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Dal buio alla luce: la MotoGP battezza Losail 2 e lascia le tenebre dell'incertezza

Era impossibile tergiversare oltre: Carmelo Ezpeleta lo ha capito e questo calendario è sicuramente più attendibile. Da risolvere in breve tempo l'accesso ad un limitato numero di ospiti, sponsor e stampa, senza i quali la sopravvivenza delle squadre è ancora a rischio


Dal buio alla luce: la MotoGP battezza Losail 2 e lascia le tenebre dell'incertezza

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Com’era prevedibile e come avevamo anticipato in tempi non recenti, il calendario MotoGP è cambiato. Come scrivevamo il 6 novembre scorso, infatti, quello proposto da Carmelo Ezpeleta era semplicemente una intenzione. Nemmeno uno studio di fattibilità. Il boss della Dorna, infatti, sapeva fin da allora che la possibilità che si riuscisse a portare il motomondiale in Argentina e America non esisteva nemmeno nei suoi sogni più rosei.

Ma bisognava dare, più che una speranza, un segnale, che la MotoGP era cazzuta e pronta ad affrontare le fiamme dell’inferno, pur di tornare a far ruggire i motori. Anche se, forse, a crederci - e il messaggio forse a loro era rivolto - sono stati sono gli sponsor. Ma i meno ‘studiati’. Insomma quel calendario ha rappresentato semplicemente il lampo di luce di un faro nella notte che indicava ai naviganti la rotta per l’approdo ed il porto.

Da subito abbiamo detto che la soluzione era, poi, correre due Gran Premi consecutivi a Losail. Non siamo geni. Questo è ciò che avrebbe detto subito Ezpeleta, se avesse potuto, ma non poteva. Come subito abbiamo suggerito, ma non ce ne era affatto bisogno naturalmente, che se Losail 2 era il sostituto perfetto per Rio Hondo, Portimao lo sarebbe stato per Austin.

E’ stato un gioco, maledettamente serio, per affrontare una situazione maledettamente seria e grave.

E attenzione: non è finita. La situazione è ancora fluida e con tanti punti interrogativi fra i quali forse il più importante è la presenza del pubblico, che non è scontato che ci possa essere, in che numero e con quali accorgimenti è ignoto a tutti tranne che al dio.

Ma attenzione: sarebbe sbagliato mettersi nelle Sue mani, siano quelle dell’unico Dio o solamente quelle di una delle tante divinità che affollano il Pantheon del motociclismo. La situazione pandemica, difatti, non è più quella del 2020. Non siamo in ritirata colti alla sprovvista da un nemico di cui non sospettavamo nemmeno l’esistenza.

La nostra, oggi, non può nemmeno essere più una guerra di trincea. Non possiamo limitarci ad attendere: dobbiamo avanzare. E questo la Dorna e Carmelo lo sanno bene, anzi benissimo, tanto che i team - tutti non solo quelli della MotoGP - hanno già ricevuto l’informazione che un numero - limitatissimo per carità - di ospiti sarà ammesso. Forse 5 per squadra, meno per le cilindrate minori. Addirittura si sta parlando di riportare in vita le esibizioni Ducati con la ‘two seater’, le Desmosedici biposto con le quali Randy Mamola e  Franco Battaini scorrazzano per un giro adrenalinico i super-hyper-VIP per fargli provare l’ebbrezza delle pieghe ad alta velocità.

A questo quadro, per il momento ancora sul cavalletto e appena abbozzato col carboncino, manca però ancora la prima pennellata di colore che gli darà vita e che permetterà alla MotoGP di passare dalla difesa, dal si salvi chi può, al ricompattare le file e all’attacco: la nostra presenza. La presenza della stampa. La possibilità che, nelle forme e nei modi che hanno finora permesso al motomondiale di andare in avanti - la famigerata ‘bolla’ - anche ai media sia dato accesso allo sport oggi secondo solo a calcio e F.1 che abbiamo contribuito a creare. Perché se è vero ed innegabile che la televisione è stato il turbo della gran parte degli sport, è altresì innegabile che prima c’è stato il racconto, l’analisi, l’individuazione dei personaggi, fatti dalla carta stampata che oggi sta affrontando il suo normale processo evolutivo sul web.

Senza i milioni di interviste, articoli, dirette social permesse dalle nuove tecnologie, nemmeno la TV da sola potrebbe sopravvivere. Senza questa continua linfa che alimenta le tifoserie mancherebbero gli argomenti. Il fiume impetuoso sarebbe un ruscello.

Ezpeleta lo sa. Da generale coraggioso ora deve dare l’ordine di avanzare per recuperare posizioni*. Solo così la MotoGP tornerà a far parte della vita, aiutando la vita stessa a riprendere il suo corso normale.

 

*In questo la Superbike è già avanti: mentre nel 2020 è sempre stato possibile seguirla, anche i test di questa settimana erano aperti alla stampa, che ha avuto accesso anche alla pitlane.

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