Il GP della Stiria lancia una sfida a Ducati: Dovizioso come Rosberg

Al Red Bull Ring Dovizioso può ipotecare il mondiale, ma anche sprecare una occasione irripetibile in un campionato anomalo al termine del quale Andrea potrebbe decidere di imitare Nico, anche se Marquez, al contrario di Hamilton, non è in pista


Ce lo aspettavamo, ma la realtà sta superando le nostre previsioni più pessimistiche: quello attuale sarà un mondiale anomalo, e non solo perché è compresso in pochi mesi. Il fatto che Marc Marquez si sia fatto male subito ha disinibito il ‘branco’ della MotoGP che, senza il Re Leone, si è scatenato immediatamente a caccia del trono vacante.

Se ne è accorto anche il re detronizzato da tempo, ma che all’interno del gruppo ha ancora un forte carisma, Valentino Rossi, che l’aggressività ha raggiunto e superato i livelli di guardia. In questo senso l’incidente fra Zarco e Morbidelli ha suonato un segnale di allarme, peraltro ampiamente confermato dai fatti.

In appena quattro gare, oltre a Marquez (omero) si sono fatti male Crutchlow (scafoide), Rins (spalla), Bagnaia (tibia), Zarco (scafoide) e fra i piloti le cui cadute potevano avere conseguenze più gravi dobbiamo inserire, oltre che Morbidelli, anche Petrucci.

E’ normale che sette piloti fra i più forti, un terzo della MotoGP, sia già così ridotto dopo appena quattro gare?

Dunque questo sarà il mondiale di chi lo termina ragionevolmente sano. Anche tenendo conto che non esistono tempi di recupero. Tutti i piloti coinvolti negli incidenti, più o meno, infatti sono stati forzati a rientrare prima di subito.

Lo sappiamo: vince chi taglia la bandiera a scacchi, se sbagli e cadi è colpa tua, ma non venitemi a dire che questo è un mondiale normale, perché non lo è. E soprattutto non cercate paragoni col passato, tipico quello del mondiale del 1993 quando Kevin Schwantz vinse il titolo dopo l’incidente di Wayne Rainey a Misano.

Allora erano già stati disputati 11 Gran Premi su 14. Parliamo di situazione totalmente diverse. Se poi a ciò aggiungiamo la particolarità dei Gran Premi effettuati di seguito sul medesimo circuito, ecco che il mondiale MotoGP 2020 appare per ciò che è realmente: una singolarità, per usare un termine astronomico.

Pericolosa quanto un buco nero e, per quanto possiamo ricordare, più simile al mondiale della 125 del 1990, quando Fausto Gresini si fece male subito e Martinez, Spaan, Capirossi, Romboni commisero tutti molti errori finché si arrivò alla resa dei conti di Phillip Island quando il gioco di squadra italiano lanciò il giovanissimo Loris verso il suo primo titolo iridato.

Per il momento il favorito, assente Marc Marquez, è ancora colui che nelle ultime tre stagioni gli è arrivato alle spalle: Andrea Dovizioso. Dopo quattro gare, infatti, ha già ridotto il suo svantaggio dal leader, Fabio Quartararo, ad appena 11 punti e domenica prossima gioca il Jolly correndo nuovamente al Red Bull Ring, l’autostrada Ducati, il circuito sul quale la Rossa è imbattuta da cinque stagioni, tutte quelle nelle quali si è corso dal rientro dell’Austria nel mondiale.

A Zeltweg, infatti, il binomio Dovizioso-Desmosedici potrebbe solo essere battuto da quello Pol Espargarò-KTM, che ha avuto una possibilità, interrotta dal megaincidente con bandiera rossa. Un attacco potrebbe venirgli anche dalla Suzuki, che è però assai svantaggiata su questo tracciato. Ecco dunque che il rivale più accreditato potrebbe essere Jack Miller, con la medesima moto. Ma sarà Jackass libero di fare la sua gara con un piede già nel team ufficiale?

C’è da dire, comunque, che fino a questo momento i primi tre non hanno brillato per costanza di rendimento. Con due podi a testa - due vittorie per Fabio, due secondi posti per Maverick, un terzo ed un primo per Andrea - il francese ha una media-punti di 16,75, lo spagnolo di 14 e l’italiano appena di 12.

Marc Marquez, con tre gare su quattro - ad Austin cadde per un problema tecnico - nel 2019 realizzò 70 punti (17,5 di media) e lo stesso Dovizioso ne fece 67.

Non si può, però, paragonare questo mondiale con quello precedente per i motivi di cui sopra. Troppe sono le differenze, e stando così le cose si potrà azzardare un pronostico forse già dopo la ‘doppia’ di Misano. Dove peraltro potrebbe rientrare Marquez. Ma l’interrogativo è d’obbligo perché il secondo intervento potrebbe avere allungato i suoi tempi di recupero e con il mondiale già compromesso Marc potrebbe anche decidere di rimandare.

Del resto chi conosce veramente il suo stato fisico? Diciamolo chiaramente: siamo passati dalle foto di un Marc impegnato a fare pesi con il braccio ferito, a quella di lui davanti alla TV ripreso dal lato sinistro…

Inoltre questo singolare motomondiale, tenuto in piedi con le grucce per salvaguardarne l’aspetto economico, ci riserverà ancora delle sorprese perché sulla carta dopo la doppia di Misano, il 13 ed il 20 settembre, si entrerà in territorio Comanche con i GP di Barcellona, che con i due precedenti formerà un trittico, seguito poi da Le Mans. Spagna e Francia, nazioni ora sotto attacco dalla seconda ondata di Covid-19. E poi? Altre due doppie, ad Aragon e Valencia, per finire su un circuito sconosciuto alla MotoGP, Portimao.

Se appena 9 circuiti su 14 gare basterebbero a farci guardare questo mondiale di traverso, cinque doppie ci confermano che la Dorna ha fatto sì un miracolo in tempi incredibilmente calamitosi, ma che non possiamo giudicare questo campionato con i soliti parametri.

Poi, per carità, ci sarà sempre e solo un nome sulla coppa-torre di fine mondiale, ma la storia serve a questo: ad inquadrare i fatti, a dare loro il giusto valore e anche a pesare i protagonisti. Chi dice il contrario sconfessa il significato stesso della parola che significa 'conoscenza'.

Ma ora godiamoci questo Gran Premio della Stiria. Siamo curiosi di vedere Dovizioso ripetersi - nel tentativo di scacciare i suoi demoni ed imitare la vittoria di Rosberg su Hamilton - ma anche la KTM centrare un secondo bersaglio grosso, capire quanto la Suzuki sia effettivamente vicina ai migliori e quanto stia soffrendo la Yamaha causa il giallo dei suoi propulsori. E, naturalmente, ma questo lo sapremo prestissimo, vedere cosa saranno capaci di tirar fuori dall'audizione di Zarco e Morbidelli., il collegio dei giudici. Ed i piloti stessi dall'usuale riunione per la sicurezza, dai medesimi fatti.

 

 

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