Valentino Rossi, l'ultimo volo leggero della farfalla

L'ammissione di Vale all'esordio della sua 25esima stagione: "Venire alle gare è uno stress non da poco quando sei Valentino Rossi" ci ricorda la definizione di Hemingway del talento di Fitzgerald


Sono passati almeno una decina di anni da quando Valentino Rossi, in una intervista al Mugello, ci disse che il suo più grande sogno era quello di ritirarsi imbattuto.

A pochissimi fuoriclasse dello sport è riuscito ed il motivo è semplice: quando sei al vertice della catena alimentare hai sempre fame e fermarsi è difficile.

Eppure a Valentino quest'anno potrebbe riuscire, ma non perché crediamo che possa vincere il 10° titolo, anche se con lui vale il detto 'mai dire mai'.

Piuttosto pensiamo a questo 2020 come all'anno ideale per l'ultimo ruggito. Una stagione al termine della quale, semplicemente combattendo, il pesarese potrebbe uscire di scena a testa alta come uno dei più grandi di sempre.

Del resto nemmeno Giacomo Agostini, o prima di lui Mike Hailwood, o dopo di lui Kenny Roberts, Freddie Spencer, Eddie Lawson o Mick Doohan si sono ritirati imbattuti. Ma tutti loro sono rimasti nell'immaginario collettivo come dei grandissimi campioni.

Non è necessario vincere un ultimo titolo per uscire di scena, basta mostrare di avere voglia di combattere. Anche contro l'età che avanza, anche con mezzi inferiori come capitò a Awesome Lawson che entrando in sala stampa, dopo l'insperata vittoria con la Cagiva 500 in Ungheria il 12 luglio del 1992, pronuncio una frase che finalmente lasciò trapelare l'ironia che non gli fu mai riconosciuta: "ma cosa ci faccio io ancora qui?".

Di battute fulminanti è piena la carriera di Rossi, per questo dopo averlo seguito durante questi test invernali pensiamo che ci farà divertire. Dopo un continuo rimandare l'inevitabile, infatti, pensiamo che quest'anno sia pronto: o a ritirarsi a fine 2020 o ad affrontare un 2021 - non si esporrà mai per più di una stagione, infatti - dopo aver fatto un passo di lato.

E non sarebbe una novità: lo hanno fatto Luca Cadalora, Walter Villa e tanti altri che hanno proseguito, magari addirittura senza risultati, per il solo gusto di guidare. E di correre.

Sono stati criticati, quando i risultati non arrivavano più, ma se per loro attendere a cavallo di una moto lo spegnersi di un semaforo è stato fino all'ultimo il godimento supremo, perché biasimarli?

Ce l'avete presente la foto di Gigi Soldano, con Rossi in tuta, nel suo box con Lorenzo al suo fianco che mima un ingresso in curva? Bene secondo noi è l'immagine simbolo non solo di questo test, ma dell'intera stagione che sta per iniziare.

Simboleggia la passione, e la voglia di gareggiare. Rossi appare stanco, provato, Matteo Flamigni, il suo telemetrista, a sinistra dell'immagine pensieroso e con lo sguardo perso nel vuoto, mentre Lorenzo è impegnato a spiegare chissà cosa al pesarese.

Ma ci pensate? Jorge che spiega a Vale come guidare in chissà quale punto del circuito. Una immagine che chissà perché ci fa pensare ai dialoghi fra Francis Scott Fitzegerald ed Ernest Hemingway, due geni della letteratura, ognuno preso dai suoi fantasmi che spiegava all'altro come vivere una fase difficile delle vita.

"Il suo talento era naturale come il disegno tracciato dalla polvere sulle ali di una farfalla - scrisse Hemingway dell'amico - In un primo tempo non lo capì più di quanto non lo capisca la farfalla, ed egli non se ne accorse neppure quando il disegno fu guastato o cancellato. Più tardi si rese conto delle sue ali danneggiate e comprese com’erano fatte e imparò a riflettere e non riuscì più a volare perché era scomparso l’amore per il volo e poté solo ricordarsi di quando volare non gli era costato il minimo sforzo".

Ecco, questa frase, bellissima, delicata e struggente, pensiamo si possa applicare all'ultimo volo di Valentino Rossi nel motomondiale.

Un Valentino che per la prima volta ha ammesso quanto difficile sia per lui, oggi, indossare la tuta.

"Venire alle gare è uno stress non da poco e quando sei Valentino Rossi è una rottura da giovedì fino a domenica (...) sarebbe bello andare forte e smettere".

Comunque vada, sia questo l'anno dell'addio od il prossimo, qualunque cosa decida, nessuno di noi potrà mai dimenticare le sue ali. E quanto leggero sapesse volare

 

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