Le scelte Yamaha eclissano Ducati sul mercato piloti

Non ci sono scusanti: sul campo del mercato, che si sapeva sarebbe partito con grande anticipo, la casa bolognese ha sbagliato. Ed ora si trova a rincorrere in una situazione di debolezza


Yamaha 2 Ducati 0. Se, come sembra probabile, ad Iwata arriverà anche Jorge Lorenzo nel ruolo di collaudatore, magari già dai test di Sepang a partire dal 2 febbraio prossimo, allora sarà un 3-0 incontrovertibile.

E quando una squadra incassa tre goal senza replicare in una partita, ha perso male. Ha messo in campo i giocatori sbagliati, oppure toppato completamente la tattica di gioco.

Non ci sono scusanti: sul campo del mercato, che si sapeva sarebbe partito con grande anticipo, la casa bolognese ha sbagliato. Pesantemente.

Al contrario la Yamaha, ampiamente criticata nei mesi scorsi, ha fatto bottino pieno schierando un team solido nel 2020 e sulla carta di lungo respiro per il biennio 2021-22.

La Ducati, nel contempo, si trova in una situazione di estrema debolezza anche nei confronti dei piloti attuali, Dovizioso e Petrucci. Entrambi infatti potranno battere di cassa e se è vero che ad Andrea e a Danilo non sfugge di avere fra le mani la moto più competitiva del lotto, anche più della Honda visto che è vero ciò che dice Claudio Domenicali sui risultati di più piloti e non di uno solo, tutti e due sono da oggi sul mercato.

Per Dovi infatti, sapendo di non voler correre per sempre, ci potrebbero essere alternative valide, sicuramente con meno aspettative di vittoria, ma certamente con meno stress. E del resto per lui il 2020 è probabilmente l'ultima carica, per quanto riguarda la corsa al titolo.

Per Petrucci, invece, c'è pronta l'Aprilia che già dal 4 febbraio, con i risultati dell''affare Iannone, potrebbe fargli balenare una ricca offerta.

Chissà perché in questa occasione ci torna in mente la fine del 2006, quando solo dopo aver incassato il rifiuto di Sete Gibernau, per una questione economica e quello iniziale di Marco Melandri, che fu opzionato dal team Gresini, la Ducati si risolse ad ingaggiare il pressoché sconosciuto Casey Stoner.

Un pilota che, per riprendere le parole che nei giorni scorsi Paolo Ciabatti ha pronunciato nei confronti di Fabio Quartararo, "non ha ancora vinto un Gran Premio".

Sappiamo tutti come andò a finire: nel 2007 il canguro mannaro vinse l'unico titolo di cui la Rossa può fregiarsi fino ad ora. Non fu una decisione lungimirante. Se ci passate il termine, fu un grande colpo di culo aiutato anche dalla decisione dell'allora Project Leader e team manager Livio Suppo di sposare la Bridgestone.

Ecco perché la Ducati, una Casa gestita totalmente da ingegneri, deve capire e rendersi conto che nel motociclismo la potenza di fuoco (tecnica) aiuta e molto, ma non è tutto. Perché quando la Honda perse Valentino Rossi a fine 2003 dovette attendere il meritato ma fortunoso 2006 di Nicky Hayden per rivincere il titolo e poi quel mostro di Casey Stoner nel 2011 e siamo tutti concordi che - titolo Yamaha del 2015 a parte, polemiche o non polemiche - da allora in poi il motomondiale è stato dominato da Marc Marquez assieme alla Honda. Dal pilota. Ricordando nel contempo che è stato lui nelle ultime tre stagioni a vincere. Faticando molto nel 2018 con una RC213-V sicuramente inferiore alla desmosedici GP18.

Da qui l'assioma che anche nel motociclismo 'elettronificato', conta ancora di più il pilota, della macchina.

Ecco perché il 2-0 di oggi, piuttosto che il 3-0 di domani è grave per Ducati. Se va bene si troverà a giocare con la medesima squadra per i prossimi tre campionati.

A meno che, ovviamente, non salti fuori da qualche parte un giovane e sconosciuto Messi che, naturalmente, non avrà ancora iniziato a fare goal.

Ma ci vorrà del fiuto per scovarlo, e sarà un rischio ingaggiarlo. Qualità e propensione che, al momento, purtroppo in Ducati non vediamo.

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