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Regole violate: la tuta aperta di Quartararo, le gare-rissa in Moto3

Coraggio è ricerca del limite nel rispetto delle regole: tutto il resto è demagogia d’accatto. Il motomondiale ha bisogno di una Direzione di Gara che sappia cosa fare. In tempo reale


Regole violate: la tuta aperta di Quartararo, le gare-rissa in Moto3

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La scorsa settimana l’amico Salvo Pennisi, responsabile dello sviluppo della Pirelli commentava sui social.

“Dal 2018 l’airbag è obbligatorio in MotoGP.C ome è possibile che si lasci entrare in pista un pilota con l’airbag scarico , consapevole, tra l’altro  di ciò ?
Si parla molto di sicurezza ma non si capisce come non esistano evidentemente regole o protocolli di buon senso autonomi dei piloti e delle squadre che vigilino su una cosa così elementare e un controllo in uscita dalla pit lane da parte dei commissari con divieto assoluto di ingresso in pista a chi non dovesse avere le spie di full charge bene accese.
Ho partecipato a due GS Trophy e ad una selettiva (Giappone, Mongolia, Nuova Zelanda) ed ogni mattina alla partenza di ogni tappa un addetto controllava minuziosamente (più di cento concorrenti) che ognuno indossasse correttamente ogni elemento di protezione (chest/ knee/ elbow/ neck collar ) oltre che casco, guanti e stivali omologati”.

Si riferiva, Salvo che per lavoro è evidentemente molto attento al tema della sicurezza, all’episodio di Enea Bastianini al Mugello. Abbiamo poi saputo (e verificato a causa del tamponamento di Enea con Zarco) grazie ad Alpinestars che la tuta di Bestia aveva altre tre ore di autonomia, ma il punto sollevato da Pennisi è corretto: chi controlla lo stato dell’equipaggiamento dei piloti al via. Dal risultato si direbbe: nessuno.

Eppure ricordiamo che già negli anni ’80 alle verifiche tecniche i meccanici, oltre alle moto, dovevano presentarsi con il vestiario dei piloti, anche se allora si chiudeva un occhio, come ricorda il simpatico Gianni Rolando, sullo stato delle tute. Quelli dei privati, infatti nella maggior parte dei casi erano clamorosamente ‘vissute’.

Oggi invece l’impressione è che si punti più lo sguardo sull’abbigliamento dei meccanici nei box, che poco c’entra con la sicurezza, casco indossato in pit lane a parte, solo per questioni di immagine.

L’argomento per riparlarne ci è dato dal ‘caso Quartararo’, la famosa tuta che si è aperta a 300 all’ora. Si fosse rotta la cerniera sarebbe stato un caso, ma non si è rotta. Quindi delle due una: o Fabio non l’aveva chiusa correttamente abbassando il fermo della zip, o la ha aperta lui cercando di sistemare la protezione per il petto, poi persa.

Non era mai accaduto, ma non è questo il punto. Il Motorsport è una attività che si basa su regole certe ed alcune di esse non hanno interpretazioni. Una tuta aperta equivale ad uno scarico od una carenatura allentata. E’ una situazione di pericolo ed in questi casi è automatica l’esposizione della bandiera nera con tondo arancione accompagnato dal numero del pilota.

Le regole relative alla sicurezza non vanno interpretate, bensì applicate

In casi come questi non si può e non si deve fare il ragionamento: ma tanto non succede niente, non si deve cioè interpretare ma, al contrario, solo applicare il regolamento. Pedissequamente.

Questo perché le regole sono chiare, e come si squalifica - o comunque si applicano le sanzioni previste - nel caso di un mezzo fuori peso, dimensioni, cilindrata, così è automatico esporre la bandiera.

Purtroppo la Direzione di Gara da tempo è assolutamente inadeguata: da Mike Webb al collegio degli Steward capitanati da Freddie Spencer, Bill Cumbow e da un rappresentante locale, tutti sembrano lì impegnati a…fare niente.

I 3 secondi aggiuntivi di penalità hanno fatto arrabbiare Quartararo a ragione

Perché se la bandiera nera e arancione era la risposta corretta, i tre secondi aggiuntivi di penalità inflitti a Quartararo non significano nulla dove la risposta doveva essere quella della messa in sicurezza. Costi quel che costi.

E’ indubbio infatti che se Fabio avesse dovuto togliersi dalla traiettoria, rallentare, richiudersi la tuta, avrebbe perso ben più di tre secondi. E comunque lo scopo sarebbe stato quello di farlo correre in sicurezza. Non esiste una sanzione sostitutiva della sicurezza. Ma ciò questa Direzione di Gara farsesca non lo sa. Non ci arrivano. E non voglio discettare oltre perché le altre ipotesi sarebbero ancora più offensive.

Quindi delle due l’una: o non conoscono i regolamenti, o non sono liberi di applicarli al volo, come sarebbe stato corretto in questo caso.

Il motomondiale deve dotarsi di una Direzione di Gara adeguata

C’è stato ben di più comunque della tuta di Quartararo nel GP di Barcellona: il Gran Premio della Moto3, come ormai da tempo, non è una gara bensì una rissa.

Vengono spacciate come esaltanti gare in cui c’è una mischia e la continua ricerca della posizione migliore per prendere o non lasciar prendere una scia. Questo mentre i cambi di traiettoria e le scorrettezze sono all’ordine del giorno.

Vogliamo parlare della gestione dei Gran Premi della Moto3?

La mancanza di intervento degli Stewart sull’incidente causato da Jeremy Alcoba che alla fine del penultimo giro, mentre era in testa, ha rallentato vistosamente provocando un compattamento di un gruppo di 15 piloti che ha provocato la caduta di Dennis Foggia, Xavier Artigas e Ayumu Sasaki è passato assolutamente sotto silenzio. Non deve accadere.
Come ha giustamente sottolineato Luca Cadalora nel nostro #BarSport di domenica sera quelli della Moto3 sono i piloti della MotoGP di domani e se crescono senza regole diverranno piloti difficili da gestire.

Giova ricordarlo per l’ennesima volta: il motociclismo è uno sport di coraggio, ma coraggio non equivale a scelleratezza e mancato rispetto delle regole. E’ il contrario. Coraggio è ricerca del limite, sapere fin dove si può arrivare e lì fermarsi. Tutto il resto è demagogia d’accatto.

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