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VERSO BARCELLONA Il divorzio Lorenzo-Ducati: sarà ancora libero di vincere?

Gli interrogativi di mercato con due terzi di campionato da disputare. Il caso Rea, occasione perduta per il rilancio della Superbike


VERSO BARCELLONA Il divorzio Lorenzo-Ducati: sarà ancora libero di vincere?

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Ci sono state un bel po’ di conferme dopo il Gran Premio d’Italia al Mugello.

Quella, inattesa, di Jorge Lorenzo in Honda al fianco di Marc Marquez per il biennio 2019-2020, e quelle, attese, di Andrea Iannone in Aprilia e di Joan Mir al suo posto in Suzuki.

Mentre questi spostamenti chiariscono la posizione di alcuni top player nel biennio a venire rimane ancora il punto interrogativo sulla sistemazione di alcuni altri piloti e team.
Penso a Franco Morbidelli e Thomas Luthi, ma anche a Scott Redding e, naturalmente, alla coppia di Yamaha vacanti per l’inerzia della Yamaha nel trovare una squadra all’altezza di quella precedente, Tech3.

Interrogativi che se ne portano dietro altri, apparentemente scollegati, ma in realtà invece fortemente legati all’attualità.

Il primo, ed il più evidente e sul quale si è pronunciato pure Valentino Rossi e molti altri e se questo mercato così anticipato giovi veramente alla MotoGP.
Non possiamo, infatti, fare a meno di pensare che in questo momento - al di là dei proclami ufficiali - in Ducati (eccettuato forse Dall'Igna) stiano pregando che Lorenzo torni nei ranghi, si dimentichi della perentoria vittoria del Mugello e non dia fastidio a Dovizioso nei 13 Gran Premi che restano prima della fine del motomondiale.

Un Jorge vincente, infatti, non può che togliere punti a Dovi che attualmente insegue Marquez a -29 alle spalle di Rossi e Vinales.
Per avere un ruolo effettivo nel mondiale, come auspicato con grande contraddizione e retropensiero da Claudio Domenicali nel comunicato Ducati (che leggete al fianco N.d.R.), infatti, Porfuera dovrebbe recuperare dalla sua decima posizione ben 54 punti.
Un distacco importante, ma non impossibile.

Come non impossibili da recuperare sono i 25 punti che separano Giorgio dal compagno di squadra.
Ed è vero che la riconquistata competitività del maiorchino potrebbe giocare anche a favore del forlivese, qualora Jorge si frapponga fra questi e Marquez, ma è più facile che accada il contrario.

Nel senso: che Lorenzo faccia le sue gare incurante, come è giusto, della posizione di vantaggio di quello che, a tutt’oggi e secondo le scelte Ducati, è il caposquadra.
Una situazione, questa, che se ne porta dietro un’altra: fino a quando Lorenzo sarà supportato dalla casa di Borgo Panigale tenendo conto che a novembre sarà in HRC?

Il rischio, infatti, è che accada come a Eddie Lawson nel 1988 o a Valentino Rossi nel 2003 quando vinsero, rispettivamente, il titolo con Yamaha ed Honda, per poi portare l’anno successivo il numero uno alla casa concorrente.

Con la differenza che Eddie e Vale fecero la mossa a fine campionato e non nel primo terzo. Con tutto quel che ne consegue.

Diversa è la situazione di Iannone in Suzuki: la casa di Hamamatsu ha tutto l’interesse di proseguire lo sviluppo con un pilota veloce, ci si domanda, invece, il perché della fretta di promuovere Mir nella classe regina.

Attenzione: il motivo è evidente. Tutte le case sperano, prima o poi, di pescare un Jolly alla Casey Stoner o Marc Marquez.
La vera domanda è se questa corsa alla massima cilindrata sia confacente agli interessi del campionato.
La MotoGP è forse priva di protagonisti o necessita nel modo più assoluto di nuovi personaggi?
Secondo noi no.

Al contrario, probabilmente, la Moto2 avrebbe bisogno di campioni in grado di concentrare l’attenzione su una classe oggi negletta.

Al costo di attirare critiche affermiamo di rimpiangere i tempi in cui i campioni del mondo della 125 e 250 avevano praticamente pari dignità con quelli della 500 al punto che c’erano piloti che sulle cilindrate intermedie costruivano l’intera carriera.

Oggi, ovviamente, non è così. Moto3 e Moto2 sono solo categorie di passaggio, tanto che ormai non è più una novità il fatto che alcuni piloti, se ne hanno l’occasione, rinuncino alla possibilità di conquistare il titolo nella categoria minore pur di saltare sul primo treno disponibile della MotoGP.
Riempiendone, ovviamente, i vagoni, così ché da rendere impossibile ad altri di salirci.

Vogliamo dire una cosa: non abbiamo mai creduto al passaggio di Jonathan Rea in MotoGP, ma sarebbe stata cosa buona e giusta se lo Dorna la avesse  agevolato e reso possibile. E non solo per ridare credibilità ad un campionato in caduta libera, ma anche perché in questo modo avrebbero preso due piccioni con una fava, ‘liberando’ la SBK dal suo dittatore.

Se sono bastati due podi a Mir per approdare in MotoGP e ritenuti non sufficienti tre mondiali in Superbike, cosa deve pensare il pubblico, soprattutto quello dei non addetti ai lavori?

 

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