Solo la TV può salvare la MotoGP: domani il pacchetto-proposte MSMA

La copertura televisiva significa salvare gli accordi con gli sponsor. Proposta per disputare due Gran Premi nella stessa nazione. Drastica riduzione dei partecipanti, media inclusi


Lo stato maggiore della MotoGP, la MSMA, l’associazione dei costruttori, si è riunita diverse volte in videoconferenza nei giorni scorsi per confrontarsi sullo stato attuale della pandemia da Coronavirus e capire come e se dispiegare le proprie truppe nella campagna chiamata ‘motomondiale’.

I problemi sul tavolo sono molti e non solo tecnici ed economici, ma anche logistici.

I primi ad essere risolti sono stati quelli tecnici con il congelamento dello sviluppo di motori ed aerodinamica probabilmente anche oltre il 2021. C’è già un accordo fra le case in questo senso.

Più difficili da trattare sono stati quelli economici, visto che il circo della MotoGP vive con tre fonti economiche rappresentata dagli sponsor, dalle TV e ovviamente dalle vendite delle moto.

Imperativo: 'salvare' i proventi delle TV, tutto il resto viene dopo

Su questo tema il dibattito è ancora aperto, ma la tendenza al momento è quella di privilegiare la principale fonte di reddito del campionato, le TV, perché è grazie a loro che si possono salvare, seppure parzialmente, gli accordi con gli sponsor.

Il terzo punto, la logistica, cioè come spostare il circo della MotoGP in giro per il mondo, è il più complesso, perché sfugge completamente al controllo sia delle case che degli organizzatori del mondiale, che possono solo seguire quelle che sono le indicazioni dei singoli stati sovrani, a volte addirittura discordanti fra di loro.

Domani in un incontro in videoconferenza la MSMA cercherà una linea comune

In settimana, probabilmente già da domani, ci sarà un ulteriore incontro in videoconferenza fra i rappresentanti della Case. L’intento è quello di affidare al comandante in capo, Carmelo Ezpeleta, una agenda condivisa con le possibili soluzioni per far partire il mondiale. Una serie di proposte, cioè, che la Dorna possa presentare ai vari stati per ottenere l’accesso alle singole nazioni.

Attualmente si sta discutendo sul numero minimo di personale viaggiante in modo da ridurre al minimo - da 3.000 ad almeno 2.000 o anche meno - le persone coinvolte sul campo nella gestione dei Gran Premi.

Si parla quindi di una riduzione significativa, che può includere anche il numero di meccanici, ma che coinvolgerà sicuramente anche i responsabili della comunicazione, quindi giornalisti inclusi.

Restrizione sul personale e tampone obbligatorio: il test HIV ci fù già alla Parigi-Dakar per la Libia

Per ottenere l’accesso alle nazioni si pensa a tamponi che certifichino l’immunità al Covid-19 per l’intero personale. Ci sembra una precauzione corretta che del resto non è una novità: quando nel 1990 la Parigi-Dakar sbarcò in Libia perché il percorso prevedeva l’attraversamento della Libia da Tripoli a Ghadames, da Ghat a Sabha per finire a Tumu, prima di riprendere le abituali piste del Niger, lungo il lago Chad, Agadez, l’albero del Teneré, Niamey, Gao, Tomboctou e via dicendo fino al traguardo del Lago Rosa di Dakar, Muhammar Gheddafi pretese ed ottenne che tutti i partecipanti si sottoponessero al test per l’HIV.

La MSMA è disposta anche a organizzare gli spostamenti dei partecipanti, ‘confinandoli’ tutti in selezionati alberghi e limitando gli spostamenti solamente al paddock e ritorno.

Gran Premi consecutivi nella stessa nazione, anche sullo stesso circuito

Fra le proposte c’è anche quella di far disputare due Gran Premi nella stessa nazione, ma in domeniche diverse. Questo perché ciò permetterebbe alle TV di onorare a loro volta l’impegno pubblicitario con gli sponsor, cosa che non sarebbe possibile con due gare - stile Superbike - nel medesimo fine settimana.

Ciò confermerebbe l’indiscrezione Mugello-Misano in due settimane consecutive, ma evidentemente solo Italia e Spagna dispongono di più di un circuito omologato per la MotoGP, quindi potremmo anche avere Sepang 1 e Sepang 2, a titolo di esempio.

Con una soluzione di questo tipo le squadre rimarrebbero per due settimane nella medesima nazione, con minori costi e problemi di logistica.

Soluzioni inusuali, come si vede, ma perfettamente in linea con un avvenimento del tutto imprevisto ed imprevedibile quale è la pandemia da Covid-19.

Da tutto ciò che precede si deduce che si è passati alla ‘fase 2’. Come ricorderete Ezpeleta nella conferenza di Losail aveva detto che avrebbe provato a correre tutti i Gran Premi. Oggi si è passati a provare a correre alcuni Gran Premi. Siamo dunque a salvare il salvabile.
Meglio così che il ‘si salvi chi può’. L’alternativa di un collasso del sistema motomondiale, che include il fallimento dei team ed il licenziamento e la perdita di migliaia di posti di lavoro, non conviene a nessuno.

 

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