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Il gigante ed i bambini: perché Marquez è ancora il pilota da battere

Al rientro dopo l'ennesimo problema alla vista, 'Magic' è risalito dalla 18esima alla 6a pizza, battendo Quartararo e arrivando a mezzo secondo da Bagnaia. Senza l'inconveniente al via avremmo visto il primo, vero, duello della stagione: con Enea Bastianini


Il gigante ed i bambini: perché Marquez è ancora il pilota da battere

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Seppure con risultati altalenanti i primi sei piloti classificati nel mondiale - Enea Bastianini, Alex Rins, Aleix Espargarò, Joan Mir, Fabio Quartararo e Brad Binder - hanno qualcosa in comune: hanno tutti terminato a punti le prime quattro gare del mondiale che concludono il Poker extraeuropeo.

Solo tre di loro sono saliti sul gradino più alto del podio: due volte Bastianini ed una volta ciascuno il maggiore degli Espargarò, in Argentina e Miguel Oliveira, in Indonesia. Mifuel però non ha preso punti né in Qatar né in America.

Vabbè, scopriamo l’acqua calda: per vincere il mondiale bisogna A) vincere Gran Premi, B) finire il maggior numero di gare possibile.

Allora, passiamo alla seconda deduzione: chi, fra i sei, in questo momento non ci sembra in grado di giocarsi il mondiale? Brutta domanda, perché c’è della resilienza fra quei nomi. Quindi proviamo a dare una occhiata agli inseguitori, per cercare di capire chi potrebbe risalire rapidamente la corrente, visto che all’appello mancano ancora 17 Gran Premi.

Un nome balza davanti a tutti: Marc Marquez. ‘Magic’, infatti, con sole due gare ha solo due punti di distacco da Pecco Bagnaia, che le ha corse tutte. E se pensiamo che ad Austin è partito per un problema di elettronica dal fondo dello schieramento, ci vuole poco ad affermare che se fosse partito bene oggi avrebbe avuto più punti dell’italiano.

Cosa vuol dire questo? Semplicemente che per lui recuperare i 40 punti di distacco dal leader, Enea, non sono una impresa impossibile. Ma ora cerchiamo di ragionare senza pensare al punteggio, ma unicamente al fatto che all’appello mancano diciassette partenze. Chi vediamo in grado di battersi per il titolo 2022?

Marquez, sicuramente, al netto di altri imprevisti ovviamente. E poi Fabio Quartararo, l’unico capace di spingere lì davanti la Yamaha. Poi c’è la coppia della Suzuki, con Rins tornato alla affidabilità, dote che invece non è mai mancata al suo compagno di squadra, Mir.

Sia Jack Miller che Pecco Bagnaia, invece, fino a questo momento non ci hanno convinto. Jack la velocità ce l’ha, e non si lamenta. Crediamo, senza tema di smentita, che il suo obiettivo sia rimanere con una Ducati sotto il sedere, ancorché fuori dal team ufficiale. Anche se lo desidererebbe, il suo obiettivo non è il mondiale.

Pecco invece continua a non essere soddisfatto della GP22, ma è vero però che in questo momento è la terzultima Ducati in pista. Dietro la sua ci sono solo quelle di Marini e Bezzecchi. Qualche domanda dobbiamo farcela.

La domanda: è meglio o peggio della Ducati GP22 la Honda RC213-V '22?

E ancora una volta dobbiamo prendere ad esempio Marc Marquez e la sua rimonta, con fra le mani una moto che - lo ha detto lui - non lo soddisfa affatto. E’ meglio o peggio della Ducati 2022 la RC213-V ultima versione?

Pur facendo la tara con chi la guida pensiamo che non ci sia storia: la Ducati va più forte, quindi alcuni suoi piloti devono rimboccarsi le maniche. Pecco ad Austin in gara ha fatto il 6° miglior tempo, che non è male, ma ha preso pur sempre 2 decimi dal compagno di squadra, Jack Miller e poco meno di 4 secondi all’arrivo.

In proposito bisogna notare che al termine del primo giro Pecco era 4° a 0.668 dal leader, mentre Marc era 18° a 4”387. Svantaggio, questo dello spagnolo, salito a causa del traffico sino a sfiorare i 6” all’8° passaggio. Da lì in poi Marquez ha iniziato a recuperare sino a raggiungere e poi superare Quartararo cogliendo la sesta posizione all’arrivo.

E questo del Texas non è certo il miglior recupero di Marquez. Ricordiamo infatti quello di Valencia nel 2012, in Moto2 allorché da 33° sullo schieramento risalì di 32 posizioni andando a vincere. Ma ce ne sono altri. Se non vogliamo parlare dello fortunato 2020 quando a Jerez al 5° giro dopo un fuoripista rientrò 16esimo per risalire sino alla terza posizione alle spalle di Vinales, prima di cadere nuovamente ed iniziare così il suo Calvario.

Ci sono pochi dubbi, comunque, sulla sua velocità. Ed ha ragione Quartararo, il campione del mondo in carica, quando puntualizza l’ovvio: “da Marquez c’è sempre da imparare”.

Del resto Fabio, con una moto che ha dei limiti innegabili di velocità fa la differenza rispetto ai suoi compagni di marca. Ed è questa l’unica cosa che conta. Essere il migliore dei piloti con la tua stessa moto.

Marquez anche quest'anno, per un motivo o per l'altro ha 'concesso' due Gran Premi agli avversari. Ma è innegabili che anche lui sia ancora in corsa per il mondiale. Faccio piacere o no, oggi il riferimento su cui basarsi è lui.

 

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