La Yamaha come Ulisse di fronte al canto della sirena Quartararo

La gioventù è da sempre una attrazione irresistibile che fa dimenticare i vecchi amori. E l'ultima vittoria di Rossi, qui ad Assen, il 25 giugno del 2017, risale a 734 giorni fa


Valentino Rossi in quinta fila con il 14esimo tempo, ultimo pilota Yamaha - e quella satellite di Fabio Quartararo è in pole - fa pensare.

Se cancellassimo infatti dalla mente che il Fenomeno corre ininterrottamente dal 1996, esattamente 23 anni, potremmo pensare al ritorno di un grande campione dopo qualche anno sabbatico. Ne abbiamo avuto illustri esempi nel passato, anche se non nel motociclismo. Basti pensare a Schumacher, per caratura un fuoriclasse molto vicino a Vale. Ma il nostro non ha mai smesso, anche se ormai l'ultima vittoria, proprio qui ad Assen il 25 giugno del 2017, risale a 734 giorni fa.

Il ritorno di Schumi nel 2010 con la Mercedes, 7 titoli iridati in F.1, come i 7 in MotoGP di Rossi, dopo l'addio alla Ferrari alla fine del 2006, non fu fortunato: nei tre anni successivi riuscì infatti  a salire sul podio una sola volta nel GP d'Europa del 2012.

Rossi, invece, nel 2017 è salito sul podio, vittoria compresa, sei volte, 5 nel 2018 e due quest'anno. Non si può dire che si sia arrugginito, ma è possibile che abbia perso il 'tocco magico'. Poi, certo, in gara fa valere ancora tutta la sua esperienza, ma in prova, dove persino i millesimi contano, non ha difficoltà nell'ammettere di "perdere qualche decimo qui e lì, rispetto a Vinales, in ogni curva".

Senza sapere il perché. Ed è questo il punto focale della questione. Perché se è indubbio che Ducati ed Honda, mediamente, siano più competitive della Yamaha, è indiscutibile anche che i più giovani Quartararo, Vinales e persino Morbidelli, in qualifica, riescano ad estrarre qualcosa di più di quanto faccia Valentino.

Non è una sorpresa, del resto. Con l'età si diventa più analitici. Si preferisce entrare nei dettagli per cercare di ottenere i risultati con minor fatica. In realtà questo è un processo in due fasi: nella prima, quando si è ancora relativamente giovani, si ottimizza l'impegno con l'esperienza, riuscendo così addirittura a migliorarsi. Nella seconda fase, però, si tenta semplicemente di recuperare terreno nelle pieghe della prestazione.

Qualche risultato può ancora arrivare, durante questo periodo, ma a prezzo di un grande sforzo e, nella maggior parte dei casi, il campione prende atto che il suo tempo è scaduto. Da quel momento in poi ogni momento è buono per annunciare il ritiro.

Sinceramente, però, non pensiamo che Valentino sia già nella fase terminale della sua carriera, anche se è vero che l'arrivo di giovani capaci di andare forte - più forte - con la sua stessa moto può metterlo sotto stress.

Più che altro a sopportare la maggiore pressione, in questo momento, è la Yamaha, perché è difficile resistere alle sirene della gioventù. Un vecchio amore fa fatica a morire, ma se muore nella quasi totalità dei casi è perché viene sostituito da un giovane amore.

E' così nella vita, è così nello sport. La gioventù rappresenta una attrazione irresistibile.

La prima fila del Gran Premio d'Olanda, Quartararo-Vinales-Rins, è la più giovane nella storia della classe regina. L'età media è appena di 22 anni e 274 giorni.

 

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