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Valentino Rossi, il lungo addio: il ritiro come una staccata sbagliata

Quando fai della tua vita un capolavoro, è difficile dare l’ultima pennellata, scrivere l’ultima riga, pronunciare una frase memorabile e prendere la porta e andartene via. Nel corso della carriera ci ha mostrato moltissime facce, da sorridente a ferocemente ironica per finire poi di avere sul volto una impressione di struggente malinconia


Valentino Rossi, il lungo addio: il ritiro come una staccata sbagliata

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Quando fai della tua vita un capolavoro, è difficile dare l’ultima pennellata, scrivere l’ultima riga, pronunciare una frase memorabile e prendere la porta e andartene via. Il rischio è quello di non essere all’altezza, di rovinare tutto con un finale banale.

Non si scappa, chiudere una carriera con la medesima intensità di come la si è vissuta è difficilissimo, quasi impossibile. Non ci sono riusciti Muhammed Alì, Maradona, Tyson, Schumacher. La lista è interminabile e testimonia la difficoltà di scendere dalla nuvola.

Semplicemente non ce la si fa. Perché è difficile cambiare vita, quasi quanto dire ad una donna che si è amato che è finita. Dove la porterà la vita senza di noi? Chi incontrerà? Sarà felice?

Perché, confessiamocelo, ci sembra veramente impossibile, alla fine di una storia, non esserne più parte. Che comunque quella storia continuerà senza di noi.

“E’ stato un lungo, lungo viaggio”, ha detto Valentino ma a noi, più che altro, è sembrato un lungo, lungo addio che avrebbe bisogno della penna di Raymond Chandler per essere raccontato.

Una storia di un personaggio di grande spessore che si è mostrato nel corso della carriera con moltissime facce, da sorridente a ferocemente ironica per finire poi di avere sul volto una impressione di struggente malinconia. Per questo ciò che ci ha stupito di più non sono state le sue parole, ma che le abbia pronunciate senza il minimo accenno di emozione nella voce.

Pianse, Kevin Schwantz quando annunciò il suo ritiro al Mugello, trascinando con sé nell’emozione tutti i suoi tifosi, mentre Rossi non ha versato una lacrima. Una cosa che non avremmo mai immaginato, come non avremmo mai pensato che il suo addio sarebbe arrivato di fronte ad una sala praticamente vuota. Solo l’occhio freddo della telecamera a seguirlo e, certo, tutti noi dietro gli schermi dei computer. Un segno dei tempi, di questi tempi che ci hanno privato del contatto umano e che certo non sono l’ideale per scrivere storie.

Così non ci resta che immaginarcelo, Vale, che si allontana sulle strade polverose che portano a Tavullia pensando a cosa fare del suo futuro, ora. Non alla guida della sua Ferrari targata VR46 ma, più probabilmente, della Apecar con cui ha scorazzato con Francesca pochi giorni fa. Forse è stato allora che ha deciso che era il momento giusto per fermarsi, quando il riferimento giusto per fermarsi, gli era già sfrecciato nella visione laterale anni fa. Come quando si capisce che si è arrivati lunghi e non c'è proprio più nulla da fare. Se non provare a fermarsi senza farsi male.

 

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