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MotoGP, ESCLUSIVA - Dottor Costa: "Con i piloti è questione di cuore"

VIDEO - Il mitico Dottor Claudio Costa è stato accolto nel paddock del Mugello da eroe: "I veri eroi sono i piloti, io li ho solo aiutati a risalire in moto, a trovare qualcosa di nascosto nel petto, vicino al cuore"

MotoGP, ESCLUSIVA - Dottor Costa: "Con i piloti è questione di cuore"
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Una visita inattesa ma molto gradita a tutti. Ecco cosa è stata la presenza del mitico Dottor Claudio Costa al Mugello. L'uomo che ha letteralmente rimesso in piedi tantissimi eroi del motociclismo moderno è stato accolto dall'affetto di tantissimi nel paddock, dai manager ai piloti, passando per chi oggi nel Medical Center ne ha raccolto l'eredità. Abbiamo chiesto al Dottor Costa di concederci qualche minuto del suo tempo, per farci tornare con la mente a quando il motociclismo era diverso, forse più romantico, certamente più pericoloso. 

Ti hanno accolto come un eroe al Mugello. 
"Mi hanno accolto al Medical Center benissimo, ho ancora molti amici e l’emozione mi ha abbracciato in maniera tale da riportarmi in questo mondo mitologico. Ho visto tanti amici come te, Lucio Cecchinello, Gigi Dall’Igna, di cui ho una stima immensa. Sono molto emozionato, spero di non piangere".

Hai rimesso in sella tantissimi piloti, sei stato a tuo modo indispensabile nella storia del motociclismo. 
"Io lo ho solo aiutati a tornare in sella, stringere il manubrio di quelle moto. Li ho aiutati a seguire il loro sogno, ma la cosa meravigliosa è il miracolo che hanno fatto loro con quello che hanno trovato in zone sconosciute del loro petto, al fianco del loro cuore. Quindi sono solo loro i protagonisti di questa bella favola. Ricordo quando aiutai Agostini che si ruppe la spalla. Mi fece un grande complimento, eravamo giovani entrambi. A quel tempo Agostini era semplicemente troppo. In gara era bravo, stupendo. Ma anche fuori dalla gara lo era. Il nome del medico che lo operò all’epoca era un certo Tagliabue, che era rinomato a Bergamo a quell’epoca. Oggi però se glielo chiedete ad Ago, gli fa ancora male quella spalla! La stessa lesione la ebbe qui al Mugello e si affidò a me, solo che era l’altra spalla ed ora quella non gli fa male. Poi ho salvato le gambe di Carlos Lavado che aveva avuto un incidente terribile. Feci un grande lavoro poi con Valentino riducendo subito la frattura, in modo che l’infezione avesse meno possibilità di attaccarlo. Dopo la sua grande volontà di tornare l’ha portato a fare il miracolo del Sachsenring, perché lì gettò dalle scale del box la stampella con cui si sosteneva".

Secondo te Marc Marquez oggi è quello di un tempo? Tu fosti molto critico riguardo le sue cure nel 2020.  
"Voglio chiarire questa cosa che riguarda Marquez. Io non ho mai detto che l’intervento era sbagliato, ho detto solo che quando Marc ha avuto l’incidente a Jerez, nessuno gli ha domandato quando sarebbe voluto tornare a correre. Perché se avesse detto che voleva correre la domenica successiva, nonostante i rischi per la sua spalla, l’unico modo era di mettere un chiodo. Se invece non voleva correre poteva mettere tranquillamente la placca, ma avrebbe dovuto aspettare minimo due mesi. Altrimenti si sarebbe smontato tutto. Per me andava ascoltato il cuore del pilota per capire dove sarebbe andato. Lui nonostante la placca ha convinto i dottori a correre la domenica successiva e lì è iniziato il suo calvario. Questa è la verità, io non avrei mai potuto dire che hanno sbagliato. Io semplicemente avrei chiesto al pilota cosa volesse".

Pensi che oggi questo motociclismo sia più sicuro, credi che manchi ancora qualcosa?
"Chi si occupa di sicurezza sta facendo moltissimo. Quando c’ero io c’era una commissione dei piloti che faceva molto, poi è arrivato Franco Uncini che era un esperto ed una leggenda, come lo è oggi Loris Capirossi. Quindi vedo che la sicurezza dei circuiti è in buonissime mani. Io posso solo dire che più spazi di fuga ci sono, meno incidente gravi da curare ci sono".

Quando c'eri tu, spesso operavi quasi di nascosto...
"In certi circuiti c’era la clinica abilitata, ma io li curavo in una tenda. Ricordavo l’antica carboneria, ero una sorta di carbonaro più che un dottore. Andavo a curare le ferite dei piloti nelle tende senza luce per non essere visto, lontano da sguardi ostili e indiscreti".

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