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Ducati, la scelta: 50 sfumature di Rosso

Domenicali ha escluso che a decidere il secondo pilota del team ufficiale saranno ragioni di marketing. Educatamente pensiamo che, invece, in qualche modo saranno loro a far pendere la bilancia in una direzione fra Martin, Bastianini e Zarco


Ducati, la scelta: 50 sfumature di Rosso

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Mentre Ducati sfoglia la margherita pensando al pilota che affiancherà Pecco Bagnaia nel team ufficiale nel 2023, indecisa fra Jorge Martin e Enea Bastianini, la risposta è arrivata sotto forma di una battuta in conferenza di Johann Zarco.

“Se sono indecisi fra uno spagnolo ed un italiano, possono scegliere un francese!”.

Non sarebbe sbagliato, a dir la verità. Anche se infatti il Ceo della Ducati, Claudio Domenicali, durante la presentazione del WDW ha affermato che la scelta non sarà fatta in base al marketing, tutti sappiamo che ci sono delle logiche di mercato che influiscono su questo tipo di decisioni. E quello francese, trascinato dai successi, è ottimo.

Del resto se si dovesse prendere una decisione, oggi o fra un mese, non cambia visto che dopo il lungo stop estivo ad agosto ci sarà solo il GP di Silverstone. Sarebbe come lanciare una mucca in un corridoio visto che Enea ha vinto tre Gran Premi, più di ogni altro ducatista. Perché dovrebbe essere preferito Martin, a questo punto, anche se raggiungesse Enea nel punteggio, se non per il passaporto?

Si potrebbe inoltre aggiungere, come diceva Kenny Roberts, che si può insegnare ad un pilota veloce a non cadere, ma non ad uno lento ad essere veloce. Cosa che vale, peraltro, anche per entrambi.

Tutti e due i giovani di casa Ducati infatti hanno punti deboli, la partenza, una certa mancanza di consistenza, ma ciò quest’anno è stato vero per TUTTI i ducatisti, Bagnaia e Miller compresi.

Dunque la Ducati farebbe meglio a pensare ad una strategia diversa, visto che peraltro le strategie possibili in un team con ambizioni iridate sono due: una squadra con due fuoriclasse, stile McLaren con Prost e Senna, oppure una con ruoli decisi: sempre McLaren con Senna e Berger.

Entrambe le soluzioni hanno pro e contro, naturalmente, e evidentemente sono proprio questi due aspetti a dover essere valutati.

Se in Ducati dunque sono convinti che il loro cavallo vincente sia Bagnaia, dovrebbero metterlo nelle migliori condizioni per farlo rendere al meglio. E non siamo sicuri che affiancargli giovani arrembanti come Martin o Bastianini sia la soluzione. Pecco ci è sembrato soffrire un po’ la pressione quest’anno, e forse bisognerebbe indagare maggiormente su ciò.

Di cosa ha bisogno Pecco per rendere al meglio? Non abbiamo una risposta, ma sicuramente a Borgo Panigale lo conoscono meglio di noi. La sua reazione quando Bastianini, scherzando, disse che Pecco era caduto a Le Mans perché il suo sorpasso lo aveva innervosito, ci fa pensare che non gradisca troppo considerazioni di questo tipo, ma possiamo sbagliare, ovviamente.

Andrebbe più forte con nel box un pilota col suo stesso talento? E’ da verificare. In questi casi dipende tutto dal carattere.

Certo, avere una squadra con due punte ha i suoi vantaggi, anche se sono gatte da pelare e basti ricordare la coppia Rossi-Lorenzo per immaginare i mal di testa di Lin Jarvis all’epoca, ma si può giocare con una o due punte.

Il fatto è che Ducati, anche l’anno prossimo, di punte ne avrà minimo tre. Noblesse obblige per chi schiera otto moto in campionato. Una cosa che rende inevitabile un’altra domanda: la casa di Borgo Panigale sarebbe pronta a vincere il titolo anche con una delle sue squadre satellite? Non rispondiamo avventatamente, per favore. Anche perché il rischio c’è già quest’anno, sia con Zarco che con Bastianini.

Il team ufficiale infatti da visibilità agli sponsor più importanti per la Casa, e questi potrebbero recriminare se, ad un certo punto del campionato, si vedessero messi in ombra da altri che, com’è inevitabile, pagano meno, anche se non molto, per apparire sulle carene.

Ovviamente Gigi Dall’Igna ha molti più dati di noi per poter giudicare e prendere una decisione. Molto spesso però a contare maggiormente è il lato umano, anche se noi personalmente siamo convinti che a far pendere il piatto della bilancia sull’uno o l’altro pilota non saranno considerazioni tecniche, bensì commerciali. Il che, come suggeriva il buon Johann, fra Spagna ed Italia non esclude la Francia.

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