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Jason Dupasquier, il Mugello ed il coraggio del curioso Ulisse

Tanti anni fa un vecchio Maestro mi disse: "o smettiamo di correre, o smettiamo di piangere". I circuiti sono come l'antro di Polifemo, il luogo pericoloso dove siamo approdati per sete d'avventura. Ed è qui che troviamo giovani Ulisse come Jason


Jason Dupasquier, il Mugello ed il coraggio del curioso Ulisse

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Come ha detto Marquez è stato un fine settimana disastroso ed uscendo dal circuito del Mugello avrò il solito pensiero di essere fuggito dall’antro del Ciclope. Ve la ricordate, no, la leggenda? Ulisse si salvò grazie alla sua astuzia da una situazione ad alto rischio nella quale si era messo con le sue mani per il suo desiderio di avventura.

Salvò sé stesso, ma non tutti i suoi compagni: è sempre stato così, il dio dell’avventura divora i suoi figli, eppure nessun uomo - meglio sarebbe dire certi tipi di uomini - non rinunciano al rischio pur di provare emozioni.

Del resto l’umanità è sempre vissuta sull’equilibrio sottile fra i cacciatori ed i raccoglitori. Fra chi si contenta di cosa offre la vita naturalmente e chi all’esistenza cerca di strappare ciò che ci sfugge ogni giorno, l’attimo, vivendolo nel modo più pieno possibile nell’illusione dell’immortalità. Rischio dunque sono. Offro la cosa più preziosa che ho, la mia stessa vita, perché voglio riempirmi l’anima d’immenso.

In una società che ha come obiettivo minimizzare il rischio e mette all’indice chi non si adegua, i motociclisti, o comunque tutti quegli sportivi dove un errore si paga con qualcosa di più di una storta ad una caviglia, rappresentano la valvola di sfogo di una umanità sempre più buonista e pavida, uniformata verso una omologazione che non è propria della nostra razza.

Per questo quando accade ciò che è purtroppo accaduto sabato scorso mi ritorna in mente una frase pronunciata da un mio vecchio Maestro, Ezio Pirazzini, giornalista del Resto del Carlino e mio Virgilio assieme a Gianbattista Marcheggiani del Corriere dello Sport mentre muovevo i primi passi nel motociclismo agonistico di fine anni ’70: “o smettiamo di correre, o smettiamo di piangere”. Che non significa subire passivamente le tragedie, ma al contrario ringraziare quelli che decidendo di scegliere la via meno facile ci mostrano la strada verso la soddisfazione delle nostre passioni, che non devono essere represse bensì esaltate.

Piangiamo pure per la perdita di una giovanissima vita, ma senza la retorica del ‘stava facendo quello che amava’. Jason Dupasquier era un giovane uomo coraggioso e preparato che sicuramente, come tutti i suoi colleghi, pensava a minimizzare i rischi, mentre li affrontava perché anche a 19 anni si può avere il coraggio di Ulisse per vivere una avventura.

 

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