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SBK, Delbianco: “Non voglio sfidare Pirro per cadere, ma per tornare nel Mondiale”

INTERVISTA - “Quest’anno non ho bisogno di mettermi in luce ma di essere costante, il ruolo di anti-Pirro lo lascio a Bernardi. In pochi sono arrivati al Mondiale vincendo il CIV, quindi non credo mi manchi il risultato ma il giusto assist”

SBK: Delbianco: “Non voglio sfidare Pirro per cadere, ma per tornare nel Mondiale”

Sta giungendo al termine l’attesa per la nuova stagione del CIV Superbike, al via questo fine settimana sul circuito “Marco Simoncelli” di Misano. Tra i protagonisti più attesi della vigilia non può che esserci Alessandro Delbianco, pronto per affrontare il suo quinto anno consecutivo nel campionato, tornando a difendere i colori di DMR Racing. Proprio la compagine di Walter Durigon con cui il riminese ha debuttato nella serie tricolore nel 2020, dopo un complicato esordio nel Mondiale Superbike con il team Althea Racing. Un ritorno al passato per “DB52” che, pur avendo cambiato squadra per la terza volta nell’ultimo triennio, darà continuità al progetto avviato la scorsa stagione tornando in sella a una R1, con il supporto diretto di Yamaha Motor Italia. Coltivando l’ambizione di continuare il suo percorso di crescita puntando alla conquista del titolo italiano e a un futuro ritorno nel Mondiale di categoria. 

Alessandro, pronto per Misano?
“Misano è una pista che mi piace tantissimo, perché è abbastanza guidata ed è molto nelle mie corde. ma l’anno scorso ho un po’ sofferto con la Yamaha, per via delle ripartenze. D’altra parte, con l’arrivo di DMR abbiamo già lavorato sotto questi aspetti che l’anno scorso ci erano un po’ mancati, quindi sono fiducioso di poter fare un bel weekend di gara”.

Com’è tornare a far parte di DMR Racing?
“Sono molto contento di questa nuova avventura. Essere tornato a correre con DMR mi dà molta energia, perché ho ricordi bellissimi dei due anni che ho trascorso con loro, come i miei primi podi e le mie prime battaglie. Ritornare in quel box è stato proprio un piacere, in più farlo con la Yamaha che mi ha accompagnato la scorsa stagione, e con cui ho ottenuto pole e vittoria nell’ultima gara del 2023, è un po’ come unire i due opposti di due mondi in cui sono stato veramente bene in questi anni”.

Quanto sei cambiato dal tuo primo anno con il team di Durigon?
“Totalmente. Sono arrivato da loro che ero un ragazzino alle prime armi con una 1000cc, mentre adesso ho molta più esperienza e consapevolezza, e il mio approccio è cambiato moltissimo in queste ultime stagioni. In questi ultimi giorni di test, ad esempio, ho trovato quasi sempre la pioggia o una pista né bagnata né asciutta, che non ti permette nemmeno di girare. Nei primi anni con DMR, pur di girare e stare in moto, magari sarei entrato lo stesso, spingendo come se avessero dovuto darmi una coppa alla fine del test. Mentre adesso abbiamo analizzato la situazione in maniera più matura, preferendo restare ai box o svolgendo comunque un lavoro diverso dall’entrare e spingere”.

Eri entrato in squadra dopo l’esperienza con Althea nel Mondiale SBK. È stato difficile ripartire da lì?
“Per me non lo è stato assolutamente, anzi. Mi mancava un po’ quella ‘gavetta’. Nel senso che ho disputato il Mondiale SBK non nelle migliori condizioni e senza avere assolutamente l’esperienza per arrivare nella top class delle derivate di serie, perché erano due anni che correvo in moto, agonisticamente parlando, in maniera seria. Ero buttato lì. Non ero un ‘top rider’ che dalla SBK torna al campionato italiano ma un ragazzino che doveva ancora crescere, e non ho minimamente sentito il passaggio”.

Però non hai mai nascosto che il tuo obiettivo è quello di tornare in quel paddock.
“Quest’anno continuo a sposare il progetto Yamaha sia per guidare la R1 sia perché tre quarti del Mondiale è vestito di blu, soprattutto in SBK. Quindi, io sono qui da DMR, ma specialmente in Yamaha, sempre con l’obiettivo del Mondiale SBK, con la speranza di tornarci preparato e in maniera professionale. Non è un percorso scritto, non è che vinci una gara e ti portano nel Mondiale, ci sono mille dinamiche. Però guidare una Yamaha significa andare a dormire la sera con la speranza che un posto prima o poi potresti trovarlo”.

Cosa credi ti sia mancato finora per rientrare nel Mondiale di categoria?
“Probabilmente l’assist giusto. È innegabile che il Mondiale SBK costa, ci vuole budget, e non sono mai riuscito a trovare una quadra sia economicamente che con una squadra. Negli ultimi anni, tantissimi dei piloti che sono passati dal Mondiale SBK, soprattutto gli italiani, non erano titolati da qualche parte. In pochi sono arrivati vincendo il CIV, quindi non credo sia mancato un risultato particolare, quanto un cerchio che non sono mai riuscito a chiudere”.

Hai mai pensato di provare ad arrivarci passando dal Mondiale Supersport?
“Sì, ci ho pensato anche quest’anno, ma anche in SSP il pacchetto tecnico influisce tantissimo e per vincere un titolo come quello meritatissimo di Bulega ci vuole una moto top. Anche lì non sono mai riuscito a trovare una quadra che mi permettesse di riuscire a vivere quotidianamente e di avere una moto che mi permettesse di fare il risultato. Andare in Supersport tanto per fare la gara è un conto, ma andarci per puntare alla SBK vuol dire andarci per provare a vincere e anche lì non bisogna sottovalutare il pacchetto tecnico, la moto e la squadra con cui entri nella categoria. Se non va, hai fatto un passo indietro, in una categoria più piccola, senza aver concluso niente. E se poi volessi tornare nel CIV SBK, avrei bruciato tutto ciò che ho seminato in questi anni”.

L’anno scorso però hai fatto il tuo esordio nel Mondiale Endurance, gareggiando al Bol d’Or. Pensi di tornarci anche quest’anno?
“Quella è stata una gara che non ho fatto per contratto, ma perché avevo proprio piacere di correrla. È stata una figata, mi sono divertito e mi piacerebbe molto tornarci. Sto parlando con qualche team, sempre Yamaha, per fare il Mondiale Endurance, perché trattandosi di sole tre gare all’anno, più Suzuka che non tutti fanno, non lo vedo come un campionato particolarmente impegnativo da affiancare al CIV SBK. Mai dire mai”.

Che obiettivo ti poni per questa stagione?
“Se gli anni scorsi l’obiettivo era vincere delle gare, o fare il miglior risultato possibile, credo che quest’anno punterò un po’ di più sulla costanza e i risultati. Non parto guardando al singolo weekend di gara, ma al titolo finale. Ormai ho già vinto delle gare sia con Aprilia che con la Yamaha e non ho bisogno di ‘mettermi in luce’, spingere sempre e prendermi qualche rischio in più. Cosa che spesso all’inizio ho fatto con Pirro, incappando in delle scivolate solo per girare con lui. Questa volta vorrei fare una stagione più costante e tirare le somme a fine campionato”.

Quindi, più che Bernardi, sarai tu l’anti-Pirro?
“Mah, è un ruolo che lascio volentieri a Bernardi, così le pressioni varie le lascio tutte a lui. Personalmente, io me la vivo molto tranquillamente. Bernardi è sicuramente il favorito, guida una bellissima moto, con cui anch’io sono stato vice-campione italiano. È un pilota che viene dal Mondiale SBK, molto veloce e molto giovane, e sarà sicuramente un anti-Pirro. Io farò il mio e chi vivrà vedrà”.


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