Caso Ducati: e se i giudici FIM ci facessero il 'cucchiaio'?

Fuor di metafora: la decisione della Corte d'Appello della MotoGP domani a Ginevra potrebbe giudicare politicamente il caso, infischiandosene delle relazioni tecniche


Ci hanno detto che la Ducati saprà prima del Gran Premio di Argentina del 31 marzo se il suo 'cucchiaio', water deflector secondo la denominazione ufficiale, è regolare o meno.
Questo per far sì che i risultati del motomondiale non siano in dubbio troppo a lungo. Ma sarà vero?

Un breve riepilogo.

Dopo che domenica sera al termine del primo Gran Premio dell'anno in Qatar il primo grado dei Commissari (l'ex iridato Freddy Spencer a nome dell’Irta, Bill Cumbow e Ralf Bohnhorst per la Fim) avevano rigettato il ricorso di Honda, Suzuki, Aprilia e KTM le quattro case, che già avevano previsto una risposta negativa avevano infatti presentato appello.

Una decisione che essendo tecnica era impossibile da prendere sul posto. Così il caso è approdato  alla Corte di Appello della MotoGP, composta da tre commissari, tutti e tre della Fim, che si riuniranno domani a Ginevra.

Senza troppe informazioni da parte della FIM (dov'è la notizia? a Losail non è stata nemmeno comunicata ufficialmente la protesta mentre era nel suo svolgimento, un fatto inaccettabile) proviamo ad immaginare cosa accadrà domani.

Sicuramente le parti - Ducati ed i quattro ricorrenti - avranno presentato una memoria tecnica nella quale ognuno avrà difeso le sue ragioni.
A sua volta - ma non è obbligatorio - la Corte di Appello potrà aver nominato un consulente tecnico, anche se temiamo che possa far ricorso al brocardo latino, cioè ad una massima giuridica,  che statuisce 'Iudex peritus peritorum'.

 "Il giudice è il perito dei periti". Il giudice, infatti, non è vincolato al risultato della perizia potendo discostarsi o disattendere del tutto le conclusioni cui è giunto il perito. Inquesto caso deve però dare una motivazione adeguata della sua scelta.

Per fare un esempio l’art. 61 c.p.c. utilizza l'espressione il giudice 'può farsi assistere' e non 'deve farsi assistere'.
L'unico obbligo, in caso negativo, è di motivare appropriatamente la sua decisione.

Ovviamente ciò è questione di lana caprina.
Avremo una decisione e susseguente motivazione politica?

Più che probabile, perché non è detto che a Ginevra prevarrà il punto tecnico rispetto al punto giuridico.
In poche e povere parole non avremo alcuna certezza che la decisione rispetti reali risultati tecnici.

Se non altro, però, la MotoGP avrà perso la sua verginità e d'ora in avanti dovrà fare i conti con regolamenti meno raffazzonati e scritti meglio.

Ma voi ci credete?
Noi personalmente no.

Quando i poteri non sono separati e a contare è la preponderanza economica, la parola giustizia è un vocabolo vuoto.

 

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