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Migno: “Il podio di un anno fa in Argentina è servito a un cazzo, la MotoGP la mia ripartenza”

L’INTERVISTA - “Lo scorso anno sono stato l’unico italiano ad andare a podio in Moto3, ma non è bastato, per una sella nel CEV Moto2 ti chiedono 200 mila euro. Bezzecchi? Dopo il Qatar era disperato, gli ho parlato da amico, spesso lui è troppo severo con se stesso”

MotoGP: Migno: “Il podio di un anno fa in Argentina è servito a un cazzo, la MotoGP la mia ripartenza”

Poco più di un anno fa, di questi tempi, Andrea Migno festeggiava il podio del GP d’Argentina a Termas de Rio Hondo in Moto3. Adesso sta invece vivendo una sorta di seconda vita nel paddock del Motomondiale: il casco per ora non lo indossa perché è impegnato tra video e a bordo pista in qualità di coach assistant e analisi video per il team Pertamina VR46 in MotoGP.

Di questo e molto altro ne abbiamo parlato con il diretto interessato in occasione della settimana di pausa del Motomondiale prima di volare a Barcellona. Nella chiacchierata condivisa con Andrea, il romagnolo si rivela come sempre schietto e diretto, analizzando la realtà senza troppi giri di parole.

“A dir la verità sono già a Barcellona – ci ha detto – questo fine settimana sono qui con il team Pasini assieme ad Agostinelli, Gabarrini e Tamburini, impegnati nel JuniorGP. Io ricopro l’incarico da coach, anche se mi piace poco come termine. Metto però a loro disposizione tutta l’esperienza accumulata negli anni sulle due ruote”.

Andrea, come stai in generale?
“Anche se non corro, diciamo che in generale sto abbastanza bene. Da quest’anno ricopro l’incarico di coach assistant e analisi dati per Pertamina VR46 e sono molto felice di aver avuto questa possibilità, infatti sono particolarmente grato ad Uccio per avermi coinvolto nel progetto”.

Cosa fai di preciso?
“Assieme ad Idalio Gavira vado a bordopista a registrare i nostri piloti in azione, in seguito facciamo lavoro di analisi per capire in quali punti faticano e come migliorare. È un lavoro che mi permette di vivere il motociclismo da una prospettiva diversa, cercando di andare incontro alle necessità di Bezz e Diggia per aiutarli nei tratti in cui soffrono e di conseguenza migliorarsi”.

Hai parlato di Bezz. Come mai ha faticato così tanto ad inizio stagione con la GP23?
“Abbiamo visto lo scorso anno piloti come Pecco soffrire con la GP23 e anche Marco ha accusato nel corso dell’inverno e ad inizio di questa stagione. Lui poi è uno molto severo con se stesso, dato che non si accontenta e vuole sempre di più, considerando tra l’altro che lo scorso anno aveva già visto in Argentina e Francia di questi tempi”.

Che pilota è Bezzecchi?
“Bezz è innanzitutto un amico, una persona vera. Quando indossa il casco diventa un pilota che getta il cuore oltre l’ostacolo. Durante l’inverno però ha sofferto nel cucirsi la moto su misura, perché era abituato ad altre dinamiche. A Jerez ha conquistato un grandissimo podio, ma secondo me non ha ancora quella fiducia al 100% con la GP23 e anche lui ne è consapevole. L’aspetto che più ha faticato è la fiducia con l’anteriore”.

Migno cos’ha fatto per aiutarlo?
“Bezz dopo il Qatar era disperato, perché con la moto non aveva fiducia mentre gli altri riuscivano ad essere più competitivi. Ricordo che eravamo in camera assieme a Losail e io gli ho semplicemente parlato da amico, dicendogli che non era tutto nero come vedeva lui e stava piano piano migliorando, anche se da fuori non si vedeva. A Portimao ha poi fatto una bella qualifica e a Jerez è arrivato sul podio. Anche a Le Mans era competitivo, ma purtroppo è caduto e gli sono girate parecchio le balle. Come ho detto prima, Bezz è uno molto severo con se stesso e non accetta la posizione attuale in correlazione alla passata stagione. Al di là di ciò, lui è uno vero, capace di creare un ambiente favorevole attorno a sé, nonché dotato di grande tenacia e determinazione”.

Andrea, torniamo a parlare di te. Quanto è dura vedere gli altri correre?
“Non nego che è stata dura, dato che lo scorso anno ho affrontato diversi momenti veramente di merda. Ovviamente dispiace di tutto ciò, perché nel 2023 sono stato l’unico italiano ad andare sul podio in Moto3, ma alla fine è servito ad un cazzo. Di sicuro non voglio portare la valigetta per correre oppure farlo a gratis, perché alla fine quando si fa un lavoro bisogna essere pagati”.

Cosa farebbe Migno se avesse una bacchetta magica in mano?
“Di sicuro non rinuncio all’ambizione di voler tornare a correre, perché mi sento ancora un pilota e sono consapevole di ciò che posso dare. Vivo le giornate senza fare programmi a lungo termine. Mi piacerebbe però fare dei test con la Moto2 per conoscere la moto e prepararmi al meglio. Il fatto è che i costi sono davvero importanti, perché in un CEV ti chiedono 200 mila euro per fare dei test e sette gare. Sicuramente non è facile, ma non mi arrendo. Di sicuro nel 2023 ho affrontato diversi momenti difficili, ma questa nuova avventura in MotoGP è una rinascita, perché mi ha consentito di ripartire dalla porta principale”.

Nel mentre è nato MigBabol.
“Esatto! A volte bisogna reinventarsi e mi è venuta questa idea, condivisa poi in un secondo momento assieme ad alcuni miei amici, tra cui Filippo. Abbiamo quindi deciso di lanciare questo podcast dove parliamo e raccontiamo i piloti tra aneddoti e retroscena. L’idea è nata lo scorso settembre, ma solo quest’anno siamo partiti mettendo il tutto assieme. Il nome prende spunto dalla Big Babol, perché lo scorso anno ho fatto un periodo a mangiarle continuamente e spero piaccia”.

Quando vedremo Valentino?
“Ancora non lo so, ma l’invito a Vale non poteva mancare”.

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