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Jon Ekerold, l'ultimo pilota privato, un 'Corsaro' campione del mondo

Un post su Facebook e, improvvisamente, il luglio 2019 diventa un luglio del 1980. Imatra, Finlandia, una stagione indimenticabile culminata al vecchio Nurburgring con lo scontro Ekerold-Mang

Jon Ekerold, l'ultimo pilota privato, un 'Corsaro' campione del mondo

Un vecchio amico, un campione del mondo, scrive un post su Facebook e mi ritrovo incantato a leggerlo.

Improvvisamente, in questo caldo giorno di luglio, sento il fresco dell'ombra, in Finlandia. Al mio fianco una tenda canadese, ed il mezzo con cui sono arrivato sin lì a piantarla, una Fiat 500. Al suo interno una macchina da scrivere portatile Olympia, una Reflex Canon, un taccuino per gli appunti. Un berretto GoodYear.

Questa foto di me seduto sulla mia YDS3 250 Yamaha, mi ricorda il percorso non convenzionale che ho intrapreso per raggiungere il mio obiettivo nelle corse.

E' stata la prima e unica vera moto da strada che abbia mai posseduto (oltre ad una "buzz bike" da 50cc), ed è stata una moto brillante che mi ha aiutato a sviluppare le capacità di guida di cui avevo bisogno prima di passare in pista. L'ho comprata all'età di 21 anni e, oltre ad essere il mio mezzo di trasporto quotidiano, ho iniziato a correre con la moto un anno dopo averla acquistata. I primi eventi che ho fatto sono state le salite locali, prima di passare alle gare di produzione al Roy Hesketh. Mi ci sono voluti altri tre anni per risparmiare abbastanza soldi per acquistare una Yamaha TD2, così il mio tanto atteso ingresso nelle serie nazionali è iniziato solo quando avevo 24 anni.

Ho perso praticamente tutta la mia prima stagione, quando il mio rimorchio e la mia moto da corsa sono stati distrutti in un incidente stradale mentre correvo in Rhodesia, e poi ho perso altre 14 mesi a causa di un grave infortunio quando gareggiavo nella SATT del 1973, così, quando ho finalmente deciso di andare in Europa all'inizio del 1975, ero un "veterano" di 28 anni con un'esperienza molto limitata, che non era l'ideale, penso che sarete d'accordo.

Siamo onesti, la mia età, unita alla mia nazionalità sudafricana (i sentimenti antiapartheid erano al loro apice in questo periodo), mi ha praticamente assicurato che le fabbriche non mi avrebbero considerato, così ho capito fin dall'inizio che sarei diventato un one-man-band. So che deve essere sembrato un obiettivo lontano dal punto di vista di uno spettatore occasionale, ma anche in quella fase, sapevo che in qualche modo avrebbe funzionato.

Che cosa meravigliosa è l'ottimismo della gioventù, quindi, se siete giovani, non sprecatene un secondo, perché è il bene più prezioso che avrete mai.

Per chi non avesse individuato nel profilo del volto da pugile dilettante Jon Ekerold, campione del mondo della 350 nel 1980, alla guida di una Bimota-Yamaha, eccolo è lui. Ed il primo ricordo che mi viene alla mente è quando, nel campo sportivo-paddock, del circuito cittadino di Imatra per prendere in giro il mio inglese storpiato ogni volta che mi vedeva mi apostrofava con un "youarre arrived too later, my friend".

Ricordo lunghe chiacchierate senza senso, io, lui ed un altrettanto giovane Gunther Wiesinger, perché l'unica cosa importante, in quel tempo, era essere veloci. Per lui nel chiudere un giro, una gara, per noi nel mandare gli articoli, dettandoli al telefono o scrivendoli direttamente sul telex. In fondo un obiettivo comune e per questo, anche se Jon è del '46 ed io e l'attuale direttore di Speedweek siamo del '54, me lo ricordo assolutamente come un coetaneo.

Quell'anno Jon vinse il titolo della 350 battendo Toni Mang sul vecchio Nurburgring in una gara epica decisa all'ultima staccata che ancora mi fa venire i brividi. Sulla linea di partenza, perso come un bambino, abbracciò la moglie ed il giovanissimo figlioletto, per poi abbracciare, cullandolo, il serbatoio della sua Bimota. Chiuso in un universo tutto suo, unicamente suo, nel quale la sconfitta non era contemplata. Era un dannato, e lo sapeva. Doveva solo vincere. Ci riuscì, da pilota privato.

Due anni dopo Jon corse con la Cagiva 500, miglior risultato un 10° posto ad Hockenheim nel giorno in cui vinse Mamola davanti a Ferrari. Ma non era ancora, quella, la Cagiva che andava. E poi forse, correre e vincere era importante, ma non quanto lo è oggi.

Erano tutti un po' degli avventurieri, i piloti di allora. L'importante non era tanto il traguardo, quanto la partenza.

Non potrei dirlo meglio di quanto lo ha scritto Jon: Che cosa meravigliosa è l'ottimismo della gioventù, quindi, se siete giovani, non sprecatene un secondo, perché è il bene più prezioso.che avrete mai.

Ah, 'Privateer' in inglese significa 'Corsaro'.

 

 

 

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