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Marc Marquez: "l'holeshot non aiuta lo spettacolo in TV"

Marc: "Le MotoGP sono sempre più fisiche, i sorpassi più difficili. Non sono stupito dei tanti problemi all'avambraccio". L'8 volte iridato punta il dito contro il progresso, ed ha ragione e torto assieme


Marc Marquez: "l'holeshot non aiuta lo spettacolo in TV"

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All’inizio c’è stata la guerra alle ali, lo ricordate? Quando apparvero sulla Ducati, cogliendo le altre Case di sorpresa, molti si affannarono a dire che erano pericolose in caso di contatto. Come se una moto non fosse fatta di elementi sporgenti, come le pedane ad esempio.

Nemmeno i casi di piccole collisioni, durante i quali le ali regolarmente si staccarono perché progettate apposta, bastarono a convincere i legislatori. Guardando oggi cosa sono diventate - egualmente sporgenti ma sicuramente inamovibili - viene da domandarsi cosa ha nella testa chi legifera.

Le ali sono state un momento, poi è stata la volta del ‘cucchiaio’, tacciato a torto od a ragione di creare un carico aerodinamico, ed oggi è l’ora del dispositivo atto a migliorare la partenza. Il cosiddetto ‘holeshot’, l’abbassatore. Inizialmente progettato per migliorare lo scatto della moto in partenza, oggi è utilizzato anche durante la gara per migliorare l’accelerazione. E non c’è dubbio che funzioni: è semplice fisica.

Naturalmente c’è chi è avanti, la Ducati, chi è già a buon punto, la Yamaha e chi è indietro e rincorre, la Honda. E le lamentele arrivano puntuali. Ascoltate cosa dice Marc Marquez prima di Le Mans.
 

Marquez: "fisicamente il corpo ha un limite, le moto sono sempre più faticose"

“Le moto sono sempre più fisiche. Per esempio, la gomma posteriore a Portimao e Jerez, non è calata affatto, è stata molto costante. Questo, da un lato, è buono, ma dall'altro, fisicamente, per i piloti, è molto più stressante. L'altro problema è con i dispositivi di holeshot. È normale che molti piloti siano stati operati all'avambraccio. Ho provato per quattro o cinque giri e mi sono detto: 'Così non finisco la gara'. Perché quando lo inserisci, è come se la moto fosse più potente, spinge di più, la sensazione di impennata è diversa. Fisicamente il corpo ha un limite. Attualmente le gare sono più statiche: ognuno viaggia con il proprio ritmo. Per lo spettacolo c'è bisogno di più sorpassi. E per la TV dispositivi come gli holeshot sono peggio”.

Marquez: "per la TV i dispositivi come l'holeshot non aiutano lo spettacolo"

La critica di Marc è accurata, perché non essendo al 100%, fisicamente, si accorge più della fatica. Del resto sono passati i tempi in cui il pilota pensava a guidare e basta. Con l’arrivo dell’elettronica sono arrivate le mappe da cambiare, ed ora l’holeshot…Sicuramente muta l’impegno, anche psicologico e l’esempio della F.1 è devastante, i volanti ormai del volante non hanno nemmeno più la forma, sembrano gamepad da videogioco. Ma per chiunque abbia pilotato una moto od un’auto in circuito sa che una cosa è fare le curve a cavallo, un’altra da seduto. L’impegno fisico è ben diverso. E poi c’è il movimento: in auto il corpo è fermo, in moto si inclina, a destra e sinistra, c’è l’immersione nello spazio a complicare le cose. Ma andiamo avanti.

“All'inizio è un buon sistema da avere - ha proseguito Marc Marquez - Perché è sicuro: avendo la moto più bassa, è più stabile. Ma io sono totalmente contrario. È una cosa in più a cui dobbiamo pensare come piloti sulla moto. Inoltre è ovvio che si va sempre più forte. Con l'holeshot si aumenta il tempo di accelerazione così la moto prende più velocità e diminuisce il tempo di frenata. In questo modo, in caso di errore, si arriva con più velocità nella curva. Non credo che sia positivo per la sicurezza: è sempre meno. Qui, a Le Mans, con la pioggia, vedremo. Se ce l'abbiamo, sarà usato anche sul bagnato. Puoi arrivare con la moto più bassa e potrebbe bloccarti l’anteriore e sarebbe una brutta caduta. E poi sarà più difficile sorpassare. È naturalmente quasi impossibile nelle zone di accelerazione, bisognerà farlo nelle curve strette. I piloti della Ducati sono a favore, ma credo che la maggior parte di loro erano contrari ad usarlo in gara”.

Attenzione: l’analisi di Marquez è accurata e condivisibile in quasi tutti gli aspetti. E a proposito delle frenate, e ciò che si diceva anni fa per la F.1 e poi per le moto quando arrivarono i dischi in carbonio che riducevano lo spazio di decelerazione, rendendo inevitabilmente più difficili i sorpassi.

Del resto le corse servono a questo, a far progredire i mezzi, ad andare più veloci. E nel momento in cui le supersportive stradali sono più progredite in certi comparti di quelle da Gran Premio - pensiamo al cornering ABS - di cosa stiamo parlando?

Tutto cambia e le 'leggerissime' monoposto di F.1 nel 2022 sfioreranno la tonnellata!

Il motto olimpico ‘Citius! Altius! Fortius!’, che sta per più veloce, più in alto, più forte, spiega e dice tutto: agli atleti (ed i piloti lo sono) è chiesto sempre di più. Maggiore allenamento, maggiore forza, più concentrazione. Io credo che Barry Sheene non abbia speso un’ora della sua vita in una palestra e sappiamo tutti il tipo di allenamento preferito da Nori Haga e Marco Lucchinelli. Non che Barry fosse da meno, eh…comunque, lamentarsi non serve ed aspettiamoci MotoGP sempre più performanti. E forse anche più pesanti. Accadrà anche in F.1

Nella prossima stagione, infatti, l’impiego delle gomme da 18 pollici e le nuove specifiche legate alla sicurezza imporranno un ulteriore aumento di peso (già attualmente è aumentato di un quintale rispetto all’inizio dell’era turbo-ibrida nel 2014).

Le monoposto nel 2022 dovranno pesare a secco come minimo 790 kg, questo significa che aggiungendo il pieno di benzina, il pilota e il sedile si arriverà a sfiorare la tonnellata: circa  980 kg. Rispetto all’ultima generazione di monoposto di F1 spinta dai motori aspirati V8 del 2013, l’aumento di peso è di 143kg.

Inutile, a questo punto, rimpiangere le 500 da 115 Kg…oggi nemmeno uno scooter Honda SH pesa così poco. E' il progresso, ragazzi.

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