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La scomparsa di William Dunlop: i miei 2 cent

C'è chi le ama e chi le odia. Si difende il diritto di rischiare. Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi, ed il coperchio è il cronometro e gli avversari


La scomparsa di William Dunlop: i miei 2 cent

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Sabato scorso se ne è andato, mentre provava a Skerries, William Dunlop. Chi ama le road races sa chi fosse e l'eredità della sua famiglia. Non ne abbiamo scritto subito per scelta. E perché, drammaticamente, queste sono notizie che nessuno vorrebbe leggere ma fanno ascolto.

Questo è il mio pensiero.

I miei 2 cent, come dicono gli americani: la differenza fra chi fa il TT e chi si butta con il parapendio è il cronometro. Ed il fatto che al TT ci sono gli avversari. Devi girare più forte per battere loro.

E' questo il coperchio che il diavolo non mette sulla pentola. Nel parapendio o nel paracadutismo o in altri sport pericolosi fai tutto per te stesso. Se nel parapendio si facessero sfide in chi infila meglio la montagna col buco, Roca Foradada di Montserrat, ne morirebbero molti di più.

Il fatto che ora le moto siano più veloci ha la sua influenza, ma è drammaticamente vero che si moriva anche negli anni '70 con le gomme a pera e moto (le 500) che non avevano 100 cv.

Ho fatto due TT, ovviamente da giornalista. Nel '78 e '79, per il ritorno di Mike Hailwood. Bellissimo, una cosa da pazzi. Si rischiava anche a fotografare, ti potevi mettere dovunque ne avessi voglia. A Ramsey mi misi davanti al monumento con i sidecar che mi sbandavano davanti. A Bray Hill sul muretto di una villa, ed una signora mi offrì il té. Affascinante, ci sono tornato un paio di volte senza nemmeno scrivere.

Qualcosa mi è cambiato dentro. Sono scomparsi dei miei amici, chi correndo, chi per strada. Forse mi sono ammorbidito. Al TT hanno inventato anche un modo per dire che un pilota era morto, come se fosse colpa sua: succumbed to his injures. Se ci pensate, è un po' meno crudo di dire si è schiantato alla Verandah.

Sono diviso fra quanto mi affascinano le moto che sfrecciano nella montagna e quanto assurdo è farlo cercando di battere il cronometro, contro tutti gli altri. Poi, ovvio, c'è la fatalità.

Ho fatto anche 8 Dakar, quelle vere. Due le ho anche corse, ma in auto, ed una lo ha anche finita. C'era il rischio anche lì, c'è chi si è fatto molto male senza essere Ickx o Vatanen, ma quando fai una cosa che ti piace da pazzi non ci pensi.

Facciamo tutti delle cazzate, giornalmente, anche in giro per strada. I limiti di velocità esistono per proteggere gli altri da quelli come noi. C'è però sempre il fatto che prendere un rischio, per il brivido, l'adrenalina, buttarsi da una montagna, scalarla, non è la stessa cosa di partire a 30" l'uno dall'altro e vedere chi ci mette di meno. I miei due cent.

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