GP di Argentina, Rio Hondo: l'urlo e il silenzio

Un bel Gran Premio d'altri tempi con le Michelin che hanno consentito a tutti di spingere. Peccato per Crutchlow, Lorenzo, Morbidelli e Vinales. In attesa che Aprilia e KTM emergano dalle retrovie


Finalmente una bella gara, old style. Il migliore davanti, in fuga solitaria, e dietro il resto del gruppo, a scannarsi.

Accadeva un tempo, può accadere oggi. Il triste trenino di Losail dove i piloti vanno al 70%, senza rischiare nulla, è solo un ricordo.

Ci sbaglieremo ma alla Michelin comincia ad andare un po' stretta questa MotoGP autolimitata. Ce lo ha dimostrato portando in Argentina delle gran gomme capaci di farci ricordare cosa deve essere questa categoria.
Un combattimento su caccia a due ruote, mica una esibizione.

E chi l'ha detto, poi, che se il vincitore è scontato non c'è emozione?
Marc Marquez lì davanti non ha certo passeggiato, e dietro hanno fatto l'inferno. Quello vero.

Rossi e Dovizioso hanno si sono dati battaglia per l'intero Gran Premio. Ed il finale non era scontato

Alla fine l'ha spuntata Rossi, e aggiungiamo: ce lo aspettavamo, perché Vale è sempre stato un maestro in questo tipo di sorpassi. Quando era più giovane gli riuscivano con maggiore facilità, ma va detto che ai tempi disponeva (spesso, non sempre) della moto migliore.

Ripetersi a 40 anni non è scontato, per questo lo ammiriamo più ora, nella sua seconda età motociclistica, che allora. Perché passati i 30 non sempre mettendosi una mano in tasca tiri fuori l'asso. Capisco il suo godimento: dopotutto ha battuto uno dei due favoriti nella corsa al titolo, su quella che è una gran moto, la Ducati.

E a proposito della Rossa, condividiamo solo in parte la delusione provata dal nostro columnist - è lui a definirsi così - Carlo Pernat.

Una casa che piazza tre piloti nei primi sei - Dovi, Miller e Petrux rispettivamente 3°, 4° e 6° - non può essere definita una delusione, ma certo è che ci piacerebbe vedere la GP19 attaccata agli scarichi della RC213-V non solo sui circuiti dove è nettamente favorita.

Non si può però criticare Dovizioso. Al suo terzo tentativo mondiale, alla guida di una moto vincente, sa che per battere Marquez questa è l'unica strategia. Fare il meglio che può, ogni volta che può. Perché è lui il primo ad ammettere che Marc è più forte, così lo si può battere solo colpendolo d'incontro. Vista la sfida in questi termini quei 23/1000 di secondo del Qatar, la distanza che ha separato Andrea da Marc sul lungo rettilineo che separa l'ultima curva dal traguardo, fanno riflettere.

Sbagliato penalizzare Crutchlow, Spencer doveva applicare la discrezionalità

La Direzione Gara ha penalizzato Cal, Spencer applicando la discrizionalità, poteva evitarlo

Non tutto ciò che abbiamo visto, comunque, ci è piaciuto. A cominciare dalla penalizzazione inflitta a Cal Crutchlow per partenza anticipata.

E' stato un errore penalizzare Cal, la discrezionalità non è stata applicata

OK, ormai ci sono i sensori, come nei 100 metri di atletica, ma lì anche un millesimo può fare la differenza. Nel motociclismo, invece, la regola è chiara: se il colpevole non ha beneficiato di un vantaggio, ci si può passare sopra.

Ovviamente questo apre spazio alla discrezionalità. E se è vero che ha ragione Cal quando dice che Vale, Marc e Dovi non sarebbero stati penalizzati (vogliamo parlare della partenza 2018?), bisogna decidere cosa è meglio.
Con Freddie Spencer a capo della Direzione di Gara ci aspettavamo un pollice alzato. E nessuno poi avrebbe protestato.
Un'altra brutta figura della FIM, ma ci sono abituati. Comunque non sempre sbagliano.

Per fortuna, infatti, non c'è stata alcuna sanzione ai danni di Franco Morbidelli, che ha silurato Maverick Vinales sul finale. E' stato, chiaramente, un errore di valutazione, ma pur sempre un errore. A conferma della correttezza del giudizio la reazione dello spagnolo, che ha scusato l'avversario.
Certo se avessero combattuto per posizioni migliori forse sarebbe stato diverso.

L'errore incredibile con la pulsantiera di Lorenzo fa il paio con quello di Austin 2014

Sarebbe andata diversamente anche per Lorenzo, se si fosse portato sulla linea di partenza in una posizione per lui abituale, quella della prima fila. Invece là dietro si è distratto ed ha inserito il limitatore. Frutto, questo, però di una sua modifica alla pulsantiera che, conoscendo i giapponesi, ci domandiamo come abbiano potuto autorizzare. Ai tempi Fiorenzo Fanali, capo meccanico di Eddie Lawson alla Yamaha ci raccontava che certe cose dovevano farle di nascosto...detto questo Jorge non è nuovo ad impallarsi: ricordiamo tutti la partenza anticipata di Austin 2014, quando scattò con diversi secondi di anticipo. Anche lì si era distratto. Accade ai piloti troppo puntigliosi, schiavi dei particolari e della routine.
Speriamo che ne esca presto, ieri avrebbe potuto essere con Nakagami e Quartararo. Certo, mica roba da pazzi, ma il motomondiale ha bisogno anche di lui.

 

La lotta nel sotto-clou fra Aprilia e KTM, abbiamo bisogno anche di loro

E a proposito di piloti, e case, di cui abbiamo bisogno, anche a Rio Hondo è andato in scena il duello in famiglia fra Aleix e Pol Espargarò Aprilia contro KTM. Certo, oggi è facile dire che entrambe sono distanti dai vertici della classifica, ma non si scalano gli 8.000 in poco tempo e , soprattutto, senza una adeguata preparazione.
Lassù l'aria è sottile. Speriamo solo che Andrea Iannone si acclimati presto, perché fa male al cuore vedere un pilota del suo talento arrancare in fondo al gruppo.

E per finire...

I numeri non dicono tutta la verità, ma raramente mentono

●  La vittoriosa cavalcata di Marc può essere paragonata a quella di Rossi a Phillip Island 2003, quando penalizzato dai commissari di 10” per un sorpasso con bandiere gialle, Valentino in sella alla sua Honda recuperò e dette altri 5" a Loris Capirossi.

● Le vittorie complessive di Marquez nel Motomondiale: 45 sono state conquistate in MotoGP, 16 sono in Moto2 e 10 in Moto3.

● Marc Marquez si è qualificato in pole position per l'81° volta nella sua carriera e per la 53° volta nella classe MotoGP, due volte in meno di Valentino Rossi. Questa è la sua prima pole position dalla Malesia dello scorso anno.

● Quella di Marquez è stata la quinta pole position a Termas de Rio Hondo, pari al suo numero di pole position nella classe regina a Phillip Island, una in meno rispetto ad Austin e al Sachsenring.

●  Dovizioso puntava a diventare il secondo pilota Ducati a vincere tre gare di fila nella classe regina dopo Casey Stoner. Non ce l'ha fatta.

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