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MotoGP, Marquez: "Bisogna essere egoisti, volere il meglio, che per me era la Ducati rossa"

"Per averla bisognava giocarsi tutte le carte, ma quella che pesa di più è la pista. Sono in Ducati grazie a Dall'Igna, ha fatto vincere tutto ciò che ha toccato. Bagnaia? non l'ho sentito, ma nel box deve regnare la calma, la guerra è solo in pista. Il 9° titolo? prima penso alla vittoria. Acosta? mi rivedo in lui, lascerà il segno"

MotoGP: Marquez:

All'indomani della firma che ha segnato il passaggio del numero 93 nel team Ducati ufficiale nei prossimi due anni, l'otto volte iridato si è concesso ad una lunga intervista alla trasmissione "El Larguero", in compagnia del collega di AS Mela Chercoles. Tante sono le riflessioni di peso dello spagnolo in merito al clamoroso colpo di mercato.

Sembri stanco.
"Ieri ho faticato a dormire un po' - esordisce Marc - e oggi è stata una giornata lunga, con le telefonate per la firma. E ci siamo anche allenati. Non si può perdere tempo".

Sapevi che l'annuncio sarebbe arrivato questa mattina?
"Non so se posso dirlo, ma stamattina alle otto ho firmato il contratto. L'accordo è già per due anni, con la Ducati, con la moto che vince. In questo momento non c'è una moto più veloce. Nell'ultima gara, i primi quattro erano Ducati".

Che differenza c'è tra la la GP23 e la GP24?
"In termini di tempi è molto relativo. Né gli ingegneri né i piloti possono dirlo con precisione. Mezzo secondo? No, non così tanto. Da un anno all'altro si migliora di due decimi al giro, il che equivale a quattro secondi in gara, il che è molto, ma è tutto molto relativo".

L'anno prossimo non avrai scuse, lotterai per il titolo?
"L'anno prossimo dovremo lottare per il titolo. Lo scorso anno ho preso una decisione molto importante ovvero lasciare la Repsol Honda, la squadra di tutta la mia vita, l'ho fatto con un carico emotivo pesante, per dare la priorità alla mia carriera sportiva  ovvero cercare i risultati. Quando ci sono i risultati, c'è la motivazione. Bisogna avere coraggio e desiderio quando si affronta una sfida così importante, sarei salito sulla moto migliore, quella che vince, e avrei visto cosa sarebbe successo. Sarei stato esposto a tutto, alle critiche, alle lusinghe, a tutto quello che sarebbe potuto succedere, ma ho voluto farlo perché ho visto che altrimenti la mia carriera sarebbe stata diversa. Sono stato infortunato per quattro anni, senza risultati, ed era difficile mantenere la motivazione, e soprattutto la fiducia. Ho messo in testa un piano, una strategia, e sta andando molto bene".

Nella corsa alla sella era in vantaggio Martin, hai compiuto una rimonta anche sotto questo aspetto?
"Per me non è cambiato nulla. Nel nostro ambiente non è successo nulla. La Ducati ha detto che avrebbe aspettato fino al Mugello per prendere una decisione, che era indecisa, perché aveva due piloti e Bastianini, che era anche lui nell'equazione, e che era ancora tutto da decidere. Hanno detto che si sarebbero basati sui risultati, su tutto in generale, perché in tutti gli sport tutto pesa, e me l'hanno comunicato domenica sera".

Pensi ne abbiano parlato anche con Jorge?
"Non lo so, so solo quello che mi hanno detto ed io ero molto tranquillo, ho dato tutto in pista. Avevo in testa due o tre scenari in cui mi sentivo a mio agio e questo, proprio nel weekend del Mugello, che è stato un punto di svolta, ha funzionato bene per me".

Martin aveva proposto che la sella andasse al vincitore tra voi due, perchè non hai accettato?
"È semplice. Uno dei motivi, il principale, è che se devi vincere in pista devi avere le stesse armi, e ora non le ho. Ma non è una scusa e sto dimostrando di poter essere competitivo. Un'altra cosa è che sono stato molto chiaro sul fatto che non sarei passato da una squadra satellite a un'altra. E il terzo punto: gli atleti non hanno solo contratti sportivi, ma ci sono altri sponsor che mi hanno seguito per tutta la carriera e una multinazionale chiude a settembre per i prossimi due anni e non può aspettare. Non era fattibile aspettare".

Martin però era convinto di meritare lui quella sella.
"Questa è la vita, questo è lo sport. Non sono contento che un pilota sia rimasto senza la moto che cercava. Nelle professioni, in molti casi bisogna essere egoisti, perché tutti vogliono il meglio, e il meglio per me era la Ducati rossa, quella che sono riuscito a ottenere, e per averla devi giocare tutte le tue carte. La carta che pesa di più è la pista e gli ingegneri Ducati, come mi hanno detto, hanno visto la mia progressione con la moto 2023 e questo ha pesato molto più del resto. Poi ci sono anche altri fattori".

Perchè il no alla Pramac Ducati?
"Sono sempre stato molto chiaro e non ho mai cambiato idea. Nelle prime conversazioni con la Ducati mi sono espresso in questo modo. Non volevo passare da un team satellite a un altro team satellite. Per questo sono rimasto nella famiglia Gresini, che mi ha dato la possibilità di ringiovanire.Se fossi dovuto rimanere in una squadra satellite sarei rimasto con Gresini. La cosa più importante in una trattativa è essere sinceri e non cambiare idea. Quando si dice una cosa, si è molto chiari e si muore con essa".

Bagnaia si è congratulato con te? Cosa ti aspetti nel box il prossimo anno?
"No, ma l'amministratore delegato della Ducati (Domenicali ndr) mi ha chiamato e si è congratulato con me. Il box deve essere tranquillo. La guerra,  quella si svolge in pista, il box deve essere tranquillo".

Dall'Igna è stato il tuo grande sostenitore? Perchè pensi che Ducati abbia scelto proprio te?
"Con Gigi abbiamo sempre avuto un rapporto molto diretto e sincero, e sono in Ducati grazie a Gigi Dall'Igna. È l'ingegnere che ha fatto vincere tutto quello che ha toccato. Una delle frasi che gli dico quando iniziamo a parlare è: “Per me la cosa più importante del 25 e del 26 è che tu sia ancora in Ducati, giusto? Perché altrimenti non c'è nemmeno bisogno di sedersi". Perché? Perché si tratta del reparto Corse. Quando sei già nella famiglia Ducati sentirai i colori, ma non puoi farlo prima. Li senti dopo, non prima di entrare, e lì guardi la sportività e le prestazioni della moto e con lui ho avuto un rapporto molto diretto. Secondo lui, si sono fatti guidare solo da quello che hanno visto in pista, con la progressione e la capacità di migliorare in futuro".

Se Dall'Igna non fosse rimasto in Ducati, forse ora non saresti nel team ufficiale?
"Dipende. In quel caso si sarebbe tenuto conto di molte altre cose. Forse gli avrei chiesto: “Dove vai? Gigi è stato molto importante, il direttore d'orchestra sempre presente, e già nel 2017 e nel 2018 avevo avuto contatti con lui e siamo sempre stati molto diretti. In quegli anni ho detto loro di non farmi offerte perché stavo bene alla Honda e non volevo fare il gioco di vedere se uno mi dava più dell'altro. Quando ho qualcosa di chiaro, scelgo quello che sento e quello che sentivo adesso era di stare in Ducati".

Hai detto che il prossimo anno lotterai per il titolo, e quest'anno?
"Al momento ci stiamo lavorando (Marc è a 35 punti da Martín e a 17 da Bagnaia ndr). Dobbiamo ancora perfezionare alcune cose. A Le Mans e a Montmelò mi sono salvato come il Real Madrid, al 90° minuto, ho salvato e abbiamo segnato. Ci si salva una, due volte, ma non si salva un Campionato del Mondo. In questo senso Pecco e Martin non falliscono in nessuna sessione di allenamento, ma stiamo facendo un ottimo lavoro con il team Gresini, sfruttando al massimo quello che abbiamo. Quello che forse non riusciamo a recuperare da qualche parte, lo recuperiamo con la felicità all'interno del box".

Pensi che ora il passaggio di Martin in Aprilia lo escluderà dalla corsa per il titolo?
"No. Conoscendo il gruppo Ducati, Gigi e il loro approccio, mi hanno sempre dimostrato che sono molto onesti e che bisogna guadagnarselo in pista. Se vieni battuto in pista da un altro pilota di colore diverso, devi svegliarti. Sarà un campionato molto lungo, ci sono ancora molte gare e molti punti in palio. Tutto può succedere".

Quali sono le tue condizioni fisiche ora, avevi paura di cadere di nuovo?
"Non paura, ma dopo tante gare non avevo nessuna fiducia. C'era l'insicurezza, la rigidità del corpo. Non sei più così sciolto e le cose non funzionano più allo stesso modo. Quando si entra in modalità di difesa del corpo, si è meno sciolti e diventa più pericoloso, perché non si riesce a portare bene la posizione del corpo. Ero entrato in un loop da cui non riuscivo a uscire. Poi la scorsa estate, ed ora sarà un anno senza infortuni, mi sono detto che dovevo cambiare mentalità. Ho passato tutta la seconda metà della scorsa stagione a ricostruire quella fiducia".

Quindi meglio un terzo posto che rischiare un infortunio per puntare ad una vittoria?
"Un infortunio o un momento difficile ti fanno vedere i problemi in modo diverso. Ovviamente si vuole sempre vincere, ma prima per arrivare terzo stavo male tutta la notte e tutta la settimana. Ora, se arrivo terzo o se cado, mi dico: “Non preoccuparti, lunedì è un altro giorno e tra una settimana e mezzo c'è un'altra gara”. È quello che dico ora a 31 anni, mentre a 25 dicevo che il mio corpo è fatto per la moto e non c'è altro nella vita. Questo non significa che io abbia meno ambizioni. Faccio  gli stessi sacrifici e lo stesso lavoro, ma è vero che questo ti aiuta a essere più rilassato".

Le tue 59 vittorie in MotoGP somigliano molto alle 32 di Alonso, quando arriverà la prossima?
"Credo e confido che la 60° arriverà in questa stagione. Quando? Non lo so, ma una delle cose che ho imparato è di non essere ossessionato, perché se si vuole solo vincere, ci saranno molte cadute. Stiamo giocando le nostre carte e, quando non si può, non si può. Al Mugello avevo molto ritmo, sopratutto nella sprint in cui sono arrivato secondo, mentre in gara mi è costato di più ed ero quarto, ma speriamo che la vittoria arrivi presto".

Pensi già al nono titolo?
"Prima pensiamo alla vittoria, perché senza vittorie non ci sono titoli. Ci sono persone che ci sono riuscite, come Alzamora, ma è molto difficile".

L'obiettivo è quello di superare i nove titoli di Rossi?
"Non ho mai avuto un numero di riferimento e ora ne ho ancora meno. Quest'anno ho detto che dovevo tornare a divertirmi per continuare la mia carriera e questo obiettivo l'ho raggiunto. Abbiamo un piano, una strategia. Ovviamente non c'è una sola direzione, ma due, ed è lì che, con i risultati in corso, si può prendere l'una o l'altra".

In tutto questo c'è stato modo anche di dare una mano ad Alex per il suo futuro?
"Non c'è stato e non ci sarà mai nel mio lavoro. Mio fratello è abbastanza veloce per avere una MotoGP da solo, ma è vero che io sono in Gresini e in Ducati grazie a lui. Se lui non avesse fatto questo passo, difficilmente sarei finito in Gresini e in Ducati. Hai un fratello e vedi i suoi risultati e la sua felicità, e in un certo senso ti trasmette quell'atmosfera in modo positivo. Un anno sembrava che non fosse abbastanza bravo per la MotoGP e l'anno dopo faceva pole position, podi, vinceva gare in volata.... Grazie a lui sono finito alla Gresini, sto guidando una Ducati e, grazie a lui che mi ha guidato su questa strada, finirò nel team ufficiale. Ha abbastanza velocità per avere una MotoGP l'anno prossimo e spero che una delle opzioni per lui possa essere Gresini".

Qual è il pilota della MotoGP che ammiri di più ed in cui intravedi il futuro migliore?
"L'ho sempre detto: Pedro Acosta. Tutti loro si sono fatti strada e stanno andando forte. Lo si vede con Pecco e Martin, ma Pedro Acosta sta arrivando e sta facendo cose diverse. Al momento gli manca ancora l'esperienza per controllare tutte le situazioni, ma sta arrivando e facendo cose diverse. Può lasciare il segno in MotoGP per qualche anno".

Ti rivedi in lui?
"Sì. Quando io sono arrivato in MotoGP ho conosciuto Valentino Rossi, Jorge Lorenzo, Dani Pedrosa e ora c'è Pedro Acosta, che con pazienza e calma farà molto bene".

Se l'accordo con Ducati non fosse andato in porto, c'era la possibilità di un dream team con Acosta in KTM?
"Per rispetto alle altre case, non dirò quali fossero i miei piani B o C. Sono stato molto chiaro: la mia priorità numero uno era una Ducati, perché avevo già fatto un grande cambiamento l'anno scorso e non me la sentivo di farne un altro. Volevo rimanere dov'ero o passare alla rossa. Queste erano le mie due opzioni e sono riuscito a prendere quella che mi piaceva di più, la migliore".

Come hai festeggiato la notizia dell'accordo con Ducati?
"Ho voluto festeggiare il mio contratto con ciò che amo di più al mondo, la moto. Per me, il giorno del mio compleanno e nei giorni di festa devo allenarmi in moto".

Il sorriso sul tuo volto è emblematico, ora ti senti il pilota più veloce sulla moto più veloce.
"Nella MotoGP di oggi, devi avere la moto. Ora altri fattori sono stati aggiunti alla moto, le caratteristiche tecniche fanno la differenza, ed in questo momento è 50-50. Se hai un pilota molto bravo, puoi anche avere una buona dose di fortuna. Se hai un ottimo pilota, ma la moto non funziona, puoi avere dei risultati a sprazzi, ma se vuoi lottare per il titolo devi scegliere la moto migliore e la squadra migliore. E credo di averlo fatto".

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