Il lato oscuro della vittoria Ducati al Mugello

Petrucci ha vinto al Mugello e la Ducati deve giocarsi subito la carta del rinnovo, lasciandolo libero di vincere ogniqualvolta se ne presenterà l'occasione. Oppure attendere e rischiare la reazione del ternano


I problemi per Ducati iniziano ora, dopo la vittoria di Danilo Petrucci al Mugello.
Se, infatti, l'anno passato Jorge Lorenzo si è messo a vincere quando aveva già deciso di lasciare la casa di Borgo Panigale, di fronte ad una conferma negata alle sue condizioni, Danilo Petrucci al contrario ha vinto senza avere un contratto firmato per il 2020.

Una situazione per molti versi ancora più delicata, perché se Dovizioso e Porfuera non si potevano vedere, Andrea e Danilo si vogliono bene. E probabilmente, anzi sicuramente, continueranno a frequentarsi anche dopo il sorpasso alla San Donato che il vicecampione del mondo ha giudicato 'aggressivo' e la cui conseguenza è stata un inutile, anzi dannoso in ottica mondiale, terzo posto.

La sua faccia del resto parlava da sé. Desmodovi nella guida come nelle reazioni non è uno esplosivo. Lui riflette. Pondera le parole. Ma l'amarezza gli si leggeva in viso. E i suoi occhi durante la conferenza evitavano quelli di Petrux.

Tu quoque Bruto, fili mi! Anche tu Bruto, figlio mio.

A questo punto ci aspettavamo che da un momento all'altro Andrea pronunciasse la frase che fu di Caio Giulio Cesare alle Idi di marzo, riconoscendo Bruto fra i suoi uccisori. La ha detta, invece, con un lapsus freudiano Danilo affermando, fra l'imbarazzato ed il preoccupato, che fino ad oggi "Andrea mi ha trattato come un figlio", prima di correggere quel 'figlio' in 'fratello'.

In 40 anni di sport non ci era mai capitato di percepire tanto imbarazzo fra due sportivi, compagni di squadra, dopo la vittoria di uno dei due con l'altro sul podio. Petrucci continuava a scusarsi ogni due parole, sottolineando che quel successo - la sua prima vittoria in Gran Premio - fosse il suo obiettivo dell'anno e dunque, da quel momento in poi, si sarebbe dedicato a cercare di aiutare la Ducati a centrare l'obiettivo di squadra: il mondiale di Dovizioso. Non contento della genuflessione Petrux ha dedicato la sua prima vittoria proprio ad Andrea!

Rimarchevole, ma assurdo, perché il mondiale piloti e quello marche sono traguardi distinti, e se sia Danilo che Andrea possono contribuire al successo nel secondo, il primo rimane un fatto individuale.

L'errore di considerare Petrux una seconda guida

Il mondiale piloti lo vinci, o lo perdi, da solo. E anche se Dovizioso è convinto che 'appropriandosi' delle tre vittorie di Jorge Lorenzo nel 2018 - qualora avesse avuto al fianco un compagno più malleabile - avrebbe centrato il bersaglio grosso, si sbaglia.

E sbaglia anche la Ducati a pensarlo. Purtroppo però su quell'idea la casa italiana ha operato una scelta, quella di una squadra ad un'unica punta: Dovi. Pensando anche, come sovrappiù, di tenere il ternano al guinzaglio con la carota del rinnovo. O forse addirittura, e non sappiamo se sia peggio, credendo che non fosse nemmeno necessario, ma piuttosto una furbata tenersi una carta pregiatissima in mano: una Ducati Desmosedici libera per il 2020 da affidare all'eventuale fenomeno di turno.

Il risultato oggi è che, dopo aver affermato a Jerez di non aver fretta di decidere, la Ducati dovrà invece prendere una decisione rapida. E lasciare Danilo libero di esprimersi. Senza che ciò significhi sottomersi al compagno di squadra. Hai visto mai che il coniglio dal cappello sia proprio lui.

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