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MotoGP, Schwantz: "I piloti dovrebbero fare come Acosta e dire quello che pensano"

VIDEO - "So che quando si parla di piloti si parla di un duello che avviene in pista, ma in realtà anche quando escono dalla pista continua questo duello, che definirei un gioco verbale"

MotoGP, Schwantz: "I piloti dovrebbero fare come Acosta e dire quello che pensano"
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Quando si pensa a Kevin Schwantz è del tutto naturale pensare anche a Suzuki, perché il mito americano ha passato quasi tutta la sua carriera in sella a moto costruite ad Hamamatsu ed ha ovviamente conquistato il suo titolo mondiale in 500 nel 1993 in sella ad una RGV Gamma. Kevin ha partecipato alla Suzuki Motor Fest di Misano ed abbiamo avuto l'opportunità di parlare a lungo con lui affrontando tanti aspetti dell'attuale MotoGP, dell'arrivo di Liberty Media, dei nuovi regolamenti ed anche di quanto siano cambiati i piloti di oggi rispetto a quelli della sua epoca. 

Oggi siamo qui ma tu non indossi la tuta di pelle mentre io si! Come mai?
"Guiderò oggi pomeriggio, ma purtroppo non con voi giornalisti. Oggi in pista magari saremo assieme nello stesso momento, ma non nello stesso posto. Sono molto contento di essere qui e per la GSX8-R, credo che Suzuki abbia creato una piattaforma che si comporta bene in questa configurazione racing ed anche come base della V-Strom. Io ho una V-Strom 800 che uso come moto personale, le prestazioni del motore sono davvero ottime, ha una potenza molto sfruttabile su strada ed anche fuori".

Bello vedere l'affetto dei tifosi verso te, Marco Lucchinelli e Franco Uncini, sembra una grande famiglia in festa.
"Penso di si. Tutti i piloti che hanno partecipato alla festa con me oggi come Marco e Franco hanno partecipato alla storia di Suzuki vincendo i mondiali in 500 dieci anni prima di me nel 1993. Abbiamo tutti guidato Suzuki per la maggior parte della nostra carriera. Quindi penso che siamo tutti parte della famiglia Suzuki".

C'è qualche pilota oggi che ti ricorda un po' te?
"Tutti quando hanno visto Pedro Acosta stare davanti nelle prime gare hanno detto che è stata una sorpresa, ma lui in realtà ha sempre mostrato tutta la continuità di cui è capace. Anche a Le Mans nelle libere era subito davanti. Penso che sia un pilota giovane e talentuoso e lo ritengo un amico".

Ma ti piace oggi come si comportano i piloti, forse c'è troppa politica nelle loro parole?
"Ho già detto ad Austin che secondo me i piloti oggi dovrebbero imparare a dire di più quello che pensano, proprio come fa Acosta, esprimere meglio le proprie emozioni. So che quando si parla di piloti si parla di un duello che avviene in pista, ma in realtà anche quando escono dalla pista continua questo duello, che definirei una sfida verbale. E penso che non lo stia giocando più come eravamo abituati a vedere prima, sono tutti troppo politicamente corretti, ma il livello di oggi dei piloti è altissimo senza dubbio".

In questa MotoGP non c'è Suzuki, pensi che le nuove regole possano farla riavvicinare?
"Non lo so, le nuove regole cambieranno nel 2027 e Suzuki ha un po’ di tempo per pensarci. Forse valuteranno che con queste regole possano tornare ed essere competitivi. Alla fine si tratta solo di costi, è una categoria molto difficile e costosissima. Le squadre sono numerosissime, ci sono tanti componenti, tante gare, tanti dispositivi. Forse le restrizioni che ci saranno aiuteranno Suzuki a valutare di rientrare, ma al momento non ho sentito nulla al riguardo".

Credi che queste nuove regole possano favorire maggiormente il talento dei piloti rispetto ad oggi?
"Si, penso che i piloti acquisteranno maggiore importanza con le nuove regole, con la riduzione della cilindrata, della velocità. Se guardi quello che è successo a Le Mans nelle libere, erano velocissimi, oltre i 300 km/h. Oggi capita quasi sempre, quando correvo io le velocità erano completamente diverse e magari a 300 km/h si andava solo in Germania, ma alcune piste erano le stesse ed oggi stanno anche diventando troppo piccole per queste moto e queste velocità. Penso anche che sia un cambiamento che aiuterà i già giovani, perché oggi ci sono tantissime cose da fare quando sei in sella, devi pensare tantissimo. Forse questi cambiamenti faranno emergere di nuovo chi sono i piloti davvero veloci rispetto all’importanza delle moto come invece avviene oggi".

Arriverà presto Liberty Media in MotoGP, può essere una opportunità anche per rivedere un americano in pista in top class?
"Liberty Media ha fatto un grandissimo lavoro con la Formula1 e credo che sapranno fare lo stesso con la MotoGP. Se faranno anche solo la metà di quello che hanno fatto in Formula1, faranno la differenza. Per vedere un pilota americano in MotoGP ci vorrà comunque tempo, serve un processo, passare attraverso Moto3 e poi Moto2. Magari anche correre in Europa, farlo nei campionati nazionali in Spagna, in Italia. Penso che sia questa la vera opportunità per i giovani piloti americani oggi. Ma quello che davvero servirebbe oggi sono i finanziamenti per riuscirci. Oggi è davvero difficile per un pilota che non è un milionario arrivare dagli USA e trovare una moto in Moto3 o Moto2. Ma anche in Pre Moto2 e Pre Moto3".

Ai tuoi tempi i giapponesi dominavano, oggi soffrono troppo. Tu come la vedi?
"Penso che i giapponesi siano sempre stati così determinati a seguire la loro direzione, da essere andati in difficoltà oggi. Gli europei sono invece abituati a prendere il massimo da ogni lato possibile, cercano di avere sei o anche otto moto in pista. Sono un mare di informazioni utilissime a trovare la direzione giusta per sviluppare una moto. Se hai solo una squadra con due moto e magari una squadra satellite è davvero difficile lottare alla pari. I Costruttori giapponesi devono aprire la loro mente di più di quanto non facciano oggi. Solo ieri Quartararo a Le Mans è entrato direttamente in Q2 ed è la prima volta in questa stagione. Mi dispiace per Honda e Yamaha, perché sappiamo tutti che razza di moto siano in grado di costruire. Ducati è il riferimento, anche KTM è migliorata ma forse mi sarei aspettato di più da loro. Però c’è da dire che Acosta sta piazzando la sua GasGas, che è una KTM, spesso davanti, quindi..."

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