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Valentino Rossi, il lungo addio: quando correre è più importante di vincere

Lauda, Schumacher, Hailwood si sono fermati per poi ripartire. Smettere è un trauma, lo hanno confessato Agostini e Cadalora, dunque perché farlo? Chi scrive lo ha provato sulla sua pelle...


Valentino Rossi, il lungo addio: quando correre è più importante di vincere

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Gareggiare, praticare sport, cercare la competitività, ma fino a quando?
Se lo domandano tutti gli sportivi, e mentre combattono con il diminuire delle prestazioni ed i primi acciacchi, ad un certo punto smettono. Per alcuni è uno stop brutale, per altri graduale. Non c’è un modo, una via. Ognuno sceglie la sua strada.

Accade ai campioni, accade agli atleti amatori, accade a tutti quanti amano praticare uno sport fino a farlo diventare, quasi, una ragione di vita.

Fermarsi è un po’ morire, per cui per alcuni è un ‘lungo addio’. Si gareggia, ci si ferma, si riprende ad allenarsi. Le pause diventano più lunghe. Ci si abitua alla perdita come ad un divorzio. Non è mai facile. Ed è sempre doloroso.

Poi ad un certo punto, possono passare mesi e mesi oppure anche anni, scatta qualcosa dentro, come una molla e si riprende ad allenarsi. Accade ai fuoriclasse: Niki Lauda, Michael Schumacher, Mike Hailwood, ritorni clamorosi, per alcuni un successo, come quello di Mike The Bike al TT nel 1978, per altri semplicemente una agonia.

Cadalora: "correre è come una droga, non si smetterebbe mai"

C’è anche chi, dopo aver deciso, non torna più indietro.
“Quando mi fermai piansi tre giorni”, ci ripete ogni volta che tocchiamo l’argomento Giacomo Agostini.
“Io correvo per vincere, e quando comincia a fare dei terzi o quarti, non mi divertivo più”.

“Sai, è difficile smettere, è come una droga - ci ha detto una settimana fa nel backstage di una nostra Live Luca Cadalora - senti di dover smettere ma non vuoi smettere. Gareggiare ti manca in modo insopportabile, anche se senti che è giunta l’ora di fermarsi. Per questo ti fermi, riparti, ti rifermi: non vuoi accettarlo”.

Luca oggi gira appena può con le Supercar, in pista, così come Eddie Lawson, a fine carriera, fece dapprima in Indy Light e poi con i Superkart. Insomma smettere è un dramma. Sportivo, si intende.

Scrivo questo dopo aver passato un pomeriggio (grazie Andrea Venturi!) a Vallelunga con una Ducati V4S, con al fianco il mio ‘coach’ Giancarlo Tiriticco.

Sono indicibilmente lento, di ritmo nemmeno a parlarne, azzecco una curva fatta bene ogni tre giri ma quando penso che alla soglia dei 67 sono ancora qui a (tentare di) aprire il gas dopo aver iniziato su una 350 Desmo negli anni’70, per poi passare agli 87 stratosferici cavalli della 750 SS, essermi guadagnato la fiducia di tanti team ed aver provato praticamente tutte le GP da fine anni ’70 alla Desmosedici 800 di Stoner, bene mi sento un ragazzo fortunato.
 

Dario Marchetti ha dieci anni meno di me, ma sono certo che fra dieci anni sarà ancora in pista!

Il pensiero che anche a Marquez serva tempo per tornare in forma mi fa sentire meno impedito

No, non intendo rimettermi in pista, ma il pensiero che anche a Marc Marquez saranno necessari tre o quattro Gran Premi per tornare in forma mi ha fatto sentire meno impedito, ieri, visto che non mettevo la tuta da ottobre.

Che poi è la stessa sensazione che ho provato l’anno scorso, in pieno lockdown, quando ho rimesso le scarpette e sono andato a correre. Ed anche se i tempi non sono minimamente quelli di un tempo - e lì è dura, la capoccia di un motociclista/podista non cresce ed invecchia come il resto del corpo - mi si è riaffacciata l’idea, e la voglia, di ripartire. Un diecimila? Una mezza? La maratona no…non per ora.

Il carbonio affascina: ora c'è anche nelle scarpette da corsa!

Così eccomi qui a scoprire che la tecnica, anche lì, ha fatto passi da giganti. Nike ha fatto le AlphaFly con soletta in carbonio, Saucony le Endorphin (le comprerò solo per il nome), ecchisenefrega se sono state costruite per ritmi da 3’ al Km. Pensate forse che la Panigale V4S sia stata progettata per ragazzi della mia età?

Ovvio che il mio eroe oggi sia Eliud Kipchoge, ma non dimentico il Maestro Alessio Faustini, come non scordo la prima stretta di mano con Giacomo Agostini. Erano i tempi in cui stavo smettendo con lo sport attivo e scoprii che fare il giornalista mi teneva vicino al mondo che amavo. E cosa c’era di meglio di seguire Franco Uncini, Adelio Faccioli, Gianni Pelletier, che avevo incontrato in pista a Vallelunga ai tempi delle derivate di serie?

Proiettavo la mia passione su di loro, ed ero felice, ma sono felice anche ora, ogni volta che mi metto la tuta, ogni volta che calzo le scarpette. E non ho ancora fatto pace con me stesso per i tempi che non vengono più. Ma questo non importa, oggi, quanto passare una giornata con Giancarlo o mio figlio Andrea che pazientemente viene a vedere questo scemo di padre fare qualcosa che ama: lo sport.

Lo so, avete aperto il pezzo perché avete visto la foto di Valentino Rossi ed io non lo ho ancora nominato. Lo faccio ora. Vederlo sbocconcellare un panino a Pomposa, dopo un allenamento con una R6, me lo ha fatto sentire vicino come non mai. E perché poi dovrebbe smettere, ora, dopo il più brutto inizio di carriera di sempre?

A 42 anni metti la mano in tasca senza trovare più l'asso che cercavi

Una cosa che lo scorrere del tempo mi ha insegnato è che a 42 anni inizi a metterti una mano in tasca senza trovare più l’asso. Peschi, se va bene, un fante. Ma deve andare bene. Eppure in questa ricerca continua, sta il senso di tutto. Mai fermarsi. Oppure fermati, ma poi riparti. Non arrenderti. Quanti sarebbero capaci di fare ciò che stai facendo tu in questo momento? La vittoria è ripresentarsi al via della vita ogni giorno.

Per cui Vale, continua finché hai voglia e ti piace. Cosa c’è di meglio di un panino, in compagnia di amici più giovani a cui i tempi vengono facili? Ricordo un allenamento con Alessio, a Villa Pamphili in cui mi sentivo da dio e lo senti domandarmi: “aò, ma che me stai a sfidà?”

Quelli che mi (ti) sfilano oggi veloci avranno vinto quando saranno ancora lì a sfidare sé stessi fra molti anni.

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