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PONTE DI COMANDO Honda senza Marquez romperà gli equilibri del mercato piloti

Senza una prima guida per la sua RC213-V il colosso di Tokyo sta per muoversi: nel mirino Quartararo, Mir, Bastianini e Martin. Gli ingaggi schizzeranno alle stelle ridicolizzando il diktat delle Case che proprio ieri hanno ottenuto l'abolizione dell' 'abbassatore' Ducati


PONTE DI COMANDO Honda senza Marquez romperà gli equilibri del mercato piloti

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E’ cambiato tutto in pochi istanti, quelli della caduta nel warm up di Mandalika di Marc Marquez: da squadra in via di ricostruzione, il team Repsol Honda è tornato a team disperatamente alla ricerca di una alternativa, possibilmente vincente, al pilota più forte degli ultimi dieci anni.

Una impresa difficile perché ‘Magic Marc’ solo in MotoGP dal 2013 ad oggi ha collezionato 59 vittorie, 99 podi, 62 pole e 59 giri veloci su 142 partenze, oltre a sei titoli iridati.

In questi anni, inoltre, l’HRC ha tritato due fior di piloti: Dani Pedrosa e Jorge Lorenzo, per non parlare della toccata e fuga di Alex Marquez, inoltre se si guarda alla sua storia, con le eccezioni di Alex Criville del 1999 e di Nicky Hayden 2006, due titoli tutto sommato fortunosi ancorché meritati, la Honda è emersa soprattutto nelle mani di piloti eccezionali: da Freddie Spencer all’unico hurrà di Wayne Gardner, passando per la toccata e fuga di Eddie Lawson del 1989, per arrivare poi al quinquennale dominio di Mick Doohan e fino a Valentino Rossi.

Dopo ci sono stati gli anni di Casey Stoner, un altro fenomeno e, appunto, Marc Marquez.

Honda non ha mai cresciuto all’interno della sua squadra di punta un giovane campione. A volte, come nel caso di Criville, se lo è ritrovato iridato all’uscita di scena del suo fuoriclasse, altre come nel caso di Nicky ha saputo sfruttare una serie di coincidenze, ma Doohan, Rossi, Stoner e Marquez per parlare solo degli ultimi tempi sono stati campioni che hanno subito preso in mano la squadra.

Il segreto è sempre stato questo: Fast Freddie con Erv Kanemoto, imposero all’HRC la loro visione di ciò che doveva essere una moto da corsa e quando Honda regalò loro l’avveniristica prima NSR con il serbatoio sotto il motore la cestinarono in un amen tornando alla tre cilindri NSR.

E che dire dell’arrivo di Lawson, sempre con il mago Erv, che rivoluzionò motore e telaio della veloce ma inguidabile moto di Wayne Gardner per ricostruire poi il mezzo che nelle mani di Mighty Mick dominò per cinque stagioni?

Le due strade Honda: piloti giovani o campioni esperti

Per questo, oggi, Honda ha solo due strade davanti a sé, consapevole ormai che Marquez, nella più favorevole delle ipotesi, è comunque a fine carriera: cambiare strategia e crescere un giovane, oppure seguire la vecchia strada e cercare di tirare fuori un altro asso dalla manica.

Nel primo caso, quello del giovane non ancora esploso agonisticamente, gli unici nomi sono quelli di Enea Bastianini e Jorge Martin. Il primo, attualmente nel team Gresini-Ducati, più affidabile, forse, ma meno esplosivo; il secondo, oggi con Pramac-Ducati, forse anche troppo aggressivo. Con la difficoltà di HRC di strapparli alla Ducati. Compito che forse sarà più semplice per Jorge, che finirebbe in un team catalano, più complicato per Enea, scaltramente assistito da Carlo Pernat che preferirebbe vedere il suo pupillo in Ducati e che vede l’opportunità di Martin come l’occasione per Bastianini di finire al fianco di Bagnaia.

Ci sono, poi, piloti come Raoul Fernandez e Pedro Acosta, ma li vediamo ancora troppo acerbi per mettersi sulle spalle il team Repsol Honda.

Il canto della sirena Honda è il fruscio delle banconote

Dovendo, invece, puntare al campione fatto e finito i nomi sono solo due: Fabio Quartararo, campione del mondo 2021 con la Yamaha e Joan Mir, ex iridato 2020 con la Suzuki. Due piloti veloci che sanno accontentarsi e sono capaci di trarre il massimo dalle circostanze.

Per strapparli rispettivamente a Yamaha e Suzuki, però, dovranno fare i conti con il proprio portafoglio e con la politica, perché indubbiamente la Dorna preferirebbe che le Case ufficiali non perdessero i propri campioni.

Honda potrà tentare entrambi, dal punto di vista economico, ma non sarà impresa semplice. Ed anche la Suzuki che parrebbe anello debole della catena oggi può contare sullo scaltro Livio Suppo, che bene conosce l’ambiente Honda e che ha già messo le mani avanti affermando di voler riconfermare la sua attuale coppia.

The worst case scenario: il ritiro di Marc Marquez

Un compito difficile per Honda, che diventerebbe addirittura ai limiti del possibile qualora Marc Marquez decidesse che è giunto il momento di appendere il casco al chiodo. In questo caso infatti a Tokyo si troverebbero di fronte ad un bivio: ripartire con Pol Espargarò, a cui l’assenza di Marquez non giova, perché avrebbe potuto rimanere come seconda guida con un Marc vincente ed in forma, oppure ricostruire l’intera squadra da zero.

Ciò che accade quando a capo dell’armata c’è un manager aggressivo ma poco riflessivo qual’è Alberto Puig. Spesso trascinato dal suo carattere ad agire d’impulso ed in base a simpatie e antipatie, piuttosto che col ragionamento.

Alberto però è un combattente e la resilienza nel caso di avversità può portare a risultati inattesi. Mai dare per spacciato il gigante Honda. Stiamo per assistere ad un nuovo rialzo dei costi del mercato-piloti. Con buona pace di quei manager che hanno pensato di risolvere il problema vietando l' 'abbassatore' Ducati. Un dispositivo meccanico. Viene da ridere, se certi manager non facessero invece piangere.

 

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