Marquez batte Marquez: ormai il trono MotoGP è di chi se lo prende

Fino a due giorni fa pubblicava su Instagram prove di forza. La nuova operazione resetta le sue ambizioni ed ora tocca ai suoi rivali dimostrare di essere all'altezza di sedere sul suo trono vacante


E’ un gol a porta vuota il mondiale MotoGP 2020. La notizia della nuova operazione a cui è stato costretto Marc Marquez, dopo che la prima placca in titanio è risultata danneggiata, lascia ben poco spazio alle speranze dell’otto volte iridato di tornare in sella in tempo per difendere il titolo.

Ai 50 punti persi nei due GP di Jerez, si aggiungeranno quelli del GP di Brno e, se questa volta vorrà fare le cose per bene, anche i due zero dei GP di Austria a Stiria, che si correranno entrambi al Red Bull Ring nelle due settimane successive.

Non è detto però che il bottino totale del suo avversario principale - al momento Fabio Quartararo - sarà di 125 punti. Oltre al francese infatti corrono per il titolo il compagno di marca Maverick Vinales, i ducatisti Dovizioso, Miller, Bagnaia e Petrucci, senza contare il redivivo Valentino Rossi.

Insomma, il distacco dal leader per Marc potrebbe essere più leggero, ma saranno comunque moltissimi i punti da recuperare in appena 9 Gran Premi, a partire da quello di Misano del 13 settembre che darebbe al fuoriclasse spagnolo il tempo per tornare veramente in forma senza correre rischi inutili.

Riprendere anche solo 90 punti in appena nove gare è impresa fantascientifica, ma Magic Marc rimettendosi in pista per la vittoria onorerà sicuramente chiunque sia in testa o si batta per il titolo offrendogli la possibilità di incrociare le traiettorie con lui.

Perché una cosa è vincere il titolo con colui che ha dominato le ultime 7 stagioni (con l’eccezione del 2015) in pista, un’altra è farlo senza.

Lo sappiamo: c’è chi ritiene questa affermazione offensiva per tutti gli altri piloti, ma in realtà non è così perché tutti loro avrebbero preferito gareggiare con Marc fra le ruote. Chiunque faccia il pilota scende in pista pensando di poter vincere, e lo dice a caratteri cubitali, ma questa ostentazione di machismo scompare poi davanti allo specchio quando, fra sé e sé, sa bene se e di quanto l’avversario è il più forte.

Certo, come dice spesso Phil Read “keep it on the rubber”, che è un modo simpatico per dire che il primo obiettivo è quello di non mettersi la moto per cappello, e molto, troppo spesso, Marc lo ha fatto. Ma né noi né la Honda lo vorremmo diverso, diciamocelo. Così non entriamo nella polemica di chi lo accusa di essere troppo sopra alle righe. Marquez è semplicemente Marquez. Prendere o lasciare e per la Honda ‘prendere’ ha voluto dire sei titoli mondiali nelle ultime sette stagioni.

Poi, certo, si può fare di meglio, ma in questo caso la colpa non è del pilota, fantastico quanto si vuole ma pur sempre vittima della sua droga, l’adrenalina: c’è bisogno di una squadra vincente e, è brutto dirlo, da quando Livio Suppo è andato (è stato mandato) via, l’HRC non ce l’ha più.

Del resto, lo scriviamo a parziale discolpa dei presenti, chi c’è là dentro con più palle di Marquez? E quando hai uno che, finora, te le ha salvate quasi tutte, come fai a dirgli di no?.

E’ stato molto, ma molto più facile per Lin Jarvis escludere Valentino Rossi dal team ufficiale, non trovate? Nonostante tutto.

Perché nello sport funziona così: comandano i serial winner. E Marc lo è. Gli altri (Vale a parte), ancora no.

 

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