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SBK, Bulega: “Non sono sborone come la gente pensa, Bagnaia mi deve la vita”

L’INTERVISTA – Nicolò a cuore aperto: “Capisco l’idea che molti hanno di me, la verità è che ho un carattere chiuso e fatico a dare confidenza a chi non conosco. Forse, facendo scelte diverse, sarei potuto essere anch’io in MotoGP con Pecco ed Enea ma ora sono in SBK e non sono più spento come prima. Marquez? Magari averlo come compagno”

SBK: Bulega: “Non sono sborone come la gente pensa, Bagnaia mi deve la vita”

È la sua gara e lui lo sa bene! Già, perché a Misano ci è cresciuto, macinando migliaia e migliaia di chilometri nel tempo. E questa volta, come se non bastasse, ci arriva in sella alla moto rossa, ovvero quella che tanto sognava lo scorso anno.

Nicolò Bulega è pronto per la tappa della Riviera e in sella alla sua Ducati V4 vuole recitare una parte da protagonista in uno dei round più attesi di tutta la stagione. Proprio con lui abbiamo condiviso una lunga chiacchierata parlando del suo passato e ovviamente del momento che sta vivendo ora. Si parla quindi di pista e al tempo stesso di chi è Nicolò, ovvero quel ragazzo nato il 16 ottobre di 24 anni fa a Montecchio Emilia.

“A dir la verità non pensavo di iniziare così bene la stagione – ha esordito – siamo partiti col piede giusto e non vedo l’ora che inizi il weekend di gara a Misano. Sono infatti molto curioso del supporto e del tifo che ci sarà e spero sia per tutti un gran bel fine settimana. Cosa dire: Misano è un round speciale, c’è la passione di tutta la Riviera e penso sia il contesto perfetto per divertirsi tutti assieme. Ovviamente c’è attesa, lo capisco e io spero di disputare un bel weekend per tutti coloro che verranno”. 

Nicolò, facciamo un passo indietro a Phillip Island. Cosa è cambiato dopo quel sabato?  
“La vittoria di Phillip Island mi ha dato più sicurezza nell’affrontare le gare seguenti, perché ti sblocchi e ti levi quel pallino che magari ti accompagna. Per certi versi è una cosa buona mentre dall’altra non tanto, perché nel momento in cui ottieni un secondo posto come a Barcellona in Gara 1 poi ti incazzi e pensi di essere andato male, invece non è del tutto così”.

A proposito di Superbike: come lo vivi questo paddock?
“Quando sono venuto qua ho trovato un clima rilassato e più professionale rispetto alla Moto2. Hai più tempo per capire le cose e le persone che trovi nel paddock sono molto più tranquille ed è un piacere fermarmi con la gente a scambiare alcune parole. Sono contento, perché questo è davvero un gran bell’ambiente”.

Appena arrivato in Superbike, il primo consiglio di Serafino Foti è stato quello di sorridere un po’ di più.
“Esatto e io gli ho risposto: quando avrò motivo di sorridere, sorriderò di più. Il fatto è che in Moto2 non riuscivo ad andare forte come volevo e tutto attorno a me si era spento. Come ho già detto in più occasioni, diventava tutto più complicato, anche uscire a mangiare una semplice pizza”.

Pensavi dipendesse da te o tu eri certo delle tue qualità?
“Io mi sentivo ancora forte, ma capivo che non avevo quel pacchetto e quelle persone attorno a me in grado di tirare fuori ciò che avevo dentro. Quando poi sono arrivato in questo paddock ho ritrovato quella voglia di andare in moto che prima avevo perso e ora mi sento forte come quando ho iniziato il Mondiale. Il tutto, ovviamente, grazie al supporto da parte del team e di Aruba”.

Di quel passato che risale alla Moto2 o prima cosa cambieresti?
“Sinceramente non saprei. Una cosa che però mi ripeto spesso è di fidarmi un po’ più di me stesso e ascoltare meno qualcuno di esterno. Di questo ne farò tesoro per il futuro”.

Lo scorso anno, parlando con Tardozzi, mi ha detto che è sempre stato impressionato dal tuo talento.  
 “Tardozzi è una persona che stimo e gli sono grato per tutte le parole nei miei confronti. Una volta mi disse pure: “guarda che i piloti che abbiamo ora in MotoGP sono gli stessi con cui eri a fare bagarre fino a poco tempo fa”. Con i se e con i ma però non si fa nulla, perché io sono qua SBK e loro in MotoGP”.

A volte pensi che saresti potuto essere lì con loro?
“Può essere perché alla fine sono gli stessi con cui gareggiavo come appunto diceva Tardozzi. Forse dovevo fidarmi più di me stesso e della mia testa. Adesso però non posso tornare indietro, ma solo pensare al presente e sono felice di essere qua con tutta la famiglia Aruba al mio fianco”.

Valentino lo senti ancora?
“Sì, mi ha scritto dopo l’Australia e anche dopo Barcellona. Nonostante la mia uscita della VR46 siamo comunque rimasti in contatto, senza però scambiarci troppi messaggi. Mi fa piacere essere rimasto in contatto con lui. Non lo vedo tanto, perché immagino sia impegnato con i suoi programmi”.

Nicolò parliamo di te e andiamo subito al sodo: da fuori molti pensano che tu sia un ragazzo che se la tira. Cosa ci dici a riguardo?
“Io sono una persona che non riesce a fingere, penso di essere trasparente e spontaneo. Se una persona mi sta sulle balle glielo faccio capire subito, stessa cosa il contrario. So che spesso risulto antipatico, ma tutto ciò non è dettato dal fatto che voglio andare in giro col petto gonfio. A volte trapela questa immagine di me semplicemente perché sono chiuso con le persone che non conosco e non tendo a dare confidenza. Il fatto è che così facendo risulta che io sia uno sborone, ma non è così, non lo sono perché alla fine chiacchiero e scherzo senza problemi con chi conosco”.

Lo scorso anno molti pensavano non fosti pronto per la Ducati factory per via della pressione.  
“Quando c’era il dubbio sul fatto di approdare nel team ufficiale o in Go Eleven, ricordo che c’era la questione della pressione. Tutto ciò mi ha stupito, perché io al discorso della pressione non ci ho mai badato, dato che l’unica cosa che volevo era il team factory. Penso che la pressione ce l’hanno di più quei piloti che non vanno bene, perché quando ti ritrovi in un team non competitivo quella accresce sempre più mentre in una squadra ufficiale hai tante certezze”.

Se un giorno ti dovessero mettere Marquez in squadra, come reagiresti?
“Magari, apprenderei un sacco di cose”.

Parlando invece di MotoGP. Cosa ci dici di Pecco ed Enea? Tra l’altro come hai detto nell’intervista con Migno, Bagnaia ti deve la vita.
“Esatto. A Pecco gli ho salvato la vita perché avevo una macchina con la portiera che non si chiudeva bene dal lato del passeggero e per poco stava volando fuori.  Io però l’ho tenuto dentro di forza (sorride). E poi c’è stata quella volta che col quad ci siamo persi nel deserto in Qatar e ci sono venuti a riprendere (ricorda sorridendo). Qualche altro retroscena ve lo racconterò più avanti (scherza)… Detto ciò, Enea lo frequento un po’ di più rispetto a Bagnaia, infatti ci troviamo spesso a mangiare assieme. Lui è un pilota forte e molto talentuoso, ma forse ha bisogno di avere tutto perfetto attorno a sé per dare il massimo, un po’ come me per certi versi”.

Bagnaia invece?
“Lui lo frequento meno, ma siamo sempre in ottimi rapporti. Con Pecco giochiamo tanto alla PlayStation a Call Of Duty”.

Chi è il più forte?
“Io, almeno lì lo posso battere”.

Con Dall’Igna ci parli ogni tanto?
 “Con Gigi ci sentiamo spesso, a volte passo nel suo ufficio. Mi sembra una persona con le idee ben chiare, infatti ti fa sempre domande precise e devi rispondere di conseguenza. Lui ti ascolta e poi ti fa subito la domanda seguente senza stare troppo a parlare”   

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