Chi è il vero diavolo? gli occhi di Marquez sul mondiale dimezzato

Per gli avversari di Marc è l'occasione unica per interrompere il suo regno vincendo un titolo che sarà ricordato per questo, ma occhio che 'Il diavolo' non è colui che ha vinto a Jerez domenica scorsa


Una foto trovata su internet, di cui non conosciamo l'autore, ci spinge a dare un seguito al nostro blog di lunedì scorso 'Toro Scatenato ", che ha scatenato un pandemonio su twitter. Cosa di cui, al netto degli insulti, ci compiacciamo.

Intendiamoci, non ci ha fatto piacere che Simon Crafar (1 vittoria al suo attivo in 500, nel 1998, a Donington), oggi nostro collega ai microfoni della Dorna sia dall’altra parte della barricata, ma gli contestiamo il fatto di non poter esprimere un giudizio ‘perché giornalista’. Ci siamo già accordati: ne discuteremo, da amici, con una birra in mano.

Quando vinse il suo unico Gran Premio, grazie ad una Dunlop assolutamente miracolosa relegando Mighty Mick Doohan a più di 11 secondi applaudimmo la sua impresa, anche perché in quella stagione salì sul podio, da secondo e terzo, altre due volte, ma non lo definimmo il ’nuovo Doohan’: erano gli anni delle guerre dei gommisti, ed un eccellente protagonista come Simon, sapeva come approfittarne.

Proprio il nostro essere giornalisti, e la quantità di informazioni (controllate) che potevamo raccogliere ci permettevano di dare un giudizio più accurato del suo. Perché poi non è vero che i piloti ne sappiano sempre di più. Proprio a Donington, quell’anno, informammo un incazzatissimo Biaggi di alcuni aggiornamenti ricevuti da Doohan per la sua Honda di cui Max non sapeva nulla. Ma questo è un altro discorso.

E torniamo dunque al nocciolo della questione: il mondiale 2020 che, privato di Marc Marquez dalla prima gara, è un campionato decapitato del - o di uno se preferite - dei suoi principali attori.

Questo ci sembra un fatto indiscutibile. E sarebbe stato lo stesso se a farsi male - fate pure gli scongiuri - fosse stato Andrea Dovizioso, che di Marc è stato il principale antagonista nelle ultime tre stagioni.

Con una piccola differenza: Marquez ha vinto 6 degli ultimi 7 mondiali, collezionando 56 vittorie, 60 pole, 29 secondi posti e 10 terzi in MotoGP, una striscia vincente iniziata con la prima vittoria nel 2013 in America.

E come ha vinto questi campionati? Beh, il primo lo ha combattuto, all’esordio, conquistandolo con soli 4 punti su Lorenzo; il secondo con 67 punti su Rossi, vincendo le prime 10 gare consecutive; del terzo, nel 2016 i punti di vantaggio, sempre su Rossi, furono 49; nel 2017 i punti, su Dovi, furono 37; saliti nel 2018 a 76 e a 151 nel 2019.

Insomma, un bel martello. E crediamo che se lo avviciniamo al Mike Tyson degli anni ’87-90 o all’Usain Bolt medaglia d’oro di 100 e 200 metri di tre Olimpiadi consecutive, ci sia poco da eccepire.

Ora, dunque, se scriviamo che ci troviamo di fronte ad un campionato privato del suo principale protagonista, “a meno che, ovviamente, Marquez non rientri, dia battaglia come lui solo sa fare, ed offra agli avversari la possibilità di redimersi”, la frase non dovrebbe suscitare scandalo.

All’epoca bisognava battere Iron Mike per essere campione dei massimi ed Usain sui 100 e 200 per definirsi campioni. Perché nel motociclismo dovrebbe essere diverso?

Ah, sì, perché “per finire primo prima devi finire”. D’accordo. Questo vale sempre, ma fuori alla prima gara con un infortunio serio è un po’ diverso, non pensate?

Perché nel 1993, l’anno del titolo di Kevin Schwantz, si erano corse 11 gare (su 14) il giorno dell’incidente di Wayne Rainey a Misano. E, per controbattere sul valore del titolo vinto da Nicky Hayden nel 2006, Valentino Rossi cadde nell’ultima gara (di 17), Valencia.

Quindi io ribadisco che è un po’ diverso perdere un protagonista assoluto alla prima gara. E il fatto che oggi la Gazzetta abbia titolato “Se non ora, quando? Occasione da titolo Dovi deve sfruttare il k.o. di Marquez”, rafforza la mia opinione.

E’ il sentire comune, non meno valido di quello dei tifosi di Rossi che gli attribuiscono il titolo del 2015  ‘se Marquez non si fosse messo in mezzo’. Una opinione. Dimostrabile? Certamente no. Non è detto che Rossi avrebbe vinto quel mondiale, come non è detto che senza l’incidente di Jerez Marc avrebbe vinto questo. Diciamo che in entrambi i casi c’erano possibilità. E che in entrambi i casi del peso di questi due mondiali - 2015 e 2020 - si parlerà a lungo.
Spero di essere stato chiaro.

Ci sono altre cose da chiarire, e sarò telegrafico. Hanno scritto su tweet:

“Gli avversari lo hanno messo sotto pressione”

E chi erano? Marquez ha sorpassato tutti come birilli. Piloti come Rossi e Dovizioso si sono spostati. Solo Miller ha tentato un onorevole contrattacco. Marquez si è messo sotto pressione da solo, perché voleva vincere, o comunque salire sul podio, cosa che gli era già riuscita. Ha sbagliato, OK, ma come giustamente ha detto Alberto Puig, mi è sembrato che il divario fra lui e gli avversari sia aumentato.

Ancora: è stato ripetuto più volte:

“Marc spegne il cervello”

Lo spense anche Rainey a Misano? Cadere fa parte del gioco. Non c’è niente da spegnere.

I peggiori hanno scritto:

“Paga la fortuna di non essersi mai fatto male”

Scrivo i peggiori perché questa frase sottintende una malcelata soddisfazione, non tanto nel vedere un pilota sconfitto, ma proprio per il fatto ‘di aver pagato’ la sua audacia con una lesione. Follia.

Qualcuno ha ritirato fuori il ritornello:

“La Honda paga di aver fatto una moto solo per lui”

La Honda fa una moto per chi vince. Con la Ducati vinse il solo Casey Stoner, gli altri finirono dallo psicologo. Poi Casey passò alla Honda e rivinse. Oggi con la Ducati vanno (più o meno) tutti forte, come con la Yamaha, ma non vincono il titolo, che è l’obiettivo.
Personalmente penso che sia una questione di stile, non di moto. Lorenzo ci ha messo un anno ad adattare la Ducati a lui e lui alla Ducati, e poi ci ha vinto tre Gran Premi di seguito. Con la Honda non è riuscito.

Concludo dicendo che il mondiale è ovviamente in salita per Marc Marquez, oggi sapremo l’esito dell’operazione all’omero, ma è in salita anche per i suoi avversari: se non tornerà uno di loro vincerà in carrozza il titolo. E anche se sulla coppa sarà riportato il suo nome si potrà opinare ‘cosa sarebbe successo se’. Nel caso, invece, Marc torni e torni vincente si potrà dire: che stupido, avrebbe potuto vincere facilmente se non fosse stato ‘toro scatenato’.

Non voglio scrivere cosa potrebbe accadere se, saltate tre gare, il suo svantaggio non fosse di -75 punti. Per Magic Marquez -40 non sarebbero l’Everest.

Dunque, sì, ha ragione la Gazzetta dello Sport, che ricorda giustamente che Brno e la doppietta al Red Bull Ring sono una autostrada per la Ducati: vai Dovi, “Se non ora, quando?”.

 

 

Articoli che potrebbero interessarti