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La strada per la MotoGP non passa dalla Superbike

Più facile arrivare in classe regina dalla Moto2. Lo dimostrano Folger, Zarco e Rins


La strada per la MotoGP non passa dalla Superbike

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Questa settimana Alex Lowes debutterà in MotoGP prendendo il posto dell'infortunato Bradley Smith, alla guida della Yamaha satellite del team Tech3.
Un sogno che si avvera per il gemello di Sam che la prossima stagione farà il salto dalla Moto2 alla classe regina con l'Aprilia RS-GP.

E' il desiderio di tutti i piloti arrivare a guidare i prototipi da 280 cv, c'è poco da dire.

Per alcuni, è il caso di Jack Miller, la via di accesso è stata una fantastica stagione in Moto3, ancorché senza il premio finale del titolo mondiale.
Per altri, come Cal Crutchlow, un titolo mondiale in Supersport, per altri ancora, come Loris Baz, una discreta stagione in Superbike…ed un passaporto appetito al grande burattinaio del campionato, la Dorna.

Verità è che, a parte il singolo successo di Troy Bayliss nel 2006 a Valencia con la Ducati e di Ben Spies ad Assen nel 2011 con la Yamaha, oltre ovviamente alla recente vittoria di Crutchlow a Brno, i piloti della Superbike hanno raccolto pochissimo in MotoGP.

Lasciamo perdere Colin Edwards, 12 podi ma mai una vittoria nei suoi anni in Yamaha.
Pensiamo ad Eugene Laverty: ha conquistato 12 gare in SS e 13 in SBK ma in MotoGP non è nemmeno mai salito sul podio, per questo nel 2017 sarò nuovamente nel mondiale delle derivate di serie.

La questione è annosa: perché i migliori della Superbike non riescono a concretizzare poi molto nel motomondiale?
La risposta più ovvia è che ci arrivano guidando per squadre satellite, con moto non all'altezza delle migliori. E' vero, ma riduttivo.
Il problema, secondo noi, è che non tutti quelli che desiderano fare il salto - ammesso che poi lo sia - hanno le qualità per battersi con i migliori piloti del mondo.

Perché è indubbio che i migliori piloti del mondo siano in MotoGP.

Attenzione: non tutti: la nostra opinione è che uno come Jonathan Rea non sfigurerebbe, ed infatti non ha sfigurato nel 2012 quando ha preso il posto dell'infortunato Casey Stoner ad Aragon ed a Misano con un 7° ed 8° posto.

Solo che Johnny ha fatto la scelta giusta: meglio il primo nelle province che il secondo a Roma.

Eppure anche quest'anno è chiaro che alcuni dei piloti della Superbike farebbero carte false per salire su un prototipo.
Uno a caso? Il futuro compagno di Alex Lowes, Michael Van Der Mark, che non a caso ha lasciato Honda per Yamaha.

Dopo aver chiesto mille volte all'HRC una occasione si è visto preferire per l'ennesima Dani Pedrosa ed ha tagliato i ponti con il colosso nipponico.
Quale era il problema? Non c'erano posti disponibili in MotoGP?
Al contrario.

Jonas Folger, Johann Zarco ed Alex Rins hanno trovato una moto ufficiale rispettivamente in Yamaha e Suzuki.
Allora cosa?

La realtà è che i team manager del motomondiale preferiscono ingaggiare piloti che hanno visto crescere nel loro orto.

E' innegabile che la Moto2 abbia pochi cavalli, ma ha la reattività di un prototipo. Della Superbike si fidano meno, anche perché il livello medio di competitività nel mondiale delle derivate di serie è più basso.
E forse è questo il vero motivo.

Ed è quello che spinge i giovani della Superbike a voler fare il salto. Vogliono dimostrare di essere veramente competitivi.
Perché, diciamocelo, non esiste alcun altro campionato motociclistico attualmente al livello della MotoGP.

Attenzione: non parliamo della bellezza delle gare. La BSB produce grandissima competizione, ma sappiamo per prova provata che competizione non significa competitività assoluta dei protagonisti.
Dunque al momento è più facile passare alla MotoGP dalla Moto2 che dalla Superbike. E questo è un fatto.

 

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