Diario della crisi: da Rossi a Ducati, sono in tanti a piangere

I giovani avanzano e schiacciano i vecchi campioni, da Lorenzo a Valentino, ma anche le case italiane soffrono. A Bologna già si parla dei piloti per il 2021, mentre l'Aprilia getta alle ortiche il vecchio progetto e fa acquisti in F.1


Rossi non va più. Lorenzo è l'ombra di sé stesso, quella che vediamo in pista con il nome Aprilia è solo una pallida controfigura delle moto che hanno reso famosa la casa veneta nel mondo delle due ruote. E anche la Ducati sta rischiando di non essere più la seconda forza del campionato. Anche se a fine 2019 questo non è certificato dalla classifica.

Perché ciò sta accadendo? Questa è la domanda che ci poniamo in questo fine mondiale che, lotta per il titolo della Moto2 e Moto3 a parte, sembra aver esaurito i motivi di interesse parzialmente a causa dello strapotere di Marc Marquez.

In realtà è l'intero mondo delle due ruote sta cambiando. E se ciò è ovvio per quanto riguarda i piloti, con i giovani che avanzano ed iniziano a mettere in ombra i miti del passato, è altresì innegabile che sia le case che i vecchi campioni sono chiamati ad adottare nuove strategie per continuare a primeggiare. O a sopravvivere.

Due piloti in crisi: Jorge Lorenzo e Valentino Rossi

Prendiamo il mistero di Jorge Lorenzo: ci intriga perché lo abbiamo visto vincere ed oggi non lo riconosciamo, ma non riconosciamo più nemmeno Valentino Rossi, impegnato nell'ennesima trasformazione senza sapere questa volta se dalla crisalide nella quale è imbozzolato, quarto uomo per la Yamaha, ne uscirà nuovamente farfalla.

Guardiamo in faccia la realtà: il 2020 non si presenta bene per i grandi sconfitti del 2019. Se infatti il maiorchino deve sperare che la Honda faccia un miracolo costruendogli una moto a sua misura, Valentino deve pregare che il suo nuovo capomeccanico, Davide Munoz, riesca a farlo uscire dalle sabbie mobili in cui si trova, perché se la Yamaha fa seconda e quarta con Quartararo e Vinales, non ha senso che Rossi cada al 20° giro dopo aver accumulato già quasi 15" di ritardo.

Ducati: serve una nuova moto ma anche nuovi piloti, e arriveranno solo nel 2021

Un'impresa, quella di Jorge e Vale, che sotto altra forma impegna anche la Ducati che nel 2020 si troverà a combattere Honda, Yamaha e Suzuki, ed i suoi giovani ed arrembanti piloti, con un team che al momento può contare unicamente sul 33enne Andrea Dovizioso - the best of the rest -
che alla sua miglior stagione di sempre, perlomeno dal punto di vista del punteggio, ha comunque lasciato il titolo nelle mani di Marquez a quattro Gran Premi dalla conclusione.

Il che ci far pensare che a meno che Gigi Dall'Igna faccia uscire una supermoto dai cancelli di Borgo Panigale, anche il prossimo sarà un anno di giaculatorie. Durante il quale, peraltro, Claudio Domenicali, se va bene, dovrà sostituire due piloti su quattro. Senza peraltro avere in mano grandi carte.

Se Sparta piange Atene non ride: la crisi Aprilia

Naturalmente c'è chi è messo peggio, l'Aprilia per esempio.
Al suo quinto anno di partecipazione alla MotoGP, infatti, la casa di Noale è nuovamente all'anno zero.
Alla guida della RS-GP si sono alternati, negli anni, Bautista, Melandri, Laverty, Bradl, Aleix Espargaro, Sam Lowes, Scott Redding e Andrea Iannone e se togliamo qualche buona prestazione in qualifica non si è cavato un ragno dal buco.

Dopo l'ennesima debacle, a Motegi, da vero uomo squadra Massimo Rivola, Ceo di Aprilia Racing, un passato in Ferrari, ci ha messo la faccia parlando al posto dei suoi piloti perché "dobbiamo proteggerli".

L'ex numero uno della Academy dalla quale è uscito Charles Leclerc si è esposto un bel po'.

A Noale si costruisce la nuova RS-GP, e arrivano rinforzi dalla F.1

E' in arrivo una moto completamente nuova: motore, elettronica, telaio, aerodinamica. E anche nuove risorse umane: a Marco De Luca, proveniente dalla McLaren, si aggiungeranno Paolo Biasio, che ricordiamo al fianco di Max Biaggi.

Rivola gioca all'attacco, ma anche in porta e difendere Iannone: "il suo apporto è stato importante per migliorare la guidabilità".

Le chiacchiere però stanno a zero: bisogna rimboccarsi le maniche, perché la vittoria a Motegi di Luca Marini e quella di Lorenzo Dalla Porta non possono bastare.

Anche se il pilota della Leopard potrebbe riportare il titolo della minima cilindrata che manca dall'Italia dal 2004. Opera di un certo Andrea Dovizioso.

 

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