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MotoGP, Pramac e quel cambio di DNA che è diventato un problema per Ducati

Paolo Campinoti voleva Marc Marquez che ha risposto picche, ma dove è finita la squadra nata con l’idea di far crescere i giovani talenti? Yamaha alla finestra, sembra una partita di poker

MotoGP: Pramac e quel cambio di DNA che è diventato un problema per Ducati

Il matrimonio tra Pramac e Ducati è in bilico, con Paolo Campinoti che ha una opzione unilaterale da far valere e valida fino al 31 luglio 2024 per continuare ad essere la squadra Factory Supported di Ducati. Nessuno avrebbe immaginato che l’accordo fosse complicato da raggiungere, ma tutto quello che sta accadendo in queste ore nel paddock del Mugello dimostra quanto invece sia delicata la situazione.

Pramac è stata nelle ultime stagioni una vera emanazione diretta di Ducati, con la possibilità di schierare in pista le Desmosedici equivalenti alle due del Team Factory ed il ruolo teorico di palestra per i giovani talenti. Un’idea che negli anni ha funzionato benissimo, vedendo talenti come quelli di Iannone, Petrucci, Miller e Bagnaia passare proprio per Pramac prima di essere promossi in Ducati ufficiale.

Qualcosa però in questo meccanismo perfetto deve essersi rotto, perché questo ruolo di ‘squadra palestra’ per i giovani è cambiato nelle ultime stagioni. Jorge Martìn è arrivato in Pramac proprio per poter crescere e poi puntare alla Rossa, ma sappiamo tutti quanto stia diventando difficile questo approdo che i risultati in pista avrebbero dovuto rendere del tutto naturale. Al suo fianco ci sono stati prima Johann Zarco e poi Franco Morbidelli. Il primo era un vero pallino di Dall’Igna, conquistato soprattutto dalle ottime doti di collaudatore del francese. Franco è invece un talento da riscoprire, che forse nell’ambiente più familiare di Pramac può ritrovare la sua strada.

Il punto è che Martìn invece di recitare il semplice ruolo di giovane inesperto, ha iniziato a diventare una costante spina nel fianco per il team ufficiale Ducati. Nel 2023 ha conteso il titolo mondiale a Bagnaia fino all’ultimo GP e assieme a Zarco ha regalato a Pramac il mondiale Team. Quest’anno Jorge è in vetta alla classifica e punta a conquistare il primo titolo iridato della storia della MotoGP da pilota non ufficiale. Risultati che hanno fatto aumentare l’appetito a Pramac ed a Paolo Campinoti, che hanno assaporato la vittoria come mai in passato ed ovviamente puntano al massimo risultato possibile in pista.

Ma è davvero questo il ruolo di Pramac, è davvero la squadra che deve vincere in MotoGP? Sulla carta, la condizione tecnica è del tutto invidiabile, perché i piloti di Campinoti possono contare su moto completamente Factory, identiche a quelle di Bagnaia e Bastianini. Solo che una squadra nata e pensata per fa crescere i giovani talenti con il tempo ha cambiato la propria identità e la dimostrazione è il pressing costante che c’e stato per avere Marc Marquez in squadra.

Marc è ovviamente un pilota più che ambito da qualsiasi team, rappresenta uno dei traini fondamentale della categoria dal punto di vista mediatico, è oro puro per chi deve poi vendere spazi sulle moto agli sponsor e sa di avere la freccia più preziosa di tutte nella sua faretra. E’ del tutto normale che Paolo Campinoti lo volesse a tutti i costi in Pramac, tanto da sventolare costantemente lo spettro Yamaha davanti agli occhi di Claudio Domenicali & Co. La Casa giapponese ha infatti avanzato una proposta molto interessante a Pramac per diventare il team satellite, probabilmente con un trattamento tecnico identico a quello della squadra ufficiale di Iwata.

Aggiungiamo all’equazione che plausibilmente dal punto di vista economico Yamaha ha offerto condizioni migliori ed ecco che l’equazione si complica. Ma perché Pramac dovrebbe rinunciare ad un ruolo conquistato negli anni che l’ha portata a diventare il punto di riferimento per Ducati e per l’intero paddock? Perché forse oggi questo non gli basta più, perché se Campinoti voleva a tutti i costi Marquez, voleva evidentemente rinunciare al suo ruolo di nave scuola per i giovani talenti da traghettare poi verso la squadra ufficiale.

Aldeguer era destinato proprio ad approdare in Pramac per crescere, come avvenne con Martìn. Ma a questo punto non è neanche sicuro che arrivi in Pramac, visto che l’eventuale passaggio di Campinoti a Yamaha cambierebbe di parecchio lo scenario, portando uno tra VR46 e Gresini a diventare il Factory Supported Team di Ducati. Pensandoci bene, ci sarebbe una soluzione valida all’equazione, ovvero cambiare le carte in tavola per Ducati e dotare le due squadre non di due, bensì di una moto ufficiale a testa. Gresini potrebbe dunque coltivare l’idea di avere ancora Marc in squadra e VR46 riceverebbe lo status che insegue, dando magari a Marco Bezzecchi l’altra moto ufficiale.

Ma questi sono tutti ragionamenti che al momento poggiano su chiacchiere da paddock, probabilmente alimentate dai diretti interessati per motivi piuttosto semplici da comprendere. Campinoti ha in mano delle carte ottime e pensiamo che sia un ottimo giocatore di Poker. Sa bene che passare a Yamaha significa, almeno nel breve periodo, perdere la chance di lottare costantemente per podi e vittorie, anche perché la formazione di piloti sarebbe tutta da scoprire. In Ducati invece Pramac potrebbe continuare a lottare al vertice, ma forse riassumendo quel ruolo di levatrice per giovani talenti che è poi il DNA del team.

La realtà è in ogni caso che in questa MotoGP ognuno dei protagonisti vuole il massimo e sembra non voler rinunciare a nulla. Martìn ha una moto che gli consente di lottare agevolmente per il titolo, ma vuole una squadra ufficiale. Marquez è Marquez e semplicemente gli sta stretta un’altra stagione, o magari altre due, in un team satellite. Pramac vuole Marc perché ormai ha preso gusto a vincere e non vuole accettare l’idea di perdere l’opportunità di farlo spesso. Uno scenario che sta regalando numerose contese e prima o poi qualcuno cederà. Dovremo aspettare di scoprire chi sarà il primo a farlo per poi capire l’effetto domino che sarà generato da quel singolo passo indietro che uno dei protagonisti della vicenda dovrà necessariamente fare.

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