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MotoGP, Max Bartolini: "Un V4 per Yamaha nel 2027? Ci penseremo presto"

INTERVISTA - Il direttore tecnico: "sono ducatista nel cuore, ma i giapponesi mi hanno stupito con la loro passione. Quando torneremo competitivi? A fine 2025. Non credo che il nuovo regolamento migliorerà lo spettacolo. Noi italiani facciamo 10 cose e le pensiamo una volta, loro ne fanno una e la pensano 10 volte"

MotoGP: Max Bartolini:

Da Bologna a Iwata la strada è lunga, ma a Massimo Bartolini le strade lunghe e difficili sembrano piacere. È stato per tanti anni uno degli uomini chiave di Ducati, in rosso ha vissuto i vecchi dolori e le recenti gioie, per accettare, alla fine dello scorso anno, la chiamata di Yamaha. È diventato il direttore tecnico, ‘pari grado’ del project leader Kazuhiro Masuda, mai nessun europeo era salito così in alto nella gerarchia del reparto tecnico. Una bella soddisfazione, ma anche una grande opportunità.

Max, chi te l’ha fatto fare? Non era meglio stare in Ducati a contare le vittorie?
Me l’hanno chiesto in tanti (ride). Nella mia carriera ho lavorato nei Mondiali Rally, Formula 1, SBK e MotoGP e mi ero detto che, se fossi stato in un team capace di vincere il titolo nel motomondiale, avrei smesso, però questo lavoro mi piace e mi dispiacere lasciarlo. Il vero problema è stato che io sono ducatista nel cuore - anche nell’era di Valentino quando le vittorie non c’erano - e la difficoltà è stata allontanarsi da quel marchio. Quello che mi ha mosso è stata l’idea di vedere una realtà diversa che avevo sempre osservato da lontano, ho avuto fortuna ad avere questa possibilità e l’ho valutata velocemente”.

Cosa ti ha convinto?
“Quando ho parlato con Sumi (General Manager e Presidente di Yamaha Motor Racing, ndr) mi è sembrato veramente dell’idea di provare a cambiare. Non penso che sia mai capitato che Yamaha abbia messo un europeo nella mia posizione, era una bella possibilità. Ne ho parlato con mia moglie e mi piaceva l’idea di provarci, anche se mi è dispiaciuto molto lasciare Ducati”.

È dispiaciuto anche a Ducati perderti: Dall’Igna, Tardozzi, Bagnaia hanno detto che è stato un bel colpo di Yamaha.
Considero queste persone un pezzo della mia famiglia, ho lavorato con Davide per vent’anni e ci sentiamo ancora oggi regolarmente, è come fosse il mio fratello maggiore. Della Ducati sapevo vita, morte e miracoli, la seguo fin da piccolo, mentre di Yamaha sapevo poco. In Giappone ho scoperto molte cose, mi piace appassionarmi anche alla storia”.

Quale immagine avevi di Yamaha e cosa hai trovato?
Non posso scendere nei dettagli, ma pensavo di entrare in un tempio e sotto alcuni aspetti di avere più sorprese. C’è una differenza culturale, ma sono molti appassionati, per certi versi più di quanto ero abituato. Quasi tutti hanno la moto, la smontano, e non è una questione di marchio. In tanti mi parlano delle Ducati stradali, da qual punto di vista sono rimasto piacevolmente impressionato”.

Com’è la vita di un italiano a Iwata?
La mentalità è abbastanza diversa, ma le corse accomunano tutti. Noi italiani facciamo 10 cose e le pensiamo una volta, loro ne fanno una e la pensano 10 volte. Lavorano molto bene, ma hanno le loro tempistiche e sono abituati a considerare tante cose, è quello che li ha portati a essere un po’ indietro”.

Serviva un briciolo di follia latina?
Dobbiamo fare un mix. Diciamo che vogliamo recuperare, ma se vuoi vincere devi passare davanti agli altri. Se riusciremo a unire il buono di entrambe le culture, potremo fare un bel lavoro.

In tanti non si spiegano come la Yamaha in pochi anni si sia ritrovata in questa situazione.
Mi sono fatto un’idea. La moto in sé non funziona male, secondo me, nel momento in cui la MotoGP si è evoluta sotto certi aspetti, hanno sottovalutato il loro impatto. Inoltre nel 2021, l’ultimo anno in cui hanno vinto il titolo, c’era anche Fabio che faceva la differenza. Tutto questo li ha portati a rimanere un po’ indietro. Nella MotoGP moderna, se prendi 7 o 8 decimi hai un gap grande, ma in realtà ti mancano due o tre cose. Come l’aerodinamica, gli abbassatori, appunto quegli aspetti che hanno sottovalutato”.

Come si reagisce?
Dopo 3 o 4 anni, non puoi inventarti qualcosa dall’oggi al domani. Non puoi semplicemente fare un’altra Ducati. Supponendo che io fossi capace di fare una Ducati - cosa che non è così - non potrei comunque. Bisogna capire quindi cosa abbiamo e poi migliorarlo”.

Yamaha è la Casa giapponese che si sta aprendo di più all’Europa, con il tuo arrivo e le collaborazioni con Marmorini e Dallara.
È un approccio che non hanno solo nelle corse. Come azienda stanno iniziando a pensare che devono evolversi sotto certi aspetti e quindi ampliare la propria connessione con il resto del mondo”.

In Formula 1, a volte fermano lo sviluppo della vettura attuale per concentrarsi su quella per l’anno prossimo. È una strategia possibile anche in MotoGP?
No. Nella nostra struttura ci sono due piloti e un tester, non puoi pensare di fare un campionato e non cercare di migliorare i risultati. Inoltre le gare sono importanti per progredire, devi usare quello che hai e cercare di capire in quanto tempo vuoi avvicinarti ai migliori”.

Quanto è limitante avere solo due piloti?
Per capire la direzione lo è abbastanza. In Ducati ne avevo 8, quindi ero particolarmente favorito, ma quando vuoi seguire una macrolinea fai fatica con due. Mettiamo che fai una prova con dei nuovi componenti, se 6 piloti su 8 notano un miglioramento, puoi essere abbastanza convinto di stare facendo bene. Con due, se entrambi lo notano lo sei ragionevolmente, ma ne sai comunque poco, se invece lo nota solo uno, allora diventa tutto più complicato”.

Sono state pubblicate le linee guida del nuovo regolamento, lo sviluppo della moto 2027 potrebbe rallentare lo sviluppo di quella attuale?
Potrebbe, ma dà il vantaggio che costringerà anche i rivali a ripartire da zero, o quasi. Se in questo momento avessi una moto vincente, lavorerei solo sui dettagli portando solo quello che sono sicuro vada bene, noi invece dobbiamo rischiare. Ross Brawn diceva che quando sei davanti devi spingere di più, così riesci a mantenere il tuo vantaggio. In quella situazione, se non fai grossi errori, resterai sempre davanti. Il 2027 darà quindi un’opportunità a noi, alla Honda, a tutti quelli che stanno inseguendo”.

Quali tempi ti sei dato per tornare competitivi?
“Se saremo bravi, serviranno degli anni perché dobbiamo recuperare il gap attuale e quello che faranno gli altri per migliorare. Dovremmo avvicinarci nel giro di 2 o 3 anni, ci sono tante cose da migliorare e da cambiare. Sperando di mettere tutto in piedi in questa stagione, dovremmo riuscire a vedere qualcosa a fine 2025”.

Ti ha stupito che Quartararo abbia dato fiducia a Yamaha decidendo di restare?
Non lo conoscevo prima di arrivare, ora penso che abbia dato fiducia all’azienda che lo ha portato in MotoGP e che gli ha fatto vincere il titolo. Dopo averlo conosciuto, ho pensato che sarebbe potuto restare se gli avessimo fatto vedere voglia di cambiare”.

Il regolamento per il 2027 ti piace?
Sì, ma non so quanto potrà migliorare lo spettacolo. Da quando sono in SBK prima e in MotoGP poi, ho visto la cilindrata andare su e giù diverse volte, è un ciclo. Il cambiamento dall’800 al mille aveva generato più spettacolo, ora faccio fatica a dire che ridurre l’aerodinamica aumenterà i sorpassi. Sicuramente le moto saranno meno al limite, anche con l’eliminazione degli abbassatori, ma non credo che rivedremo le battaglie di una volta.

L’idea dell’ibrido ti sarebbe piaciuta?
“Il mondo motociclistico non è pronto a quella tecnologia. Come idea, dal punto di vista tecnico, mi piace, ma sarebbe difficile da inserire in MotoGP. Non sarebbe sostenibile, perché comporterebbe un altro investimento e tecnicamente sarebbe molto complicato”.

Yamaha è l’unica moto con ancora il motore 4 in linea, nel 2027 lo abbandonerete anche voi o qualcun altro invece lo adotterà?
In questo momento non ci abbiamo ancora pensato, ma sarebbe sbagliato dire che non lo faremo. Dipenderà da quello che riusciremo a fare in questi due anni, perché se avremo una moto competitiva ragioneremo diversamente sul fatto di cambiare o meno l’architettura del motore. Dall’altra parte, faccio fatica a spiegarmi oggi la scelta di passare da un V4 a 4 in linea, a meno che non ci siano ragioni di marketing. Dal punto di vista tecnico, il V4 ha certe caratteristiche vantaggiose, logico che ci penseremo”. 

Quando partirete a lavorare sulla nuova moto?
Inizieremo a parlare del motore a inizio 2025, in modo da mettere la moto in pista verso marzo, aprile del 2026. Questa è la prassi”.

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