Pernat: per ora ha vinto la Ducati, in futuro la MotoGP

Il reclamo di Aprilia, Honda, Suzuki e KTM è stato giusto. Dovevano chiedere chiarimenti. Ciò costringerà FIM e Dorna a migliorare il proprio ufficio tecnico


La sentenza sul caso Ducati mi è parsa logica e abbastanza ovvia, era quasi impensabile che si sconfessasse il parere del direttore tecnico della stessa FIM, anche se non conosco le motivazioni che hanno portato a questo giudizio.

Non sono un ingegnere e non posso giudicare sulla regolarità di quell’appendice, ma penso che tutto quello che è successo porterà a dei cambiamenti. Il problema è per chi scrive i regolamenti e per chi ha il compito di verificare che siano rispettati, perché ogni norma è da interpretare.

Tutto è nato dall’idea di Dall’Igna di combattere gli altri costruttori su un terreno quasi vergine, quello dell’aerodinamica. Questo li ha costretti ad inseguire e non è mai una bella posizione. Logicamente non tutti riescono a stare al suo passo, a interpretare il regolamento come fa Gigi, e tutto diventa difficile.

Dicono che il regolamento fosse stato scritto per diminuire i costi ma la MotoGP non è la Formula 1, nemmeno sotto questo aspetto, anche in entrambi i campionati l’innovazione è potere. Il discorso alla base di quanto è successo non riguarda i budget per lo sviluppo, ma il fatto che da un male possa nascere un bene. Mi spiego meglio: è evidente che Dorna e FIM dovranno mettersi in condizioni di avere delle persone che possono giudicare con competenza.

Il solo Danny Aldridge non può sapere ogni cosa, dall’aerodinamica all’elettronica: a questo punto diventa una questione di costi, ma soprattutto da parte di Dorna e FIM. Dovranno organizzarsi in maniera più consona e assumere dei consulenti.

È già successo un caso simile, a Silverstone quando il circuito fu riasfaltato in un modo, mi viene da dire, ridicolo. La FIM avrebbe dovuto svolgere dei test approfonditi anche se sarebbero serviti molti soldi per farli.

Chi deve interpretare il regolamento dovrà dotarsi di consulenti molto esperti, perché ogni costruttore è strutturato in modo da avere grandi competenze in ogni area tecnica. Le moto ormai sono molto vicine per prestazioni, ogni piccolo particolare può fare la differenza, e questo richiede controlli più approfonditi dalla parte dell’organizzazione del campionato.

Aprilia, Honda, KTM e Suzuki hanno fatto bene a fare il reclamo perché ritenevano borderline quell’appendice. Questa azione potrà avere la conseguenza di aumentare la chiarezza in futuro e la giudico quindi un bene per tutto il campionato. È anche chiaro che avere perso significa vedere uscire la Ducati molto rafforzata da questa situazione, perché ha vinto e non avevo dubbi. Dall’Igna è sempre stato un mago a interpretare i regolamenti e a stare sul filo.

Quindi vedo due vincitori: la Ducati ora e la MotoGP per il suo futuro.

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