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Dunlop Day 2024: esperienza da campioni (anche per gli amatori!)

VIDEO - Siamo scesi in pista al Tazio Nuvolari di Cervesina per scoprire e provare i prodotti sportivi della Casa: dagli stradali hypersport D212 GP Racer ai modelli KR protagonisti anche del CIV e del Mondiale Endurance

Dunlop Day 2024: esperienza da campioni (anche per gli amatori!)
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di Leslie Scazzola

Circuito nuovo, le Yamaha R6 ed R1 GYTR pronte ad accompagnarci tra i cordoli e gli pneumatici top della gamma Dunlop pronti “sostenerci” come i campioni: il Dunlop Days 2024 per noi si prefigurava come una giornata imperdibile, e così è stato. Organizzato dalla Casa inglese con la collaborazione della Riding School di Luca Pedersoli, l'Evento è andato in scena lo scorso 8 giugno sulla pista pavese Tazio Nuvolari, richiamando l'entusiasmo degli appassionati sottolineato dall'ottima partecipazione.

La formula è quella collaudata della giornata interamente dedicata ai clienti Dunlop, i quali hanno avuto l'opportunità di effettuare sei turni tra i cordoli suddivisi in base alle effettive capacità (grazie al servizio di cronometraggio gratuito) al costo di soli 139 euro, ben inferiore al prezzo di una comune giornata di prove libere. Per noi è stata l'opportunità perfetta per mettere alla prova gli pneumatici Dunlop KR, ovvero gli slick utilizzati in tutte le categorie del Campionato Italiano Velocità ma impegnati anche su tantissimi circuiti internazionali, a cominciare dal Mondiale Endurance. Di più: abbiamo avuto modo di mettere alla prova anche il D212 GP Racer, bestseller della gamma sportiva Dunlop in un confronto che ha permesso di evidenziare le principali differenze tra la massima espressione di un prodotto progettato e costantemente evoluto per assecondare le esigenze dei professionisti della velocità e uno rivolto agli utenti “normali” e che rappresenta il migliore bilanciamento tra performance in circuito e sfruttabilità su strada.

Gamma Dunlop - Sportivi per tutti i gusti

Il mercato degli pneumatici da moto è ampio e variegato, e l'offerta Dunlop propone una soluzione per ogni specifica esigenza di utilizzo. Nel segmento delle gommature sportive, come detto, i modelli KR rappresentano la punta di diamante della produzione della Casa inglese. Acquistabili presso i rivenditori specializzati, gli slick racing sono proposti nelle atipiche misure 125/80 all'anteriore e 200/70 al posteriore, sconosciute alle moto di serie e pensate per garantire la massima ampiezza del battistrada e di impronta a terra. Sono pneumatici che richiedono una gestione accurata delle pressioni e delle temperature, ma promettono un margine di prestazioni superiore agli pneumatici stradali.

Il modello D213 GP Pro è un altra espressione degli pneumatici da gara Dunlop, ma con una caratteristica fondamentale: sono intagliati e omologati per la circolazione stradale, seppure per mere questioni regolamentari. Inoltre, sono disponibili nelle misure 200/60 e 180/60 posteriori, pensate per equipaggiare solo alcuni specifici modelli. Si tratta degli pneumatici impiegati dai piloti Dunlop nelle corse su strada come il Tourist Trophy ma anche in diverse competizioni in circuito, e per rendere al meglio necessitano del preriscaldamento con termocoperte e temperature di esercizio elevate posizionando il prodotto distante dalle reali esigenze di un impiego sulle strade aperte alla circolazione.

All'utente sportivo-stradale è invece dedicato il D212 GP Racer, anche se per chi utilizza la moto esclusivamente in circuito è disponibile la versione slick, perfettamente identica nella struttura ma con battistrada privo di intagli per la dissipazione dell'acqua. All'occorrenza questo pneumatico può essere utilizzato anche senza termocoperte, grazie a tempi di warm-up ridotti e un rendimento costante anche dopo diversi cicli caldo-freddo tipici dell'impiego amatoriale nei track day.

Dunlop KR: muscoli e cervello

Abbiamo avuto modo di provare il modello KR e D212 GP Racer intagliati su Yamaha R6 ed R1 nelle versioni pronto pista GYTR. Non avendo mai visto il Circuito pavese abbiamo dovuto innanzitutto assimilarne le caratteristiche, variegate e con tratti molto veloci, prima di poter prendere confidenza con i Dunlop KR. Sono pneumatici di chiara indole racing e ne abbiamo avuto riprova già dopo pochi metri, con una vistosa perdita di aderenza del posteriore che ci ha ricordato di quanto possano essere “critiche” le temperature delle gomme da competizione e che nonostante le termocoperte sia necessario un adeguato riscaldamento dinamico prima di poter spingere. Una volta in temperatura, tre o quattro giri sono stati sufficienti per cogliere la prima particolarità: l'anteriore 125/80 propone una sezione dello pneumatico molto elevata con una conseguente impronta a terra sconosciuta a qualsiasi prodotto di larga serie.

La moto, in questo caso la 600 di Iwata, non è apparsa amichevole negli ingressi in curva, quasi tendesse ad “andare dritta” costringendoci a ripetute correzioni della linea. Sulle prime appare più faticosa da indirizzare alla corda, quasi goffa. Abbiamo finito il primo turno con un pizzico di amaro in bocca, inutile negarlo. In sella alla R1, complice anche un minimo di assuefazione al Tracciato, abbiamo riscontrato le medesime sensazioni, anche se pian piano abbiamo capito il motivo: la moto va si accompagnata con i freni molto tirati fin dentro alle curve, ma poi questi vanno rilasciati velocemente per poi affidarsi completamente al grip offerto dagli pneumatici, i quali in questo modo possono mettere a disposizione del pilota una aderenza a terra che sulle prime si fatica a interpretare.

In sostanza, pur continuando ad evidenziare l'esigenza di una azione robusta del corpo in ingresso curva, una volta alla corda gli slick Dunlop ti consentono di concentrarti solo sulla migliore linea di percorrenza e sull'apertura del gas, trasferendo una solidità imperturbabile anche alle massime inclinazioni. La presa sull'asfalto è tale da mitigare anche la percettibile rigidità della carcassa, dove su buche e avvallamenti (complice una messa a punto delle sospensioni perfettibile) la moto tende ad oscillare vistosamente con lo sterzo in accelerazione ma resta sempre lì, incollata alla traiettoria stesse scavando un solco sull'asfalto.

Dunlop D212 GP Racer

La confidenza che abbiamo raggiunto con i KR è stata limitata, sufficiente solo a farci intuire quanto possa essere il limite di pneumatici così specialistici. A riprova di questo, alla ripresa delle ostilità in pista dopo un bell'acquazzone abbiamo calzato i più stradali D212 GP Racer e – non lo possiamo negare – ci siamo sentiti subito a casa. Il canonico 120/70 anteriore, innanzitutto, restituisce un feedback più normale nell'ingresso in curva, richiedendo meno forza fisica e facendo avvicinare il pilota al proprio limite per gradi. Dove le KR sembrano prendersi gioco del pilota mostrando chiaramente di lavorare  a “mezzo servizio” con un utente normale, le D212 GP Rcer ti mostrano fin dove puoi arrivare con grande sincerità, proponendo feeling immediato nelle risposte, ottimo grip già dopo un solo giro di riscaldamento e un'ottima precisione direzionale.

Non è un caso se anche i D212 siano protagonisti in alcuni trofei nazionali perché in effetti le prestazioni appaiono fin da subito elevate. Ovviamente, con l'aumentare dei cavalli in gioco, l'utilizzo di sospensioni professionali  e un accresciuto livello della competizione potrebbero non bastare più, ma parliamo comunque di limiti elevati anche per piloti esperti, quindi difficili da raggiungere per un amatore. 

Quel che ha favorevolmente colpito delle Dunlop, soprattutto delle D212 GP Racer è la neutralità offerta nella guida. Chi scrive ricordava caratteristiche parecchio “spigolose” degli pneumatici sportivi della Casa di Birmingham , a cominciare da un posteriore dallo sviluppo (circonferenza) superiore alla media che determinava l'esigenza di una messa a punto particolare. Il risultato era quello di dover abbassare il posteriore delle moto (tutte) per ristabilire l'equilibrio della ciclistica e limitare l'effetto di uno sterzo altrimenti nervoso e difficile da interpretare.

Tale e tanta era la differenza tra i “vecchi” Dunlop e altri pneumatici che addirittura in alcuni tracciati era fondamentale intervenire accorciando leggermente la rapportatura finale. Passato remoto possiamo dire, e per fugare ogni dubbio abbiamo investigato anche in giro per il paddock del Dunlop Days per chiedere agli appassionati quali e quante modifiche abbiano dovuto apportare alle loro moto dopo aver calzato altri pneumatici, col risultato di una risposta pressoché univoca: praticamente nulla.

Piuttosto, l'unico dubbio che ci è rimasto è relativo all'usura, considerato che abbiamo riscontrato una leggera tendenza a “strappare” tanto dell'anteriore quanto del posteriore. Di certo la messa a punto non ottimale delle sospensioni ha influito in maniera determinante, così come la giornata dalle molteplici sfaccettature meteorologiche che abbiamo trovato (caldo, freddo, sole, pioggia e di nuovo sole con un avvicendamento repentino) ma ci riserviamo di approfondire l'argomento alla prima occasione utile.

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