Perché la 'guerra' nella MSMA è positiva per la MotoGP

Le proteste rendono pubbliche le contrapposizioni, che prima avvenivano negli Head Quarter. L'importante è che la FIM torni ad essere organo 'super partes'


Comunque andrà oggi a Ginevra relativamente alla protesta sollevata da Honda, Suzuki, Aprilia e KTM contro la Ducati, la MSMA non sarà più la stessa. L'associazione dei costruttori, in realtà, è da qualche anno che ha perso la supremazia nel decidere i regolamenti tecnici che indirizzano la MotoGP.

Se infatti nel passato erano principalmente le case giapponesi a suggerire sviluppo e regole, con la Honda nel ruolo non scritto di 'senior member', oggi la situazione appare completamente diversa.

Quando, infatti, a contrapporsi erano unicamente Honda e Yamaha, con Suzuki in un ruolo subalterno, nulla poteva la sola presenza della Ducati, aggiunta al club nel 2003
Oggi, invece, con l'arrivo di Aprilia e KTM il numero dei membri della MSMA è salito a 6. E come se non bastasse la metà delle Case è europea.

Con quel che ne consegue perché si è finalmente eroso quel clima di 'fratellanza' che aveva caratterizzato l'organo fino ad oggi.

Una questione di cultura: per un giapponese è semplicemente inaccettabile tacciare un concorrente apertamente di scorrettezza.

Problemi di questo tipo venivano risolti con colloqui privati. E non fra team manager, bensì fra i ranghi più elevati delle Case, nei rispettivi Head Quarters di Tokyo.
Basti pensare al caso Marquez-Rossi del 2015.

La Honda aveva tutti i dati per appoggiare la sua tesi, compreso un aumento improvviso della pressione sulla leva del freno anteriore della RC213-V di Marc, che causò la caduta nel corso della collisione con la Yamaha, ma dopo aver addirittura indetto una conferenza stampa per mostrare questi dati con allegata telemetria, Livio Suppo, allora Team Principal HRC e Shuhei Nakamoto, si ritrovarono davanti ai giornalisti a fare scena muta.

Dal Giappone all'ultimo minuto era stato ritirato dalle alte sfere il permesso di mostrarli.

L'intento era ovvio: non radicalizzare il confronto Honda vs Yamaha, lasciando che a scornarsi fossero solo i piloti e rispettivi fan.

Un comportamento pacificatore che non impedì che il quartier generale della Honda Europa, in Inghilterra, fosse inondato da lettere di protesta di fan di Valentino inferociti che portò addirittura a togliere in fretta e furia il numero 93 dalla Honda RC213-V esposta al salone Eicma di Milano.

Della improvvisa debolezza della MSMA ha approfittato, ovviamente la Dorna, che è stata capace, man mano, di far passare nuove regole atte a diminuire non solo i costi di sviluppo, ma anche la competitività di singole case.

L'esempio dell'introduzione del software unico prima e poi della piattaforma inerziale ne è l'esempio.
Le Case, tutte, hanno perso potere in base al vecchio adagio: divide et impera.

Da sempre il migliore espediente di una autorità qualsiasi per controllare e governare un gruppo è dividerlo, provocando rivalità e fomentando discordie.
Quando poi a ciò si aggiunge che al momento non esiste una autorità super-partes, vista la debolezza della FIM, la Federazione Internazionale Motociclistica, ecco che lo scenario è completo.

A comandare oggi è chi amministra il potere economico.
Naturalmente non tutto il male viene per nuocere.

Ai tempi in cui il Presidente della FIM era l'avvocato Francesco Zerbi questi amava dire che il suo ideale politico era una monarchia illuminata.
Peccato che alla fine, invece che il 're giusto' a comandare siano gli interessi.
Come peraltro accade nella nostra società.

E' vero, però, che il vento sta ulteriormente cambiando.

L'arrivo di nuovi concorrenti, di nuovi manager a capo di aziende ben decise a far valere le proprie ragioni, ha comportato la rottura di vecchi equilibri.
Chi dice che ciò non è bello, che ci avviciniamo troppo alla F.1, non capisce niente.

Le novità vanno abbracciate, indirizzate e seguite. In uno spirito etico di competizione non fraudolento.
Nuovi scenari aprono a nuove opportunità. Che spetta a noi far diventare buone opportunità.

Far uscire all'aperto i veleni rende l'aria più respirabile.
E tocca a noi giornalisti vigilare che le finestre rimangano bene aperte.

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