La scelta Ducati: ecco perché Miller ha vinto il duello con Dovizioso

Gli è arrivato alle spalle con 25 punti di distacco, ma con ben tre Gran Premi persi non per sua colpa. A Borgo Panigale è stata premiata la capacità di guidare sopra i problemi favorendo la rifondazione verde delle squadre


Share


L’ultima stagione della Ducati ci ricorda quella 2000 della Yamaha: la casa di Iwata schierava quattro punte: Max Biaggi, la sorpresa Garry McCoy, Carlos Checa e Norifumi Abe.

Complessivamente le Yamaha salirono sul podio 17 volte, con rispettivamente tre vittorie per McCoy, due per Biaggi ed una per Abe ma in classifica generale non andarono oltre il terzo posto con il pilota romano nell’anno - guarda caso - della vittoria di Kenny Roberts junior con la Suzuki.

Anche in quella occasione, dopo il successo di Alex Criville con la Repsol Honda nel ’99, Biaggi, secondo nel ’98 e 4° nel ’99, come Dovizioso in Ducati era fra i favoriti. Ma andò diversamente.

I motivi: un po’ di confusione nello sviluppo, soprattutto, perché mentre il team satellite Yamaha di McCoy iniziò ad utilizzare gli pneumatici Michelin da 16,5” al posteriore, modificando la geometria della sospensione per adattare la moto, al il più restrittivo team ufficiale non fu concesso.

Con l'aiuto di sei moto sulla griglia di partenza, la Ducati quest’anno è invece salita sul podio in otto dei 14 round, più di qualsiasi altro costruttore. Ma i podi per ogni pilota sono stati rari: quattro se li è aggiudicati Jack Miller, il migliore, poi due Dovizioso e uno ciascuno Petrucci, la vittoria in Francia, Francesco Bagnaia e Johann Zarco.

Ducati, otto podi in 14 Gran Premi con cinque piloti diversi

La Ducati a fine campionato è stata ‘premiata’ con il mondiale costruttori ma anche se le regole sono le regole e vanno rispettate, non c’è dubbio che il titolo sia arrivato per la squalifica comminata alla Yamaha per la questione motori.

Il risultato è che per il 2021 la casa di Borgo Panigale ha dato una brusca sterzata alla gestione dei piloti licenziando sia Dovizioso, che era in Ducati dal 2013, che Petrucci. Una decisione che ha fatto indignare parte dei tifosi che, forse, ricordando solo l’esito delle stagioni 2017-2019 durante le quali la Desmosedici per tre volte è arrivata alle spalle della Honda di Marc Marquez, hanno dimenticato il difficoltoso cammino iniziato con Dovi proprio nel 2013: un 8°, un 5°, un 7° ed un altro 5° posto assoluto prima del trittico che ha fruttato al forlivese 12 vittorie nel mondiale (13 con l'unica del 2020) che si sono sommate alle due precedenti: l’unica con la Honda a Donington sul bagnato nel 2009 e la prima con la Rossa nel 2016 in Malesia. Successiva al primo trionfo dell’era Dall’Igna ottenuto al Red Bull Ring poco prima da Andrea Iannone.

“Il Covid ci ha costretto ad un campionato diverso, praticamente senza prove - ha sottolineato Paolo Ciabatti, arrivato in Ducati contemporaneamente a Dovizioso - praticamente dopo la Malesia non ci sono state prove, di conseguenza non è stato facile adattarsi ai nuovi pneumatici. Siamo stati competitivi, ma abbiamo lottato per il podio sempre con piloti diversi”.

Già, è vero, dei sei piloti Ducati, includendo Rabat, i cinque sotto contratto Ducati, quindi anche Johann Zarco, sono saliti sul podio. Questo può essere considerato il vero successo della stagione perché dimostra che la GP19 può essere pilotata con stili diversi.

Ciononostante il migliore della nazionale Rossa è stato ancora una volta Dovizioso, 6° assoluto con 117 punti ottenuti con un campionato come al solito senza errori. Un solo zero non per sua colpa, a Barcellona. Valeva la pena giubilarlo tenendo conto che Jack Miller è arrivato alle sue spalle, in nona posizione, staccato di 25 punti?

Dall'Igna: "Tre dei ritiri di Jack non sono avvenuti per sua colpa"

La risposta ce la ha data lo stesso Gigi Dall’Igna nella nostra diretta della scorsa settimana.

“E’ vero, Jack è arrivato alle spalle di Andrea, ma con quattro zero contro uno. E non tutti causati da sue colpe: a Misano gli è finita la visiera a strappo di Quartararo nell’aspirazione, a Le Mans ha avuto un problema meccanico, mentre ad Aragon è stato tirato giù da Binder”.

Ecco il motivo della decisione Ducati di ringiovanire la squadra ufficiale con l’arrivo di Miller e Bagnaia: il desiderio di avere in squadra un pilota più arrembante, capace di gettare il cuore oltre l'ostacolo ed anche di guidare, se necessario sopra i problemi. Un processo addirittura estremizzato con le squadre satellite visto che nel 2021 i tre rookie saranno tutti alla guida delle Desmosedici: Bastianini, Marini e Martin. Il che di fatto consegna il titolo onorifico di debuttante dell’anno già nelle mani della Rossa.

Se è vero che Ducati - ma ce lo ha confermato Dall’Igna - aveva già forti dubbi sul rinnovare o meno l’accordo con Dovizioso oltre gli otto anni passati assieme, forse sono questi dati ad aver favorito una decisione apparsa a molti dura, ad altri inappropriata.

Il ricambio generazionale, recentemente sono usciti di scena anche Pedrosa, Lorenzo e Crutchlow e per Rossi è solo questione di tempo, è ormai inarrestabile.

 

Share


Articoli che potrebbero interessarti