. Questo è lo stato delle cose.

Naturalmente Dorna, Carmelo Ezpeleta, l’evanescente FIM non possono nulla contro l’assenza sulla scacchiera del re e della regina. Senza di loro non si gioca. Eppure l’impressione è che qualcosa in più si potrebbe fare.

Il pubblico ha bisogno di ‘serial winner’, non di volti nuovi ogni domenica. Ma soprattutto non riesce a capire - a ragione - come fa un pilota che è salito sul podio una settimana prima a precipitare nelle retrovie in quella successiva.

Moto tutte equali e (forse) troppo complesse da mettere a punto tanto da penalizzare anche i campioni? Possibile, ma allora questo è un problema da risolvere.

Anche perché se persino un fuoriclasse viene preso da queste trappole, è evidente che oggi più del talento conta un particolare, un dettaglio. E ciò nello sport non è mai bello.

La favola, poi, che il nostro sport si basa sul consenso delle case all’interno della MSMA, e quindi sono loro responsabili dell’evoluzione in modo da calmierare automaticamente i costi è, appunto, una favola perché quando il dissenso sull’abbassatore o shapeshifters che dir si voglia da mormorio è diventata una voce, la Dorna ha sparigliato le carte e lo ha vietato. Nonostante fosse perfettamente all’interno delle lettere della norma.

Questo significa due cose: la prima è che ci si è accorti che la direzione presa aveva imboccato una tangente pericolosa; la seconda è che c’è bisogno di un intervento esterno per correggere la rotta. Perché alla fine questo è uno sport, ma uno sport che si regge sullo spettacolo e bisogna tenerne conto.

Una parola anche sui protagonisti della MotoGP. Ci piacerebbe vederli, così come le loro moto, meno su dei binari. In fondo viviamo fin troppo la realtà di un mondo politicamente corretto. Non abbiamo fortunatamente ancora bisogno di eroi, ma di personaggi sì.

 

 

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