Marquez: le mani sulla città. Ma è più il Joker o il Cavaliere Oscuro?

Ormai Magic Marc è considerato un alieno dai suoi stessi avversari, che gli tributano una superiorità mai osservata nel passato. La MotoGP è nelle sue mani, fra due settimane vincerà l'8 titolo a Buriram. E nessuno ancora ha capito come fermarlo


"Osservare Marc guidare è incredibile". "Per me il podio è blindato".
"Se trovate qualcuno in grado di controllare la Honda come Marquez, mi taglio un dito".

Non sono, questi, i commenti di qualche tifoso che guarda i Gran Premi dalle tribune, ma le parole, rispettivamente, di Aleix Espargarò, Valentino Rossi e Cal Crutchlow. Frasi che ci hanno fatto riflettere.

Già perché non ricordiamo, e la nostra memoria si spinge abbastanza in là, un periodo in cui un pilota sia stato considerato così forte dai suoi avversari.
Intendiamoci: Giacomo Agostini aveva la massima considerazione di Mike Hailwood, e quando arrivò Jarno Saarinen riconobbe la sua grandezza, ma aggiunse, con rispetto, che secondo lui rischiava un po' troppo.

Kenny Roberts, dal canto suo, definì Ago una mammoletta, salvo poi esserne battuto a Daytona nel 1974. Barry Sheene,invece, dopo aver fatto la doppietta iridata 1976-77, con la Suzuki, nella 500, nonostante tre anni di sconfitte - King Kenny vinse consecutivamente il titolo dal '78 all'80 - di lui disse che tecnicamente non sapeva distinguere le corna di una vacca da un manubrio.

Potremmo proseguire praticamente per tutti gli anni '80 ed i '90. Eddie Lawson, Freddie Spencer, Kevin Schwantz, Wayne Gardner e Wayne Rainey avevano un profondo rispetto l'uno dell'altro, ma non avrebbero mai proferito frasi così forti.

E persino quando a far abbassare le orecchie a tutti arrivò Mick Doohan, campione del mondo dal 1994 al 1998, cinque stagioni consecutive, non ci par di ricordare alcuna ammissione di impotenza.

Anche negli anni di tuono di Rossi i suoi rivali, pur di non considerarlo imbattibile, lo criticavano.

Questo vuol dire solo una cosa: Magic Marquez ha messo le mani sulla città. Metaforicamente ha occupato il piano attico della MotoGP, e dall'alto tutto vede e controlla. Ma se il paddock della Dorna è Gotham City, Marc è più il Joker o Batman?

In questo momento in cui i suoi avversari più che ruggire cinguettano, per via della loro giovane età, probabilmente è l'uno e l'altro. Il male ed il bene della MotoGP nel medesimo tempo.

Capire perché è il bene è facile: nello sport quel che conta è essere un vincitore seriale. Ti ameranno o ti odieranno, ma si parlerà di te. Individuare la sua identità di Cavaliere Oscuro, invece, è più complesso, perché apparentemente Marc è un ragazzo sorridente e solare. Anche se in realtà, come tutti i fuoriclasse, non pensa minimamente nella sua posizione a fare prigionieri.

Certo, nel recente passato qualcuno dei suoi avversari - eminentemente Valentino Rossi - è stato più difficile da schiantare, ed in fondo non ne ha mai avuto completamente ragione vista l'immensa legione di fan in giallo, ma in fondo ciò che conta, come dicevamo, è vincere. E il pilota della Honda lo sta facendo piuttosto bene. Tanto bene Che ogniqualvolta spunta un possibile avversario - oggi tocca a Fabio Quartararo - viene immediatamente eletto a campione 'contro'. Perché puoi essere Valentino o Marc, quando vinci troppo ti farai odiare.

 

Foto: Gigi Soldano, Milagro

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