Ecco perché Ducati ha perso il mondiale Superbike

Attriti crescenti fra il pilota e la Casa, sfociati nelle accuse reciproce di questi ultimi giorni, fra Bautista e Domenicali, alla base della perdita di concentrazione


Ci ha creduto e ce l'ha fatta, Johnny Rea a vincere il suo quinto titolo mondiale consecutivo nella Superbike.

Ma lo ha vinto veramente lui o lo ha perso piuttosto Alvaro Bautista capace di 'incartarsi' dopo aver dominato in modo pressoché totale in Australia, Thailandia, Aragon ed Olanda?
E' una domanda retorica, questa, perché in realtà nello sport vince chi trionfa nella volata, e non conta per quanto tempo si sia stati al comando di una gara.

Sotto questo punto di vista il pilota della Kawasaki ha distribuito le sue energie nel mondo migliore, perché se è vero che Bautista ha vinto di più - 10 gare contro 8 - Rea è salito ben 12 volte sul podio, fra secondi e terzi posti (ben 11 secondi), mentre lo spagnolo ne ha fatti appena tre. Sempre ovviamente escludendo le Superpole race dove comunque Alvaro vince 5-4 sul rivale.

Il problema è che il ducatista è incappato in un numero incredibile di ritiri: ben 6, clamorosi i tre di laguna Seca, contro nessun battuta di arresto per Jonathan.
Quindi la risposta tecnica è: ha vinto meritatamente Rea perché, oltre ad essere veloce è stato quello che ha sbagliato di meno.

La domanda dunque non è tanto se Rea ha meritato - si, ha meritato - la vittoria, quanto perché ad un certo punto Bautista si è letteralmente sgonfiato.
Il motivo, poiché è impossibile che sia tecnico, è stato sicuramente gestionale.

Nonostante infatti il suo manager, Battistella, pubblicamente assicurasse che la volontà di Alvaro fosse quella di rimanere in Superbike, privatamente poi apriva un conflitto con Ducati per la ferma volontà del suo pilota di tornare in MotoGP.

Durante questa trattativa, probabilmente, Bautista si è visto progressivamente illudere e poi chiudere le porte del paradiso con la conferma di Petrucci.
A questo punto, ma ci sembra quasi ovvio ribadirlo, Alvaro ha puntato quantomeno al denaro, trovando ulteriori difficoltà nel concludere.

Una situazione che lo ha profondamente destabilizzato, facendogli perdere la necessaria concentrazione per battere un martello come Rea.

Che la sconfitta della Ducati sia nata nel box, piuttosto che in pista, ce lo ha confermato nei giorni scorsi il battibecco fra Claudio Domenicali ed il suo (ex) pilota, segno di un rapporto deterioratosi da tempo.

Il fatto è che la Ducati non vuole rendersi conto che i titoli li vincono i piloti, non la moto da sola, Superbike o MotoGP che sia. E che dunque il meccanismo più complesso del binomio non è il desmodromico che aziona le valvole, ma la testa di chi è demandato ad aprire la manetta.

E che al contrario di quel gioiello di orologeria messo a punto dall'ingegner Taglioni, più la testa gira e meno si sta in equilibrio!

 

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