L'incidente di Dovizioso: quando Alboreto mentì alla Ferrari a Monza

Michele dovette ricorrere al dottor Costa per poter guidare e lamentò un 'incidente domestico', ma era caduto in moto. Lo fece perché non era autorizzato dalla casa di Maranello


La catena di comando in Ducati non funziona. Quando infatti abbiamo saputo che la Ducati aveva lasciato libero Andrea Dovizioso di correre una gara di cross ci siamo interrogati: sono così sicuri da non mettere in preventivo anche l’errore di un altro concorrente? Ci siamo domandati. Poi un dubbio ci ha assalito: forse lo fanno per non inasprire ulteriormente le trattative, abbiamo immaginato. Infine abbiamo pensato male: non gliene frega più niente, abbiamo concluso.

Già perché permettere al proprio pilota di punta di gareggiare in una specialità non sua e ad alto rischio come il cross ci è sembrato un grosso rischio.

Per questo motivo - solitamente - nei contratti dei piloti, F.1 e motociclismo, sono inserite apposite clausole che gli impediscono di fare sport pericolosi, sci incluso. E parliamo di attività fisica, non di gare.

D’altra parte gli sportivi, per definizione, amano l’attività fisica e spesso fidandosi delle proprie condizioni atletiche non mettono in conto la possibilità di farsi male, che è insita in ogni sport.

Una cosa, però, è sciare in inverno a mesi di distanza dalla prima gara, un’altra decidere di competere in una disciplina così impegnativa come il motocross a 17 giorni esatti dal primo test di Jerez, quello pianificato dalla Dorna per permettere ai piloti della MotoGP di riprendersi dopo il lungo lockdown.

E se possiamo comprendere sicuramente il desiderio di Dovizioso, continuiamo invece a non capire il motivo dell’assunzione di rischio da parte della Ducati.

D’altro canto sappiamo quanto sia difficile piegare i piloti ai desideri delle Case. Nel settembre del 1986 Michele Alboreto, allora pilota Ferrari, si presentò a Monza in brutte condizioni per una forte contusione alla spalla destra.

Michele, che all’indomani avrebbe dovuto correre con la sua Ferrari Turbo, dichiarò di aver avuto un incidente casalingo, se ricordo bene si parlò addirittura di una caduta nella doccia.

La realtà fu che Alboreto, appassionato motociclista, era in verità scivolato andando in moto. A rimetterlo in sesto ci pensò addirittura Claudio Costa.

“Dopo un'accurata visita — spiegò il dottor Costa — ho sottoposto Alboreto a cure farmacologiche e fisioterapiche. Abbiamo effettuato sedute elettroanalgesiche ed elettrostimolanti protrattesi per tutta la giornata di venerdì e siamo riusciti a rimettere in sesto Michele”.

Il risultato fu che alle 10 di mattina del venerdì Alboreto riuscì a calarsi nell’abitacolo della sua Ferrari e poi fece segnare addirittura il 10° tempo che gli consegnò la quinta fila al fianco della Brabham BMW di Riccardo Patrese, nel giorno della pole dell’identica monoposto guidata da un altro milanese: Teo Fabi.

La differenza fra i due fatti?

Semplicemente che la Ferrari non aveva, ovviamente, autorizzato Michele Alboreto. Poi, come in quel caso, speriamo ovviamente che sia solo una botta e che Andrea faccia più del 10° posto in qualifica di Alboreto, che poi si ritirò per un testacoda che, ovviamente (pare) non dipese da un problema alla spalla.

 

author:  Paolo Scalera

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