Il GP del Bahrain F.1 a porte chiuse: un esempio per la MotoGP

Il secondo Gran Premio della stagione di Formula 1 si svolgerà a porte chiuse. Un modo di far andare avanti lo show per non penalizzare troppo lo sport e l'economia che lo tiene in piedi. Un esempio da seguire


Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Traslando il senso di questa frase si potrebbe dire che anche gli organizzatori di grandi eventi hanno grandi responsabilità.
Verso il pubblico, gli appassionati, ma anche l’industria, naturalmente, perché fermarsi non avrebbe senso.

Così dopo le partite di calcio anche la F.1 si adegua ed il Bahrain, pochi giorni dopo aver annunciato lo stop alla vendita dei biglietti, ha annunciato che il Gran Premio si correrà a porte chiuse e sarà dunque solo un evento televisivo.

"In consultazione con i nostri partner internazionali e con la Taskforce sanitaria nazionale del Regno, il Bahrein ha preso la decisione di organizzare il Gran Premio del Bahrein di quest'anno come evento riservato ai soli partecipanti. Come nazione ospitante della F1, bilanciare il benessere dei sostenitori e dei partecipanti alla gara è una responsabilità enorme. Data la continua diffusione di COVID-19 a livello globale, convocare un grande evento sportivo, aperto al pubblico e che consenta a migliaia di viaggiatori internazionali e di tifosi locali di interagire nelle immediate vicinanze non sarebbe la cosa giusta da fare al momento. Ma per garantire che né lo sport, né la sua base di sostenitori a livello mondiale, siano indebitamente influenzati, il fine settimana di gara stesso andrà comunque avanti come evento televisivo”.

Sarà un caso che la decisioni del Bahrain è stata presa a poche ore dall’annuncio italiano di aver messo in una zona definita arancione molte regioni, fra le quali Modena, sede della Ferrari, ma ci sembra comunque un’ottima mossa.

Così come il il GP del Qatar, che si correrà oggi a ranghi ridotti con in pista solo Moto2 e Moto3, per le restrizioni all’arrivo per italiani e giapponesi, la F.1 partirà regolarmente in Australia il 15 marzo, ma la tappa successiva, il 22 marzo,  in Bahrain appunto, sarà corsa a porte chiuse.

Si può disquisire se sia bello far disputare un evento sportivo a porte chiuse, visto che lo sport nasce per essere mostrato agli appassionati.

Si può aggiungere che per l’atleta stesso non sia il massimo correre, saltare, guidare, senza il pubblico a contorno a spingerlo, ma bisogna convenire che questo è il male minore se confrontato a fermare lo sport.

Pochi giorni fa Carmelo Ezpeleta, Ceo della Dorna, ha espresso parere negativo sui Gran Premi a porte chiuse, ribadendo comunque di voler tutto il possibile per salvare il campionato con il maggior numero di gare possibile, ma pensiamo che si ricrederà presto qualora questa sia alla fine l’unica opzione sostenibile.

Ciò che ha detto LeBron James, stella dei Lakers: "Io non gioco a porte chiuse, io gioco per il pubblico" è sbagliato. Il pubblico è anche quello televisivo, dei giornali, del web.

Mancherà sicuramente qualcosa qualora anche il motociclista dovesse essere costretto a prendere una decisione simile, ma come dicono in dialetto proprio in una delle zone d’Italia colpite, nella quale vive peraltro Valentino Rossi: “piuttosto che niente, meglio piuttosto”.

In questo caso il 'piuttosto' è tutto il mondo sociale ed economico che si muove attorno ai Gran Premi, che sono sì un evento sportivo, ma che portano con sé un indotto non trascurabile. Soprattutto in un settore nel quale - gli addetti ai lavori lo sanno - gran parte del guadagno dipende proprio dal riuscire a far muovere tutto il carrozzone.

Per questo pur comprendendo di imporre un sacrificio a quanti vivono i Gran Premi, giustamente, come una festa a cui partecipare, pensiamo che la scelta del Bahrain sia corretta.

Una cosa è 'filtrare' un migliaio di persone, un'altra decine di migliaia. Stiamo vivendo un periodo calamitoso e, praticamente mai vissuto nell'era moderna. Sacrificarsi è giusto, mollare tutto sbagliato.

 

 

Articoli che potrebbero interessarti