Doping Iannone: senza appello al TAS, 18 mesi è la fine della carriera

Con la pena in scadenza a giugno 2021, qualora il pilota dell'Aprilia non facesse ricorso al TAS, con il contratto in scadenza nel 2020 perderebbe la possibilità di essere ingaggiato la prossima stagione


Diciotto mesi di squalifica per Andrea Iannone, per la sua positività all’antidoping dello scorso 3 novembre al GP di Sepang, equivalgono alla pena di morte sportiva. Checché se ne possa dire.

Anche abbonando il periodo di cosiddetto ‘presofferto’, infatti, Andrea potrebbe tornare a guidare solo da giugno 2021. E considerando che alla fine di quest’anno scadrà il suo contratto con Aprilia, chi ingaggerebbe un pilota che non può né provare né guidare fino a quella data.

Peraltro Iannone compirà 31 anni ad agosto, non è giovanissimo anche se integro fisicamente.

L’accusa aveva chiesto il massimo della pena, quattro anni, ma anche se c’è chi giudica questa sentenza - in attesa di leggere le motivazioni - lieve, non sa nulla di come funziona il nostro sport.

Se infatti, specie in questo periodo, un atleta potrebbe addirittura partecipare alle prossime olimpiadi di Tokyo, che sono state posposte al 2021, o comunque lo stop inficerebbe solo parte della stagione, per un motociclista equivale alla morte sportiva perché perderebbe un terzo del mondiale, ma oltre a ciò non potrebbe provare, dunque partecipare allo sviluppo!

Facile immaginare, dunque, che Iannone possa ricorrere in appello al TAS. E tenendo conto del fatto che il Covid-19 tiene il motomondiale ai box, l’eventuale ulteriore attesa non comporterà alcun danno.

 

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