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SBK, Carrasco: “Mondiale femminile? Una palestra ma possiamo correre con gli uomini”

INTERVISTA - “Sarà un campionato importante per chi non ha mai corso in un Mondiale e credo che le più veloci potranno poi spostarsi in altri campionati. La Moto3? Non mi aspettavo tante difficoltà, ma sono cresciuta come pilota”

SBK: Carrasco: “Mondiale femminile? Una palestra ma possiamo correre con gli uomini”

Sarà il circuito di Misano a ospitare questo fine settimana il primo storico appuntamento del nuovo Mondiale Femminile, denominato Women's Circuit Racing World Championship. Una pietra miliare nella storia del motociclismo e un nuovo capitolo nella carriera di Ana Carrasco, impaziente di tornare a brillare su un palcoscenico iridato, dopo le difficoltà incontrate al suo rientro nel Mondiale Moto3. Due stagioni avare di risultati per la Campionessa 2018 del Mondiale Supersport 300, decisa a prendersi la sua rivincita sugli infortuni e sulle avversità incontrate negli ultimi anni e a diventare la prima pilota ad aver battuto sia gli uomini che le donne in un Mondiale. Una missione più che possibile per Carrasco, pronta a lasciare il segno con la Yamaha R7 schierata del team Evan Bros, con cui ha già messo tutte in riga nei dei due giorni di test ufficiali svolti a Cremona.

“Ero arrivata al test impaziente di vedere dove sarei stata, se fossi tra le più veloci oppure no, visto che si tratta di una classe nuova per tutte e non sapevo cosa pensare. Mi sono trovata abbastanza bene con la moto, avevo molta fiducia e mi sono sentita veloce, quindi penso di essere pronta per questo inizio di stagione e per provare a lottare per il titolo ci ha raccontato la 27enne murciana prima dell’appuntamento della Riviera Romagnola.

Ana, che impressione ti sei fatta del campionato e delle tue avversarie?
“La prima impressione è stata positiva. Come dicevo, non sapevo cosa aspettarmi dato che si tratta di un nuovo campionato, di una moto nuova per me e non conoscevo molte delle partecipanti. Era difficile immaginare come sarebbe stato, ma la prima impressione è stata buona. È un buon campionato e il livello è un pochino più alto di quanto mi sarei aspettata e questa è un’ottima cosa, perché credo sarà importante per le stagioni a venire che il campionato parta dal livello più alto possibile”.

Come mai quest’anno hai deciso di gareggiare in un campionato tutto al femminile?
“La principale ragione è che ho dovuto lottare parecchio per trovare il mio posto in questo ambiente nelle dieci stagioni che ho trascorso nel Mondiale e ho pensato fosse importante che le migliori pilote al Mondo arrivassero a questa competizione. Questa è la prima volta che Dorna fa qualcosa per aiutare le donne a crescere nel panorama motociclistico e per me era importante essere al via di questa stagione inaugurale, per provare ad aiutare a spingere il campionato il più possibile”.

Arrivi da due stagioni difficili in Moto3. Pensavi sarebbe stato così complicato riadattarti alla categoria?
“Sapevo che sarebbe stato un cambiamento complesso, perché arrivavo da cinque stagioni in SSP300 ed erano sette o otto anni che non guidavo una Moto3, ma non mi aspettavo di certo questo genere di difficoltà. Pensavo che mi sarei adattata più velocemente alla moto, ma il livello del campionato è molto alto e i piloti che arrivano dal FIM JuniorGP o dalla Rookies Cup hanno alle spalle quattro o cinque anni di esperienza su questo tipo di moto, mentre per me è stato complicato cambiare il mio stile di guida e adattarmi alle gomme e alla moto stessa. Era tutto molto differente e in più la Moto3 su cui sono salita era totalmente diversa dall’ultima che avevo guidato nel 2015. Non è stato facile adattarmi a tutti quei cambiamenti, ma stavo migliorando molto ad ogni gara e sono contenta perché ritengo che abbiamo fatto un buon lavoro. Il mio livello come pilota è cresciuto molto ed è un peccato che mi sia infortunata e abbia perso le ultime tre gare. È stata dura terminare la stagione in quel modo, perché volevo assolutamente chiudere l’anno correndo”.

Credi che l’infortunio abbia avuto un ruolo determinante nella tua mancata riconferma nel team BOÉ Motorsports?
“È stata senz’altro una situazione difficile, perché in quel momento non avevo la riconferma ma non ero nemmeno fuori dalla squadra. Si parlava di continuare, ma nel Mondiale cambia tutto in un attimo, quindi è difficile dire se sia stato questo il motivo per cui non abbiamo proseguito, perché anche i risultati non erano quelli che ci aspettavamo. La squadra però era contenta di me e anche io ero contenta del lavoro che stavamo svolgendo, ma quando sei infortunato non sai quanto tempo ti servirà per tornare in forma, quindi è normale che abbiano scelto un altro pilota. Hanno preso una decisione e l’ho accettata, anche perché, come dicevo, non sapevo se sarei riuscita a finire la stagione e quanto tempo mi sarebbe servito per recuperare”.

Nella tua carriera hai attraversato alcuni momenti particolarmente complessi, come l’infortunio alla schiena dell’Estoril, ma hai sempre dimostrato di avere uno spirito da combattente. Dove hai trovato la forza per superare tutte queste sfide sul tuo cammino?
“Questi ultimi tre o quattro anni sono stati molto complicati per me. È stato veramente difficile superare l’infortunio alla schiena e tornare a essere competitiva, e poi c’è stata anche la frattura di tibia e perone dell’anno scorso. Non sono stati di certo i migliori anni della mia vita, ma davanti a questo genere di infortuni pensavo solo a tornare ad essere competitiva e a ritornare a vincere. Volevo solo tornare in forma il prima possibile e tornare più forte di prima. Soprattutto i due anni dopo l’infortunio alla schiena non sono stati facili, perché non mi sentivo al 100% dal punto di vista fisico ed è complicato da gestire, perché a volte i risultati non arrivano e le persone all’esterno non sanno cosa sta succedendo. È stato un periodo tosto, ma ero sempre pronta a continuare a lavorare, pensando che sarebbe arrivato di nuovo il mio momento. Per questo ho piena fiducia nel fatto di tornare a vincere e di laurearmi di nuovo Campionessa del Mondo”.

Sei una delle poche donne ad avere esperienza nel Mondiale e la prima ad aver vinto un titolo contro gli uomini. Come ti fa sentire il fatto di essere un modello e una fonte di ispirazione?
“Sinceramente, nella mia vita quotidiana non sento questo genere di pressione, perché io cerco di raggiungere i miei obiettivi come pilota e i miei sogni, senza pensare al fatto di essere un modello per gli altri. Tuttavia, so che si tratta di una cosa importante e che tutto ciò che stiamo realizzando, come questo campionato, aiuterà altre ragazze ad arrivare più facilmente in questo mondo. Stiamo cambiando molte cose e mi sento orgogliosa di essere una delle motocicliste che stanno aiutando le donne pilota ad avere maggior presenza nei campionati del Mondo e ad arrivare un po’ più facilmente al Mondiale”.

Pensi che i campionati femminili siano il modo per avvicinare le ragazze al motociclismo o bisognerebbe trovare un modo per incentivare i campionati misti?
“Non saprei, credo che questo dipenda molto da ognuna. Io vedo questo campionato come una serie che può aiutare ad arrivare in un Mondiale e imparare ad essere pilota di un campionato del Mondo, perché non si tratta soltanto di guidare una moto, ma anche di avere tante cose sotto controllo. Credo che questo campionato sia importante per imparare, ma a mio parere noi donne siamo capaci di correre insieme agli uomini. Quindi, vedo questa classe più come una sorta diciamo di ‘palestra’  per le pilote provenienti dall’Europeo o da altri competizioni, che non hanno mai corso in un Mondiale, e suppongo che le più veloci potranno poi avere l’opportunità di spostarsi in altri campionati. Questo è ciò che penso io, ma non so se le altre la pensino diversamente, se vorranno poi andare in altre categorie o continuare in questo campionato. Questo dipenderà da ognuna di loro”.

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