Dovizioso, Vinales e Quartararo: gli illustri perdenti del motomondiale

Senza Marquez in pista erano dati per favoriti e all'inizio del campionato ci hanno illusi. Il successo ha arriso a Joan Mir ed alla Suzuki. Dopo Sheene, Lucchinelli, Uncini, Schwantz e Roberts Junior la casa di Hamamatsu festeggia il suo 100° anniversario


Ora che Joan Mir si è portato a casa il mondiale della MotoGP con una settimana di anticipo sulla chiusura stagionale di Portimao si possono azzardare alcune considerazioni su questo strano campionato caratterizzato dall’assenza di Marc Marquez e dalla pandemia.

Quando è iniziato, a Jerez, dopo l’incidente del campione del mondo in carica abbiamo subito detto che sarebbe stata una serie ‘strana’, priva com’era del pilota di riferimento.

Pensavamo in quel momento, che Vinales e Dovizioso, magari con l’inserimento del miglior esordiente del 2019, Fabio Quartararo, si sarebbero battuti ogni domenica, magari con l’inserimento di qualche outsider e che alla fine, sul successo di chiunque avesse vinto sarebbe comunque pesata l’assenza di ‘Magic Marc’.

Con Mir ha vinto il migliore, quest'anno colui che ha sbagliato meno: lo ha meritato

Non abbiamo cambiato opinione, ma ha vinto il migliore, che in questo caso è stato chi ha sbagliato di meno, ma anche chi ha avuto meno alti e bassi, grazie ad una moto, la Suzuki, praticamente a suo agio dappertutto (anche con le Michelin), pur senza dominare.

Joan Mir è comunque un legittimo campione del mondo, anche con un solo successo perché al netto della vittoria sfuggitagli al Red Bull Ring causa bandiera rossa, ha comunque collezionato 7 podi. Più di chiunque altro. Se crescerà, e la Suzuki con lui, bisognerà tenerlo in considerazione per il 2021. Così come Rins che ha iniziato l’anno non in perfette condizioni fisiche, ma grazie ad un gran finale si giocherà ora il secondo posto assoluto a Portimao con Morbidelli.

Yamaha la grande sconfitta del 2020, più di Ducati: 7 GP vinti, 10 podi e tante critiche

Più di Mir hanno vinto Morbidelli e Quartararo, 3 successi, ciascuno, ma se Morbido ha avuto un solo calo, il 15° posto nel GP della Stiria, Fabio al netto della cadute (pressione?) ha sofferto troppo in alcuni Gran Premi, come in Stiria e a Valencia 1.

Anche Vinales non è stato consistente, un solo successo, e appena tre podi complessivi e troppe gare inqualificabili. Una situazione che ha portato la Yamaha a conquistare in totale 7 vittorie e 10 podi, risultando però la grande sconfitta del 2020. Figuraccia del ‘caso valvole’ a parte che comunque ha lasciato un grande punto interrogativo sulla giustizia sportiva nella MotoGP.

Il 'caso valvole Yamaha' e la decisione della MSMA il fatto più brutto dell'anno

A questo proposito siamo stati spettatori di una situazione poco chiara, a cominciare dal ritardo con cui la FIM, o chi per lei, ormai non si capisce più, ha comunicato questa grave scorrettezza. Come se, prima di renderla pubblica, avesse interpellato tutte le parti in causa per salvare in qualche modo la faccia del campionato e soprattutto lo show televisivo. Inqualificabile.

Una parola che siamo purtroppo costretti anche ad usare per il binomio Ducati-Dovizioso che dopo aver illuso per tre stagioni consecutive è sì, per il momento, ancora la migliore rossa in classifica iridata - al 6° posto - ma con una sola vittoria ed un podio.

Inspiegabile il crollo di Dovizioso, una vittoria ma spesso dietro ai compagni di marca

Così dopo i sei successi del 2017, i 4 del 2018 ed i due della passata stagione siamo passati all’unità. Una discesa incomprensibile che non si spiega solo con problemi di adattamento alle gomme. Perché in questo caso sarebbe inspiegabile la gara condotta oggi a Valencia da Jack Miller. Peraltro Dovi, fantastico ragioniere quest’anno ha un solo zero in tabella (non per sua colpa), mentre Jackass ne ha addirittura quattro.

L’australiano è arrivato alle spalle di Andrea a Jerez 1, davanti a Brno, sul podio della vittoria del Red Bull Ring insieme a Dovi. In Stiria ha fatto 2° con il forlivese 5°, a Misano sono arrivati uno dietro l’altro, 6° l’italiano, 7° Jack. E negli ultimi quattro Gran Premi nonostante uno zero hanno chiuso 37 punti a 28 a favore di Miller.

La Ducati quest'anno aveva bisogno di essere 'guidata sopra i problemi:' Miller ci è riuscito a tratti

L’impressione, dall’esterno, è che Andrea Dovizioso si sia fatto troppo condizionare dalla situazione contrattuale, dimenticando di dare il 110%, cosa che ormai fanno tutti. E poi, naturalmente, usando una frase inventata dal grande Wayne Rainey, non è stato disposto a ‘guidare sopra i problemi’.

Peccato per la Ducati, peccato per lui. Anche la decisione presa in Austria di mettere un punto alla sua storia con la casa di Borgo Panigale, senza essersi prima assicurato una sella per il 2021 è incomprensibile. Difficile quest’anno senza aver vissuto il paddock dire quanta della responsabilità sia stata sua e quanta del suo manager, Simone Battistella. Anche se bisogna dire che solitamente l’ultima parola spetta sempre al pilota.

Ma forse è anche possibile che Dovizioso avesse, come il suo ex compagno di squadra Cal Crutchlow, esaurita la carica agonistica dopo che per tre anni si è trovato davanti una belva come Marc Marquez, capace di batterlo, e parliamo del 2017, con una moto nettamente inferiore alla GP17.

Il resto, come diciamo spesso, è stato il sotto-clou di questo lungo match disputato con tempi compressi e sbagliati. Hanno vinto anche Binder, Petrucci, Olivera e Rins, ma per un motivo o per l’altro, Alex a parte, non sono stati incisivi nella storia del campionato.

L'Aprilia è stata ammirabile con Iannone, ma ci saremmo aspettati una presenza nella disputa legale

C’è da fare ancora alcune considerazioni, oltre che quelle d’obbligo sulla crescita della Suzuki. Se possibile la KTM ha fatto anche un lavoro migliore. Gli austriaci hanno dimostrato di saper sfruttare sia le concessioni che il test team capitanato da Dani Pedrosa. Una cosa che, invece, non ha saputo fare l’Aprilia, al netto della vicenda Iannone.

A proposito di questa: la casa veneta è stata magnifica nel suo supporto ad Andrea ma ha peccato in due punti importanti, secondo noi: anche se si trattava di una questione privata ci saremmo aspettati una presenza fattiva nella disputa legale. Del resto erano anche suoi gli interessi in ballo. Invece Andrea Iannone ha gestito tutto, dalla comunicazione alla sua difesa. Aprilia avrebbe dovuto fare sentire la sua voce, ed anche il suo peso. So che Massimo Rivola, magari, non sarà d’accordo con questo nostro pensiero, peraltro espresso più volte, ma l’inerzia non premia mai. Ed anche la mancanza di un piano B, e addirittura C e D, lo dimostra.

Per ultimo una nota sulla Honda e Valentino Rossi. Non essere riusciti a vincere nemmeno una gara in un mondiale in cui ben nove piloti sono saliti sul podio è grave. Una cosa sulla quale riflettere e che per entrambi getta un’ombra lunga sulla prossima stagione. La Honda dovrà ritrovare Marc Marquez, Valentino Rossi sé stesso.

Ascolta il PODCAST della LIVE di domenica!

 

 

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